Gasly in pole a Monza: Alpine esalta basso drag e assetto rigido

Set 5, 2026

Giuliano Duchessa

La pole position conquistata da Pierre Gasly a Monza è una delle grandi sorprese della stagione, ma la prestazione dell’Alpine non è arrivata completamente dal nulla. Il risultato ha soprattutto evidenziato quanto alcune caratteristiche della monoposto si sposino particolarmente bene con le esigenze del circuito italiano, dove efficienza aerodinamica, stabilità alle alte velocità e capacità di ridurre la resistenza diventano determinanti.

L’Alpine dispone infatti di una vettura con un ottimo rapporto tra carico prodotto e drag. Un’efficienza ulteriormente migliorata nelle ultime gare grazie agli sviluppi introdotti all’anteriore. La nuova ala, evoluta seguendo alcuni principi già osservati sulla Mercedes, ha permesso di migliorare la gestione dei flussi e soprattutto l’efficienza complessiva della piattaforma aerodinamica.

A Monza questo vantaggio si è combinato con la disponibilità della specifica migliore della Power Unit. Su una pista nella quale la prestazione sul dritto pesa enormemente sul tempo sul giro, poter abbinare un’aerodinamica efficiente a una PU competitiva ha permesso all’Alpine di fare un salto particolarmente evidente, fino a portare Gasly davanti a tutti in qualifica.

Un concept pensato per correre molto basso

C’è però un altro aspetto interessante. Il concept Alpine sembra essere stato sviluppato per consentire alla monoposto di lavorare con altezze da terra particolarmente ridotte, probabilmente tra le più aggressive della griglia.

È una filosofia che porta con sé dei compromessi. Per mantenere stabile la piattaforma a queste altezze è necessario irrigidire molto la vettura, limitando i movimenti del corpo macchina. Nei circuiti più guidati questo può diventare un problema: la monoposto diventa più difficile da gestire sui cordoli, nelle compressioni e soprattutto nelle curve dove serve maggiore compliance meccanica.

Monza rappresenta invece quasi la situazione ideale per questa filosofia.

La necessità di utilizzare configurazioni molto scariche e di controllare il più possibile le variazioni della piattaforma rende conveniente lavorare con una macchina rigida. In questo scenario poter correre molto bassi permette di sfruttare maggiormente il fondo, mantenendo una buona efficienza senza pagare nella stessa misura i compromessi che questa scelta comporta sui circuiti più guidati.

La pole di Gasly può quindi essere letta anche come il risultato della particolare compatibilità tra Monza e il DNA tecnico dell’Alpine. Basso drag, buona efficienza aerodinamica, nuova ala anteriore, migliore specifica della Power Unit e una piattaforma progettata per lavorare molto vicina all’asfalto hanno trovato condizioni quasi ideali.

Non significa necessariamente che gli stessi rapporti di forza possano essere riprodotti sui prossimi circuiti. Tornando su piste più complete, alcuni compromessi legati alla rigidezza della monoposto potrebbero tornare a pesare.

Ma Monza ha mostrato con particolare chiarezza il potenziale del progetto: quando può lavorare nella sua finestra ideale, l’Alpine è molto più competitiva di quanto abbia raccontato finora la classifica. E la pole position di Gasly ne è stata la dimostrazione più evidente.

Credits: MAteusz Mróz & Tomasz Mroz

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