Tre giorni intensi in Bahrain per la Ferrari SF-26, che ha chiuso anche la seconda fase di lavoro prestagionale con un chilometraggio solido e senza intoppi di affidabilità. Il team di Maranello ha completato un programma piuttosto lineare, percorrendo 421 giri, secondo solo alla McLaren (422 giri) e alla Williams (422 giri), alternando prove comparative su assetti e mappature a simulazioni di passo gara, con entrambi i piloti impegnati in long run. Così come tutte le altre squadre, la Ferrari ha lavorato soprattutto sulla comprensione del pacchetto più che sulla ricerca del tempo assoluto e l’essere riusciti a completare tutto il programma senza gli intoppi, che hanno avuto invece la Mercedes e la Red Bull, è comunque un segnale positivo soprattutto in questo pre stagione. “Sono contento perchè non abbiamo avuto problemi di affidabilità e questo è un aspetto fondamentale per iniziare al meglio la stagione. Al momento tutto è in linea con le nostre aspettative, credo che abbiamo una buona base su cui lavorare e migliorare” ha fatto sapere Leclerc.
Ferrari SF-26: più conservativa davanti, ambiziosa invece sotto e dietro
A un primo sguardo, la SF-26 può sembrare meno estrema rispetto ad altre monoposto viste in pista, soprattutto se la si confronta con l’anteriore della McLaren, per esempio, che ha scelto un muso molto sottile e alto, abbinato a un’ala anteriore decisamente più ricercata nelle geometrie e nei profili. Ferrari, invece, davanti è rimasta su concetti più consolidati. L’avantreno appare ordinato, pulito, senza soluzioni che vogliono rompere nettamente gli schemi, seppur si siano finalmente fatti importanti passi in avanti nella complessità della meccanica anteriore. Invece, l’ala anteriore rimane una zona dove a Maranello manca una certa fantasia e ciò è confermato anche dalla mancata integrazione dell’attuatore che solleva i due flap in fase di straightline mode, oltre ad un footplate ancora molto basilare anche sulla prima specifica evoluta.

È spostando lo sguardo verso la parte centrale e posteriore che emergono però gli elementi più interessanti della SF-26. L’ingresso del fondo presenta le classiche paratie verticali, ma introduce un dettaglio che non si è visto sulle altre vetture ossia un “vassoio” intermedio che lavora tra i deviatori e il bordo d’attacco del pavimento. Si viene a creare una sorta di doppio fondo, almeno nella parte iniziale, pensata per energizzare il flusso diretto verso il sottoscocca e migliorare la qualità dell’aria che alimenta il fondo che quest’anno è divenuto piatto. Ancora più evidente il lavoro sul diffusore. Ferrari ha ampliato in maniera aggressiva i volumi sfruttando ogni millimetro consentito dal regolamento tecnico. Le geometrie appaiono studiate per massimizzare l’estrazione, segno che il retrotreno è stato uno dei focus principali del progetto SF-26, al contrario della McLaren che si è concentrata maggiormente sull’anteriore nella prima versione di MCL40 scesa in pista e che non subirà importanti modifiche estetiche entro Melbourne bensì potrà perdere qualche kg di troppo. Anche a Maranello si sono comunque lasciati la possibilità di cambiare concetto di macchina in corso d’opera, in linea con quanto affermato da Rob Marshall, DT del team di Woking.
Ferrari esce da seconda/terza forza dai primi test del Bahrain ma i pronostici sono veramente complicati
A Maranello c’è la convinzione che la Power Unit Mercedes abbia qualcosa in più, soprattutto sul fronte del recupero energetico. È una lettura che nasce dai dati GPS raccolti tra Barcellona e il primo Bahrain. Nella prima parte di stagione avere un motore competitivo sarà determinante, ma va anche detto che i cambi regolamentari sono stati così ampi da poter distribuire i punti di forza su aree diverse tra i team. Questo, almeno sulla carta, potrebbe limitare il rischio di un dominio netto da parte di una sola squadra. “Pronostici? Erano già molto difficili con la precedente generazione di monoposto, figuriamoci ora. Se prima c’erano due-tre modi per potersi nascondere, adesso ce ne sono più di dieci” – ha fatto sapere Charles Leclerc – “Comunque la Mercedes ha fatto vedere segnali molto interessanti qui in Bahrain e devo dire che si stanno nascondendo parecchio.”

Se venissero confermate queste letture, è chiaro che la Mercedes potrebbe partire con un margine tecnico, con la McLaren che, se riuscirà a risolvere velocemente la questione peso, beneficerebbe del motore tedesco per un pacchetto che potrebbe essere quindi complessivamente competitivo. Tutto, però, ruota anche attorno al cosiddetto “Power Unit Gate”. Mercoledì prossimo la F1 Commission dovrà esprimersi sull’aspetto regolamentare che ha fatto parlare durante l’inverno ossia il rapporto di compressione. Se il presunto vantaggio Mercedes dovesse essere ridimensionato da eventuali chiarimenti o interventi normativi, sempre che poi a caldo emerga davvero che il motore tedesco superi il rapporto di 16:1, allora la fotografia potrebbe anche cambiare e per Ferrari e Red Bull sarebbe uno scenario chiaramente favorevole. Insomma, i test del Bahrain non hanno emesso sentenze definitive, erano da vedersi come una tre giorni ‘interlocutoria’, ma hanno raccontato una Ferrari solida, razionale, forse meno appariscente di altre auto, ma con fondamenta che sembrerebbero più solide rispetto al disastroso avvio della passata stagione.



