Gasly: la verità sul passato in Red Bull e le speranze con Alpine

Gen 4, 2026

Chiara Scaccabarozzi

La velocità, la paura, l’adrenalina che ho provato quel giorno erano così forti che riesco ancora a ricordarle, anche se sono passati 23 anni. Mi sono innamorato subito di questo sport”: inizia così la passione di Pierre Gasly per gli sport motoristici, al volante di un kart all’età di sei anni sulle orme della nonna, campionessa regionale di kart, e del nonno che gareggiava. Ora il francese guida stabilmente in Formula 1, che sognava già dagli esordi, ma gli inizi non sono stati semplici per lui. Le prestazioni nelle categorie giovanili gli sono valse l’interessamento della Red Bull, che l’ha inserito nel programma junior permettendogli di correre la GP2, serie di lancio in F1 che doveva garantirne l’accesso. La mancata promozione nella massima serie subito dopo la vittoria della categoria propedeutica, però, non è avvenuta fino al 2017 con la Toro Rosso. Bisogna aspettare altri due anni per l’esordio da titolare con la Red Bull accanto a Max Verstappen. L’avventura a Milton Keynes, tuttavia, dura poco e ben presto viene retrocesso in Toro Rosso. Il ritorno nel team satellite è reso però ancora più difficile dalla morte dell’amico Hubert, che ha segnato profondamente Gasly, come lui stesso racconta al podcast della F1TV “Off the Grid. Con tenacia e caparbietà, il francese non si arrende e con la Toro Rosso, poi diventata AlphaTauri, ottiene i suoi migliori risultati in Formula 1, tra cui una vittoria a Monza. Dal 2023 ha sposato il progetto Alpine, con cui spera di vincere nei prossimi cinque anni: “Si spera, con Alpine, Campione del Mondo! So che è difficile da accettare. Come posso dirlo se stiamo lottando solo per pochi punti, ma credo che con le persone che abbiamo, possiamo vederci in prima linea.

GLI INIZI SUI KART E LA PRIMA OPPORTUNITA’ IN RED BULL

Come spesso accade nelle carriere dei piloti di Formula 1, le prime esperienze di Gasly al volante dei kart risalgono a quando lui aveva soli sei anni, quando prese in prestito un kart da Esteban Ocon. “La velocità, la paura, l’adrenalina che ho provato quel giorno erano così forti che riesco ancora a ricordarle, anche se sono passati 23 anni”, afferma al podcast di F1TV “Off the Grid”, “Mi sono innamorato subito di questo sport”. Da quel giorno non si è più fermato; ha gareggiato stabilmente in diverse categorie giovanili, dove le sue prestazioni hanno attirato le attenzioni della Red Bull, che l’ha inserito nel programma junior. Con Prema Powerteam ha corso e vinto la GP2, che allora era la serie di lancio della Formula 1, alla sua seconda stagione completa, ma i piani non andarono come previsto e l’accesso alla massima serie gli rimane precluso. “È stato davvero difficile da accettare, perché mi è stato detto: ‘Se vinci il campionato GP2 avrai una possibilità in Formula 1’”, racconta, “È stato come uno schiaffo in faccia. Ho pensato: ‘Ok, cosa devo fare di più?’. Ho continuato a pensare che avrei avuto la mia possibilità”.

E così è accaduto: l’opportunità di mettersi nuovamente in mostra per guadagnarsi un sedile tra i titolari arriva l’anno successivo quando, dopo i test disputati con Red Bull e Toro Rosso, il consulente Helmut Marko lo chiama per annunciargli l’esordio al volante della scuderia di Milton Keynes: “Ricordo che stavo saltando sul letto in Malesia”, ricorda Gasly, “Ero partito come riserva per la Red Bull. Mi ha chiamato per dirmi di prepararmi: “Questo fine settimana correrai”. Quando ho ricevuto la notizia, ero felicissimo. Ricordo di essere sceso in griglia e di aver capito che mi era stata data questa possibilità, che ora era tutto nelle mie mani, che avevo la macchina, la squadra, le persone, che ora dipendeva da me e che avevo il controllo”. Nel valzer che nell’ultimo decennio ha caratterizzato la line up della Red Bull, Gasly ha beneficiato dopo soli sei mesi dall’esordio in Formula 1 da titolare: da pilota nella scuderia satellite Toro Rosso conquista subito un’eccezionale P4 nella seconda gara del 2018, primo anno da titolare. “Ho fatto quattro o cinque gare nel 2017, e poi ho iniziato la stagione nel 2018. Nella seconda gara, bang – P4 in Bahrain. Ha creato subito un clamore enorme. Subito dopo Budapest, Ricciardo ha annunciato che avrebbe lasciato la Red Bull. Ricordo di essere arrivato in Grecia per le vacanze, e ho pensato: ‘Wow, Daniel se ne va’”. Il risultato raggiunto ha convito in vertici del team di Milton Keynes a puntare su di lui per il dopo-Ricciardo, preferendolo a Carlos Sainz: “È una questione tra me e Carlos. Il telefono squillò e Helmut mi disse: ‘Ok, sarai un pilota della Red Bull Racing all’inizio del prossimo anno’. Questo era il sesto mese della mia prima stagione completa in F1.

LA BREVE AVVENTURA IN RED BULL E LA MORTE DELL’AMICO HUBERT

L’esperienza alla Red Bull, però, non è delle più fortunate e termina dopo circa sei mesi in quella che con gli anni è diventato una prassi a Milton Keynes: Gasly è stato tra i primi dei tanti compagni di box dell’olandese a essere sostituiti a stagione in corso, a volte anche prematuramente come accaduto con Lawson nel 2025, retrocesso dopo sole due gare. “Non mentirò: è stato triste”, confessa, “Nel 2019, al mio secondo anno in Formula 1, non ho ricevuto alcun supporto da nessuna parte, in un team molto grande che supporta molto Verstappen, per buone ragioni, perché è lui che conta sui risultati”. Sin dalle prime uscite, è subito chiaro come il team punti fortemente sull’olandese, al suo terzo anno completo a Milton Keynes. Non solo Pierre era ancora giovane nella massima categoria, ma il team l’ha circondato di altre persone con poca dimestichezza, aumentando le difficoltà e creando un ambiente non completamente rodato dove poter performare al massimo: “Ho iniziato con un ingegnere alle prime armi proveniente dalla Formula E che non aveva esperienza in F1. Quindi è stata una dinamica strana. Non mi sono stati dati gli strumenti per dare il massimo. Ho cercato di combattere a modo mio perché volevo, e alla fine sono lì per farlo, dare il massimo. Loro non erano contenti, ma non lo ero nemmeno io perché mi rendevo conto che non potevo esprimere il mio potenziale”.

Non sorprende, quindi, che il francese abbia accolto la retrocessione in Toro Rosso con relativo senso di liberazione: “È stato quasi un sollievo”, racconta descrivendo come la prima gara al rientro, il Gran Premio del Belgio, tutte le domande dei media riguardassero quanto accaduto. “Non era una bella energia. Ero lì per fare quello che devo fare e cercare di dare il massimo, ma c’era tanta negatività. La stavo attraversando, volevo solo guidare, ma poi è arrivato sabato...”. Durante la gara Sprint di Formula 2, il suo grande amico d’infanzia Anthoine Hubert muore in seguito a un incidente in pista: “Inizialmente non sapevo chi fosse coinvolto”, ricorda Gasly, “La situazione sembrava grave. Il team manager mi ha detto che era coinvolto Anthoine. Non appena terminato il briefing, sono corso a chiedere maggiori informazioni. Ho visto in lontananza i miei genitori scoppiare in lacrime. Purtroppo ho capito subito cosa era successo. Ti insegnano molto a scuola e dai tuoi genitori, ma non ti dicono mai come comportarti in questo tipo di situazioni. L’unica cosa di cui mi pento è che a Budapest, dopo la gara prima della pausa estiva, siamo andati a fare festa con Anthoine. Non volevo andarmene troppo tardi. Ho provato a cercarlo, ma non ci sono riuscito. Sono uscito, l’ho visto sulla terrazza. L’ho salutato e gli ho detto ‘buona estate e ci vediamo a Spa’. Non l’ho più rivisto prima dell’incidente. Vorrei solo aver aspettato un po’ di più in discoteca per abbracciarlo o salutarlo in un modo un po’ diverso. Mi ha insegnato ad apprezzare il momento che viviamo, con le persone che amiamo, e a non dare mai nulla per scontato.”

IL PRIMO PODIO E LA PRIMA VITTORIA

È nel periodo con la Toro Rosso, poi AlphaTauri, che Gasly ha ottenuto il risultato migliore della sua carriera finora. Nel 2019, infatti, ottiene il suo primo podio in Formula 1 in Brasile superando sulla linea del traguardo un Lewis Hamilton che avrebbe vinto il suo settimo titolo a fine stagione. Il risultato di Interlagos è un momento che rimarrà nella memoria del francese per sempre, tanto da avere un dipinto di quella gara dietro il divano della sua casa a Milano: “La gente mi ha liquidato troppo in fretta perché non mi conosceva, non sapeva che tipo di mentalità avessi. Questa è tutta la mia vita. Pensare a quel podio mi fa ancora sorridere”. La crescita personale e professionale dopo il breve periodo in Red Bull continua l’anno successivo, quando conquista la sua prima vittoria in Formula 1 al volante dell’AlphaTauri. In una Monza deserta a causa delle restrizioni dovute al Covid, Pierre sale per la prima volta sul gradino più alto del podio. L’emozione provata è talmente forte per tutte le difficoltà e i momenti negativi, professionali e personali, che ha dovuto affrontare negli ultimi anni che scoppia a piangere sul podio, in un momento di riflessione successivo ai festeggiamenti: “È stato incredibile, ed è per questo che ho sfruttato quel momento sul podio, per elaborare i milioni di emozioni e pensieri che mi attraversavano la mente. Ero nel mio mondo. Questi pochi secondi li porterò con me per sempre. È stato un momento unico, perché c’era il Covid e non c’era nessuno. L’unico anno in cui Monza non è mai sembrata così vuota. È stato un peccato, ma mi dà una buona ragione per vincere di nuovo a Monza!

IL PRESENTE E IL FUTURO CON ALPINE

Con podio e vittoria Gasly sperava di poter tornare in Red Bull, ma a Milton Keynes avevano altri piani. Per il francese, invece, si è aperta un’opportunità in Alpine, con la quale firmò il contratto proprio nel giorno del compleanno del suo amico Hubert, pilota dell’Academy del team francese: “Ho messo nero su bianco il giorno del compleanno di Anthoine”, racconta, “Anthoine era un pilota dell’Alpine Academy. Tutto si è sistemato il giorno del suo compleanno: non potevo crederci”. Qui ritrova un altro vecchio amico, Esteban Ocon, con cui però ha avuto dei dissapori che hanno cambiato il loro rapporto: “Trascorrevamo insieme il mercoledì e i fine settimana praticamente ogni settimana, lui andava a casa mia, io a casa sua. Avevamo un legame forte. Purtroppo, c’è stato un punto di svolta in una delle gare; da lì in poi è crollato tutto in modo drammatico, difficile da spiegare. Sappiamo esattamente da dove veniamo. Sappiamo cosa abbiamo dovuto affrontare per farcela. Sappiamo anche entrambi che è stato positivo avere quella rivalità che ci ha spinto oltre il nostro potenziale. Non ho dubbi che tra 10, 20 anni saremo in grado di discutere e affrontare le cose in modo diverso”.

Nonostante questo, i due ottengono un risultato impensabile: sempre in Brasile, nel 2024, entrambe le vetture salgono sul podio: “Nel giro di otto mesi, siamo passati dall’ultimo posto a portare non una, ma ben due vetture sul podio. I volti dei piloti del team erano impagabili. È stata una di quelle gare che, sono sicuro, a fine carriera la ricorderò come un evento davvero speciale”. Gasly si è poi imposto come leader del team, con un rinnovo contrattuale di sei anni, mentre Ocon ha lasciato il team per abbracciare il progetto Haas. Ora che il primo dei sei anni è trascorso, il francese fissa gli obiettivi per i prossimi: “Si spera, con Alpine, Campione del Mondo! So che è difficile da accettare. Come posso dirlo se stiamo lottando solo per pochi punti, ma credo che con le persone che abbiamo, possiamo vederci in prima linea.

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