Hamilton piega Silverstone per 11 millesimi: Ferrari trova efficienza, Mercedes corregge il deploy ma resta “corta” nel punto decisivo

Lug 4, 2026

Cristiano Sponton

La Sprint Qualifying di Silverstone si decide per undici millesimi, ma il cronometro racconta solo una parte. Hamilton firma la pole in 1:28.376 davanti ad Antonelli, con Verstappen a 0.321, Leclerc a 0.327, Russell a 0.357, Norris a 0.364, Piastri a 0.396 e Hadjar a 0.459. Una classifica corta, ma non casuale. Ferrari e Mercedes hanno costruito il giro in modo diverso, con due interpretazioni tecniche quasi opposte: la W17 più incisiva in alcune fasi ad alta velocità, la SF-26 più efficace nel collegare percorrenza, uscita curva e velocità utile verso il rettilineo successivo.

Ferrari ha utilizzato il pacchetto di fondo a basso drag già provato in Austria durante la FP1. A Spielberg era stato soprattutto un lavoro di raccolta dati e correlazione, utile a capire se quella soluzione potesse avere senso su piste dove l’efficienza conta di più. Silverstone era il banco ideale. Qui la SF-26 ha mantenuto carico nelle curve veloci, ma ha ridotto il costo aerodinamico nei tratti in cui Power Unit, deploy ed efficienza sul dritto diventano determinanti. Non una Ferrari semplicemente più scarica, ma una vettura capace di pagare meno resistenza senza svuotarsi nei curvoni.

fp1 gp inghilterra

Il confronto Hamilton-Antonelli fotografa bene la natura della pole. Antonelli resta molto forte sopra i 240 km/h e nei tratti veloci, mentre Hamilton costruisce il margine soprattutto nella fase sotto i 240 km/h, dove contano uscita curva, rotazione e qualità della riapertura del gas. La Mercedes appare più brillante quando la velocità sale, ma la Ferrari prepara meglio alcuni rettilinei: arriva più composta, scivola meno e riesce a trasformare prima la percorrenza in accelerazione.

La pole di Hamilton nasce proprio da questa qualità. Il giro non è stato perfetto, e l’ultima curva lo dimostra. Dalla telemetria si vede un sovrasterzo nella fase conclusiva, con una correzione che sporca la riapertura del gas. Non è uno snap violento, ma è abbastanza evidente da costare tempo. Guardando il delta, Lewis lascia lì poco meno di un decimo rispetto a quello che avrebbe potuto estrarre da una curva completamente pulita. Il punto interessante è che, nonostante l’errore, riesce comunque a recuperare molto nella seconda parte della curva e nel breve allungo verso il traguardo. Perde nel momento di instabilità, ma la macchina non si scompone al punto da compromettere tutta l’uscita.

Questo dettaglio dà valore alla pole. Hamilton non chiude davanti perché il giro è perfetto, ma perché la SF-26 gli consente di assorbire una correzione in un punto delicatissimo senza trasformarla in una perdita più pesante. A Club una sbavatura può costare due volte: nel tempo immediato e nella velocità fino alla linea. Qui la Ferrari limita il danno. Il posteriore si muove, Lewis corregge, ma la vettura resta abbastanza stabile da rimettere giù potenza e chiudere comunque davanti.

Hamilton (Ferrari)

Il confronto interno Ferrari conferma che il potenziale non era limitato alla sola macchina di Hamilton. Lewis rifila 0.327 a Leclerc, ma non costruisce il margine nei curvoni: nelle curve veloci il vantaggio su Charles è appena 0.015. La differenza arriva soprattutto nei rettilinei, dove Hamilton guadagna 0.195, e nelle curve medie, dove aggiunge altri 0.073. È il segnale di un giro più pulito nella preparazione dei tratti full throttle: migliore uscita, meno correzioni, deploy sfruttato con più efficacia. Leclerc non sembra lontano nel potenziale puro della SF-26; paga piuttosto nella continuità del giro e nella fase conclusiva, dove ogni piccola sbavatura si trascina fino al traguardo.

Il confronto Mercedes racconta una storia quasi opposta. Antonelli rifila 0.346 a Russell, ma non lo fa grazie alle curve lente: in quel settore è George a essere davanti, con un margine di 0.279. Russell conserva anche un piccolo vantaggio nelle curve veloci, circa 0.037. Il problema nasce nei rettilinei, dove Antonelli guadagna 0.486, e diventa ancora più evidente sopra i 240 km/h, con Kimi avanti di oltre mezzo secondo nell’aggregato dei tratti ad alta velocità. Qui il tema è meno meccanico e più legato a efficienza, deploy e completamento del giro. Antonelli ha convertito meglio velocità in uscita ed energia disponibile; Russell invece ha speso di più nelle fasi di percorrenza, arrivando sui rettilinei con meno energia da utilizzare e quindi con una velocità di punta inferiore. In pratica, ciò che guadagna in curva non riesce a trasformarlo in accelerazione e velocità reale nei tratti successivi.

Il tema energetico resta uno dei più interessanti della giornata. Da Barcellona Ferrari dispone di una mappa di gestione dell’energia più aggressiva, ma il suo utilizzo pieno dipende molto dal contesto: temperature, raffreddamento, finestra gomme e margini di affidabilità. In Austria Maranello non aveva potuto sfruttarla allo stesso livello. A Silverstone, con condizioni più favorevoli e un pacchetto aerodinamico più efficiente, la SF-26 ha potuto spendere meglio nei punti chiave, soprattutto verso Hangar Straight.

Mercedes, almeno in SQ1 e SQ2, ha seguito una logica diversa. La W17 ha speso molto nel primo settore, arrivando poi meno piena nella parte centrale e finale del giro. Ferrari ha fatto l’opposto: ha cercato di conservare energia utile per i tratti in cui l’uscita dai curvoni determina il tempo del rettilineo successivo. Non è una questione banale di “batteria piena” o “batteria scarica”. Il deploy funziona solo se la macchina è nella condizione giusta per usarlo: volante che si apre, gomme non in scivolamento, fondo ancora stabile e vettura pronta a scaricare coppia senza correzioni.

In SQ3 Mercedes ha corretto parzialmente l’approccio, soprattutto con Antonelli. Il giro di Kimi è molto più equilibrato rispetto alle prime due fasi: resta forte nel primo settore, ma non arriva completamente vuoto nei tratti successivi. Questo rende la pole Ferrari ancora più significativa. Hamilton non batte una Mercedes fuori strategia, batte una W17 che aveva già corretto parte della distribuzione dell’energia e che, sopra i 240 km/h, rimaneva estremamente competitiva.

Red Bull e McLaren vanno lette in modo diverso. Verstappen ha chiuso terzo, ma la RB22 non ha mostrato la stessa competitività di Ferrari e Mercedes. Il limite non sembra nella sola velocità di punta, bensì nella transizione tra curva veloce e rettilineo: la Red Bull riesce a generare carico in appoggio, ma nel momento in cui il pilota riallinea la vettura e apre il gas, il passaggio alla fase di basso drag non è sempre pulito. Alla RB22 manca continuità tra percorrenza, uscita curva e velocità utile.

McLaren Silverstone

McLaren ha avuto un problema meno evidente, ma non meno penalizzante. La MCL40 non è sembrata fuori finestra, anzi nel primo settore ha mostrato riferimenti competitivi, segno che l’attivazione iniziale della gomma e la prima risposta della piattaforma erano buone. Il limite è emerso dopo, nella capacità di tenere insieme tutto il giro. Norris e Piastri non hanno pagato un singolo settore disastroso, ma una somma di piccoli deficit tra percorrenza, uscita curva e utilizzo del deploy nei tratti più lunghi. La McLaren resta efficiente, ma a Silverstone non è bastato esserlo: serviva mantenere la stessa qualità di grip e stabilità anche nelle fasi successive del giro, senza perdere velocità in uscita curva e senza disperdere energia nei rettilinei. È lì che Ferrari e Mercedes hanno avuto qualcosa in più.

La simulazione gara della FP1 aggiunge un elemento importante alla lettura del sabato. Tutti i riferimenti principali sono arrivati su Hard, ma gli stint non sono perfettamente omogenei per lunghezza e qualità del campione: Ferrari ha lavorato su sequenze più corte, Mercedes ha raccolto più giri, McLaren ha avuto una simulazione meno lineare. Detto questo, il dato resta forte. Hamilton ha chiuso con una media di 1:32.261, Leclerc con 1:32.433. La prima Mercedes è Antonelli a 1:32.935, poi Russell a 1:33.327, Norris a 1:33.641, Verstappen a 1:34.084 e Hadjar a 1:34.070.

Il messaggio è chiaro: Ferrari non ha mostrato solo un picco da qualifica. Sulla Hard, almeno nella fotografia della FP1, la SF-26 è stata la vettura più efficace anche nel ritmo. Hamilton ha avuto il passo migliore, con Leclerc a circa un decimo e mezzo, mentre Antonelli è rimasto a quasi sette decimi dal riferimento Ferrari. È un margine da trattare con prudenza, perché il carico carburante può cambiare la lettura, ma non può essere ignorato: se il dato fosse anche solo parzialmente rappresentativo, Ferrari partirebbe per la Sprint non solo con la posizione in pista, ma con una base passo molto solida.

British Grand Prix, Friday, Sebastian Kawka

La chiave, ancora una volta, sarà la gestione dell’anteriore. Silverstone non presenta il degrado classico da trazione: qui il rischio è trasformare il carico laterale in temperatura, soprattutto sull’anteriore sinistra. In questo senso la Ferrari vista nei long run sembra aver trovato una piattaforma più gentile di quanto ci si potesse aspettare da una configurazione più efficiente sul dritto.

Mercedes resta il riferimento più credibile per consistenza, soprattutto con Antonelli. Il suo passo medio è il più vicino alle Ferrari e, a differenza di Hamilton e Leclerc, arriva da uno stint leggermente più  lungo e rappresentativo. Russell, invece, appare meno pulito: alcune tornate sono competitive, altre meno, segno di una W17 che sul passo può essere solida ma non ancora perfettamente stabilizzata nella gestione dell’energia e della gomma.

McLaren e Red Bull, invece, partono da una posizione più scomoda. Norris è a 1:33.641 di media, quindi più vicino a Mercedes che a Ferrari, ma senza la stessa continuità dei migliori. Verstappen e Hadjar sono nell’area dell’1:34 medio, un dato che suggerisce una RB22 più difficile da tenere nel ritmo, almeno con le condizioni della FP1. Non significa che in Sprint resteranno così lontani, ma conferma quello che si era visto sul giro secco: Ferrari e Mercedes hanno messo insieme il pacchetto più leggibile, mentre gli altri devono ancora trovare continuità tra bilanciamento, gomma ed energia.

Per questo la pole di Hamilton pesa ancora di più visto che ha dimostrato di essere veloce  sia sul giro secco sia nella simulazione del passo. La Sprint dirà se quel vantaggio regge nel traffico e con gomma che accumula energia giro dopo giro. Ma il punto tecnico del venerdì resta forte: Silverstone ha premiato una SF-26 finalmente efficiente, rapida senza essere nervosa, e abbastanza stabile da trasformare il potenziale in tempo sul giro. Non è ancora una sentenza sulla gara, ma è molto più di una pole strappata per undici millesimi.

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