Nelle ultime settimane si è verificato il terzo cambio di posizione nel ruolo di direttore di gara di F1 negli ultimi 5 anni all’interno della FIA: con la classica nota ufficiale da parte della Federazione, Niels Wittich è stato allontanato dal ruolo che aveva ereditato nel 2022, insieme a Carlos Freitas. “La FIA conferma che Niels Wittich si è dimesso dalla sua posizione di direttore di gara della F1 per perseguire nuove opportunità. (…) Rui Marques assumerà il ruolo di Direttore di gara a partire dal Gran Premio di Las Vegas” ha fatto sapere l’organismo che regolamenta la F1. Alcune voci parlano di reazioni piuttosto negative da parte di Red Bull ma anche della Mercedes nelle ultime settimane, che sarebbero state un fattore non insignificante nella decisione di sostituire Wittich (così come accadde a fine 2021 con Michael Masi) con Rui Marques, responsabile delle gare di F2 e F3, almeno fino alla fine dell’anno. E’ chiaro che l’incombente Congresso Mondiale FIA nel Novembre del 2025 sta mettendo sotto pressione la presidenza di Mohammed Bin-Sulayem, che per confermare il proprio ruolo dovrà ribaltare i voti dei club storici che si sono dimostrati più volte contrari al successore di Jean Todt.
Dalla scomparsa di Charlie Whiting poca stabilità in un ruolo cruciale per F1 e FIA
Dall’improvvisa scomparsa di Charlie Whiting ad inizio 2019, Formula 1 e FIA non hanno ancora trovato una certa stabilità in uno dei ruoli più importanti in pista. Il mandato più lungo nel ruolo di direttore di gara è stato di Michael Masi, da inizio 2019 alla fine del Mondiale 2021: gli eventi di Abu Dhabi hanno reso necessario il licenziamento dell’australiano dopo soli tre anni di attività. La volontà di far terminare la lotta mondiale tra Lewis Hamilton e Max Verstappen sotto bandiera verde ha consegnato la direzione di gara nelle mani del duo Freitas-Wittich, e da inizio 2023 a novembre 2024 solamente Wittich è stato al comando. Nel 2021 la pressione di Mercedes ma non solo, poichè contro Masi si era scatenata l’ira degli appassionati e in particolare i sostenitori di Hamilton, aveva costretto la FIA a sostituire Masi.

Qualcosa di simile è successo dopo il Gran Premio del Brasile? La Red Bull si è fortemente lamentata della gestione delle bandiere rosse in qualifica, una delle quali – chiamata 51 secondi dopo l’incidente di Lance Stroll al termine del Q2 – ha portato all’esclusione di Max Verstappen dal Q3 a Interlagos. I rapporti già non idilliaci (per usare un eufenismo) tra Wittich e Bin-Sulayem e la mancata presa di posizione della FIA al fianco del proprio direttore di gara dopo le critiche hanno portato alla dimissione forzata di Niels Wittich. L’ultima testa a saltare negli ultimi 12 mesi, visto che diversi i profili che hanno abbandonato la Federazione in un clima non completamente trasparente. Lo scorso inverno a lasciare è stata Deborah Mayer, capo della commissione FIA per le donne, ed anche il direttore sportivo Steve Nielsen, oltre al direttore tecnico delle monoposto, Tim Goss. Lo scorso maggio, dopo soli 18 mesi nella posizione, Natalie Robyn ha lasciato il suo ruolo di CEO “per una decisione presa in comune accordo”, ma non è un segreto che il licenziamento sia arrivato per volere del Presidente. Sembra chiaro che, in vista del Congresso Mondiale FIA che si terrà a Birmingham dal 12 al 15 novembre 2025, Mohammed Bin-Sulayem ha dodici mesi per rinnovare i consensi necessari per provare a confermare la propria candidatura nel ruolo di Presidente. Nel frattempo, il potere del Presidente è determinato dai voti dei club nazionali e, avendo vinto le elezioni nel 2021, al momento il potere non manca a Sulayem.
A novembre 2025 le elezioni FIA: i club storici si oppongono a MBS, lui cerca consensi altrove
Non è un segreto che i club storici, principalmente europei, stiano mettendo in discussione la posizione di Mohammed Bin-Sulayem da tempo. Per questo, sfruttando il voto paritetico in occasione delle elezioni presidenziali, l’attuale numero 1 della FIA sta cercando di raccogliere consensi soprattutto da paesi minori o in via di sviluppo per mantenere la propria forza elettorale. La ricerca di approvazione non passa solamente dai Paesi, ma anche dai rapporti con tutti i stakeholder in F1; da questo punto di vista i rapporti con i piloti non sono dei migliori, basta vedere il forte attacco alla Presidenza da parte della GPDA, ed anche con team e FOM ci sono più modi e possibilità di ottenere consensi.

Bin-Sulayem punta sui buoni rapporti non solo con Red Bull – che detiene una discreta influenza – ma anche e soprattutto con Liberty Media, con cui c’è stato infatti un forte riavvicimento dopo una sorta di guerra fredda nello scorso anno. Dopo la saga Andretti infatti, la cui applicazione era stata approvata dalla FIA per poi essere scartata da Formula 1 portando a un braccio di ferro tra i due organi, MBS sta cercando più collaborazionismo con Formula One Management anche in vista del patto della Concordia 2026. Con buona probabilità la quota d’ingresso sarà triplicata, passando dagli attuali 200 milioni ad una cifra più vicina ai 600 milioni di dollari e questo renderà cosi molto più difficile l’entrata di un nuovo team, se non tramite l’acquisto di una squadra già esistente nel paddock.



