La F1 ha iniziato il fine settimana del GP Stati Uniti e la Ferrari arriva ad Austin reduce dall’ennesimo gran premio deludente. A Singapore, mentre la Mercedes è tornata al successo, Charles Leclerc si è dovuto accontentare del sesto posto e Lewis Hamilton è scivolato all’ottavo dopo un cedimento ai freni emerso nei giri finali. In Texas, a discutere con alcuni media selezionati – tra cui Autoracer.it – della stagione della SF-25 e di quanto accaduto sul circuito cittadino asiatico è stato Matteo Togninalli, capo degli ingegneri di pista della scuderia di Maranello. L’ingegnere lombardo, classe 1977, nonostante la stagione difficile può contare sul supporto del team principal Fred Vasseur e, a quanto ci risulta, la sua posizione per il 2026 non è in discussione.
Il problema ai freni emerso a Singapore
Tra i tanti problemi incontrati dalla SF-25 quando i piloti provano a spingere si è aggiunto quello ai freni emerso sulla vettura di Lewis Hamilton nel finale del GP Singapore. Un cedimento pericoloso e arrivavo a pochi giri dal termine, mentre il britannico stava spingendo per cercare di andare a prendere la quinta posizione di Kimi Antonelli: “Singapore è un circuito molto difficile per il raffreddamento delle macchine – ha sottolineato Togninalli a riguardo – In F1 si spinge sempre al limite e quello che la rende speciale è la ricerca dell’ultimo millesimo spingendosi al limite. A Singapore abbiamo scelto un approccio in cui sapevamo che la macchina sarebbe stata al limite, anche perché la macchina è stata disegnata così e sapevamo di dover gestire in gara. Poi per situazioni e la gestione siamo arrivati senza freni agli ultimi quattro giri di gara“.

Togninalli non ha nascosto che si sia trattato di un errore e che la Ferrari stia lavorando per evitare che si possa ripetere su altri tracciati dalle caratteristiche simili a quello di Singapore: “Siamo stati troppo aggressivi, abbiamo sbagliato, dobbiamo ammettere gli errori quando li facciamo. Ora stiamo rivedendo tutti i dati e i processi per evitare errori del genere in futuro, in gare in cui si possono presentare problematiche simili. La prossima tappa severa in questo senso sarà il Messico e quindi stiamo velocizzando i processi e lavorando in fabbrica per risolvere questi problemi ed evitare di arrivare senza freni a 4 giri dalla fine. Quando ci sono casi cosi importanti impari anche di più. Dovremo essere più consapevoli ed avere un approccio più ragionevole“.
Il motivo per cui il problema emerso venga considerato un errore, Togninalli lo spiega così: “Il risultato non è stato ciò che volevano. Non è che abbiamo fatto qualcosa di sbagliato, ma siamo stati troppo aggressivi e non siamo stati capaci di prevederlo. Dobbiamo migliorare i nostri strumenti per far si che la prossima volta riusciremo a valutare meglio i rischi che ci prendiamo. In questo senso lo ritengo un errore. Vuoi sempre arrivare a fine gara che stai finendo benzina, freni e gomme e non arrivare a questo 4 giri prima“.
Le prospettive per Austin e i problemi del pacchetto SF-25
La F1 è ora impegnata sul Circuit of the Americas di Austin, un tracciato decisamente diverso rispetto a Singapore: “Il fattore ad Austin è il degrado posteriore e termico. È un circuito molto ‘demanding’: Molto veloce all’inizio, poi con curve lunghe alla fine del giro. Bisognerà focalizzarsi sulla gestione degli pneumatici viste le temperature elevate. Penso che non siamo male come team riguardo il degrado termico. Abbiamo migliorato la nostra abilità e i sistemi per gestire questo fenomeno. Durante la gara penso che vedremo diversi approcci“.
La Ferrari negli ultimi weekend ha decisamente faticato nel confronto diretto con Red Bull e Mercedes, protagoniste di un salto in avanti che ha permesso loro di vincere gli ultimi tre gran premi battendo le McLaren: “Come ha detto spesso Fred, fatichiamo a mettere tutto insieme – ha detto a riguardo Togninalli – Tutto vuol dire tutto. Non un solo aspetto o una persona. Il team è un pacchetto completo, è come un orchestra. Poi, come detto, abbiamo scelto di fermare lo sviluppo forse prima di altri nostri avversari e in questo momento tra P2 e P7 c’è differenza di 1-2 decimi. Siamo tutti molto compatti. Fermare lo sviluppo un pacchetto prima può fare la differenza e rendere tutto più difficile. Quindi, se unisci le due cose, ti manca un po’ di performance e cerchi di recuperarla in pista, ma rischi poi di sottoperformare e non mettere tutto insieme“.

Nonostante questi presupposti sfavorevoli, la Ferrari è sembrata non riuscire a sfruttare neppure al massimo il potenziale della monoposto e le occasioni che si sono presentate negli ultimi weekend: “Sicuramente sarà un finale sfidante per noi, ma dovremo cogliere le nostre chance ha ammesso Togninalli – A Baku potevamo fare meglio e a Singapore anche avevamo più potenziale. L’ultimo giro di Charles era da P2/P3 per esempio e se parti davanti a Singapore finisce davanti. Dobbiamo rimanere calmi e fare del nostro meglio e prendere le opportunità che ci saranno“.
Infine, spiegando cosa fa la differenza tra la McLaren MCL39 e la SF-25, Togninalli ha spiegato: “Il bilanciamento non è il più semplice. Se guardiamo la McLaren MCL39 è incredibile. Non sono forti perché hanno chissà quanta più forza o downforce, ma è più guidabile. Puoi migliorarla con il setup ed alcune modifiche, ma poi ciò è anche parte integrante della macchina e del suo comportamento. La nostra è abbastanza difficile e quindi siamo più esposti agli errori. I piloti devono fare più sforzi per arrivare ai risultati. Poi le gomme sono molto sensibili e quindi ogni piccolo errore, bloccaggio o sovrasterzo costa performance. Se la macchina è al limite, usi di più le gomme e quindi le perdi. È vero per tutti, ma una macchina più guidabile è più gentile sulle gomme e così via“.



