Hamilton: “Trovato un assetto molto più adatto, i miei ingegneri hanno fatto un lavoro fantastico”

Mag 26, 2026

Luca Manacorda

Il weekend di Montreal di Lewis Hamilton si era aperto giovedì con una lunga riflessione del sette volte iridato sulla sua preparazione in vista del GP Canada e in particolare sulla decisione di non affidarsi al lavoro sul simulatore. Il britannico, dopo aver sottolineato come quello della Ferrari rimanga uno strumento straordinario, aveva spiegato la sua scelta con la difficoltà nel trovare punti di riferimento in questo modo, preferendo concentrarsi maggiormente sui dati. L’esito della gara ha confermato la bontà del lavoro svolto e, parlando del secondo posto ottenuto alle spalle di Kimi Antonelli, Hamilton è tornato sull’argomento spiegando come il team lo abbia supportato in questa volontà.

Hamilton: “Grazie ai miei ingegneri ho trovato un assetto molto più adatto”

Il pilota della Ferrari era reduce da un weekend piuttosto anonimo a Miami e, quando gli è stato chiesto cosa ha fatto la differenza a Montreal, è stato molto diretto: “La preparazione precedente. Ho scelto un assetto diverso questo fine settimana, analizzando attentamente i dati e lavorando molto bene con il mio ingegnere. È davvero fantastico e mi piace molto lavorare con lui. Anche il mio secondo ingegnere ha fatto un lavoro fantastico questo weekend, aiutandomi a ottenere prestazioni migliori dalla macchina, trovando un assetto molto più adatto. Finalmente sono riuscito ad attaccare tutte le curve“.

Fondamentale per la riuscita di questo piano di lavoro è stato il supporto della Ferrari, che ha assecondato le richieste di Hamilton: “Come ho detto, ho dovuto chiedere molti cambiamenti e Fred (Vasseur) mi ha supportato tantissimo, facendo di tutto per farmi sentire a mio agio – ha sottolineato il britannico – Finalmente i risultati si vedono nelle mie prestazioni. Quindi, grazie a tutta la squadra“.

Il simulatore: uno strumento potente, non una necessità

L’esito di questo weekend ha indicato la via per Hamilton e i suoi ingegnere ma, come dichiarato già giovedì, ciò non vuol dire che non utilizzerà mai più il simulatore: “Per quanto riguarda il simulatore, sono sicuro che prima o poi lo userò – ha chiarito il britannico – Credo che sarebbe utile, ad esempio, tornare indietro e fare un confronto con i dati di questo weekend per capire dove manca qualcosa. Questo perché il collaudatore può dire tutto, ma saprà solo quello che sa dalla simulazione, perché non ha la possibilità di guidare realmente. Solo Charles ed io possiamo guidare la macchina. Quindi, il vantaggio di poter guidare la macchina vera è poter tornare indietro e dire: ‘Ecco come ci si sente davvero. Ecco cosa ci manca’, in modo da poter migliorare“.

Il ruolo del simulatore per Hamilton non sarà più dunque centrale, ma di contorno. Il weekend di Montreal sembra aver convinto definitivamente il pilota della Ferrari che lavorare alla vecchia maniera, per lui che in F1 gareggia ormai da quasi un ventennio, sia la soluzione migliore: “Sono sempre disponibile ad aiutare la squadra a progredire e a svilupparsi. Se userò o meno il simulatore per prepararmi a un’altra gara? Probabilmente no. Ci sono troppi rischi. Se guardate le mie due migliori gare, non ho usato il simulatore. E onestamente è andata così. Praticamente in tutti i campionati precedenti, tranne forse quello del 2008, non ho usato il simulatore. Quindi non è una necessità, è uno strumento che può essere potente, ma io sono della vecchia scuola. Probabilmente me la cavo meglio senza“.

 

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