Alla vigilia del debutto stagionale in Australia, Lewis Hamilton ha tracciato un bilancio della sua avventura in Ferrari e lanciato la sfida al Mondiale 2026. Al suo secondo anno a Maranello, il sette volte campione del mondo appare trasformato: meno schiacciato dalla pressione del risultato a ogni costo e più focalizzato su una rinascita che è tanto tecnica quanto spirituale dopo le difficoltà del 2025. Nell’intervista concessa al Corriere della Sera, Lewis parla di una missione “folle” e di una monoposto che, per la prima volta, sente davvero sua.
L’ispirazione dal calendario cinese
Il punto di partenza è l’analisi dell’anno passato, un 2025 concluso non solo senza il titolo iridato tanto sognato, ma anche senza salire mai sul podio, fatto mai accaduto in precedenza per lui: “Si tratta di analizzare dove ti trovi, di fissare obiettivi e un modo per raggiungerli. Il mio traguardo l’anno scorso era vincere il Mondiale con la Ferrari, non ci sono riuscito. Ciò non significa che non possa arrivarci – ha dichiarato il britannico – Bisogna guardarsi dentro e porsi delle domande scomode. Sto facendo abbastanza? Posso migliorare? Riesco ad essere più gentile? Come devo cambiare i miei metodi?”.

Una ricerca costante di risposte che quest’anno passa per un nuovo approccio mentale, ispirato… al calendario cinese: “Questo è l’anno del Cavallo di Fuoco. Rappresenta la libertà, il desiderio di sgombrare la mente dalla pressione e riportare al centro i valori fondamentali. Nel momento in cui ti fai schiacciare dalla responsabilità, rischi di perdere il divertimento. Bisogna ritrovare la gioia“.
Le motivazioni: “Solo due persone al mondo guidano una Ferrari in F1”
Nonostante le venti stagioni in F1, il fascino della Rossa non ha smesso di stupire il pilota di Stevenage. Hamilton vive il suo ruolo con la consapevolezza di chi sa di far parte di un’élite ristrettissima: “Soltanto due persone nel mondo guidano una Ferrari in F1, e io sono fra queste. Parto per questa missione ‘folle’ rappresentando milioni di persone nel mondo. Ciò che funziona con altri piloti non funziona con me e viceversa”.

Un’unicità che Lewis mette al servizio del team, cercando di evitare ogni dualismo distruttivo con il compagno di squadra. Sul rapporto con Charles Leclerc e la gestione della rivalità interna, Hamilton è categorico: “La Ferrari è una cosa sola: in Italia, e fuori, la gente la ama come ama il Papa. Il mio obiettivo non è dividere i tifosi, vogliamo vincere tutti e due ed è chiaro che vorrei essere io a farlo, ma il team viene al primo posto. Charles è un pilota fenomenale per come guida e per la sua etica, è qui da 8 anni. Ma io arrivo in maniera diversa a questo campionato”.
Il DNA di Lewis nella monoposto 2026
La vera novità del 2026 risiede nel coinvolgimento tecnico di Hamilton. Se la vettura dello scorso anno era un progetto che aveva trovato “già pronto“, la SF-26 ha beneficiato del suo contributo diretto sin dalle prime fasi. Un aspetto che il sette volte iridato ha rimarcato più volte, anche in questa intervista: “Da 14 mesi lavoro sulla monoposto 2026. Rispetto alla precedente, in questa c’è un po’ del mio DNA e la cosa mi entusiasma”.

Sui valori in campo emersi dai test invernali, Lewis scherza ma conferma la sua determinazione nel voler scoprire le carte degli avversari: “Dai test è emerso poco, tutti si nascondono. Chiamo Toto Wolff in Mercedes e Zak Brown alla McLaren per tentare di capire cos’hanno capito loro ma non ottengo risultati. Comunque ho una certezza: dopo ciò che abbiamo passato l’anno scorso, possiamo affrontare qualsiasi situazione. Questa squadra ha tutto per vincere, dobbiamo portare a termine il lavoro insieme. Sono venuto in Ferrari perché ci credevo e ci credo ancora. È bellissimo”.



