Il 2025 della Ferrari si è chiuso con due facce molto diverse tra loro e il 2026 è già chiamato a dare risposte immediate. Dopo i primi due appuntamenti stagionali, in Australia e Cina, la sensazione è che la Scuderia sia oggi la principale alternativa alla Mercedes, pur senza essere ancora riuscita a colmare del tutto il divario con la squadra di Brackley. Il GP del Giappone, su una pista esigente e molto diversa da quelle viste finora, arriva così in un momento delicato: da una parte c’è la necessità di confermare i segnali incoraggianti emersi nelle prime uscite, dall’altra quella di capire se il lavoro svolto a Maranello nelle ultime settimane sia sufficiente per avvicinare ulteriormente il vertice. In questo quadro si inseriscono anche le parole di John Elkann, che nella lettera agli azionisti Exor ha tracciato un bilancio delle attività del gruppo soffermandosi anche sul motorsport e indicando con chiarezza quale sia oggi il doppio volto sportivo del Cavallino: dominante e vincente nel WEC, ancora incompiuto in Formula 1.
Il trionfo Ferrari nel WEC

Nel passaggio dedicato all’Endurance, Elkann ha usato toni molto netti per celebrare un’annata che definisce straordinaria. “Sul fronte sportivo, il 2025 ha offerto sia trionfi che insegnamenti. La Ferrari ha vissuto un anno straordinario nelle gare di durata, conquistando sia il titolo costruttori che quello piloti del Campionato del Mondo Endurance, ottenendo un’altra vittoria a Le Mans e aggiudicandosi la GT3 World Cup a Macao”. Parole che certificano il peso di un progetto tornato in pochi anni al centro del panorama internazionale, riportando Maranello ai vertici di una categoria che storicamente appartiene al Dna del marchio.
Il riferimento più forte, però, non è solo ai risultati in sé, ma al significato che questi hanno avuto per la Ferrari. Elkann ha voluto sottolineare come tali successi siano arrivati “a più di mezzo secolo dall’ultimo titolo mondiale di durata della Ferrari” e rappresentino il frutto di “uno straordinario spirito di squadra che unisce tutti coloro che sono coinvolti, dai meccanici ai box agli ingegneri e ai piloti, che lavorano con dedizione condivisa verso un obiettivo comune”. Un concetto chiaro: il ritorno vincente nell’Endurance non è stato soltanto una scelta tecnica o sportiva, ma la costruzione di un progetto collettivo capace di ridare identità e continuità a un reparto corse che in questa disciplina ha ritrovato rapidamente compattezza e risultati.
Ferrari: il valore simbolico di Le Mans e del ritorno nell’Endurance
Nel ragionamento di Elkann c’è poi anche una forte dimensione simbolica. Il presidente Ferrari ha ricordato come la decisione di rientrare nelle gare di durata sia stata presa “durante il difficile periodo segnato dall’isolamento dovuto al COVID”, rendendo oggi ancora più significativo il fatto di poter celebrare insieme quei traguardi. In questa lettura, il programma Hypercar assume quasi il valore di una scommessa nata in un momento complicato e trasformata poi in uno dei progetti sportivi più riusciti dell’ultimo periodo ferrarista.
Non a caso, Elkann insiste molto anche sul peso storico del successo di Le Mans. “Altrettanto significativo è il fatto che, in seguito a questa decisione, la Ferrari sia tornata a vincere l’edizione del centenario di Le Mans, cinquant’anni dopo la sua ultima partecipazione alla gara, e abbia poi conquistato tre vittorie consecutive con tre diverse formazioni di piloti, a testimonianza dell’unità e della forza collettiva del team”. È probabilmente questo uno dei passaggi più forti della lettera, perché lega il presente al mito Ferrari: il ritorno nella Sarthe, la vittoria nell’edizione del centenario e la capacità di ripetersi con equipaggi diversi diventano la dimostrazione concreta della solidità del progetto, ben oltre il singolo exploit.
La stoccata alla Formula 1

Molto diverso, inevitabilmente, il tono scelto per parlare della Formula 1. Qui Elkann non cerca giri di parole e riconosce apertamente che il bilancio non può essere considerato soddisfacente. “La Formula 1, al contrario, non è riuscita a raggiungere le proprie ambizioni”. Una frase secca, breve, ma politicamente molto significativa. Perché arriva dalla figura di vertice del gruppo e fotografa senza ambiguità la distanza tra le aspettative con cui Ferrari affrontava la stagione e il risultato finale.
In controluce, è una presa d’atto che riguarda non solo il piano sportivo, ma anche quello identitario. La Ferrari può celebrare il successo nel WEC e valorizzarlo come segnale di forza, ma resta inevitabilmente giudicata soprattutto per ciò che riesce o non riesce a fare in Formula 1. Ed è proprio per questo che il passaggio di Elkann pesa: da un lato riconosce i meriti dell’Endurance, dall’altro ribadisce che il nodo centrale per il prestigio sportivo del Cavallino continua a essere il Mondiale F1.
Il contesto, del resto, rende questo messaggio ancora più chiaro. Il 2026 è partito con una Ferrari che ha mostrato spunti interessanti, soprattutto nel confronto con il resto del gruppo, ma che deve ancora dimostrare di avere gli strumenti per impensierire davvero Mercedes sul lungo periodo. Suzuka, da questo punto di vista, sarà un passaggio importante non tanto per emettere sentenze definitive, quanto per misurare la capacità della squadra di trasformare il lavoro fatto a Maranello in una crescita reale in pista. Le parole di Elkann arrivano quindi in un momento in cui la Ferrari è chiamata non solo a inseguire risultati, ma anche a dare continuità alla propria rincorsa.
Ferrari: dagli errori la spinta per tornare più forti
Il punto, però, non è soltanto l’ammissione del mancato obiettivo. Elkann prova anche a indicare l’approccio con cui Ferrari deve reagire. “Ma la Ferrari ha sempre capito che correre significa imparare tanto quanto vincere”. È qui che la lettera assume un tono più strategico e quasi culturale: la delusione per i risultati mancati non deve essere letta come un punto di arresto, ma come parte integrante di un processo in cui l’errore diventa materiale utile per la crescita.
Non a caso, il presidente richiama direttamente Enzo Ferrari e quello che definiva il suo “museo degli errori”, “una collezione di pezzi rotti raccolti nel perseguimento del progresso”. Un’immagine potentissima, molto ferrarista nel linguaggio e nella sostanza, che serve a dare una chiave di lettura precisa anche al presente: sbagliare, nel motorsport, non significa necessariamente fallire, ma accumulare esperienza, comprensione e consapevolezza. A patto, naturalmente, che da quell’errore si sappia davvero ripartire.
La chiusura del pensiero di Elkann è, di fatto, un messaggio rivolto alla squadra di Formula 1. “Questa mentalità rimane fondamentale ancora oggi: responsabilità e determinazione a tornare più forti.” È un richiamo netto, che mette insieme due parole non casuali. Responsabilità, cioè capacità di riconoscere che il risultato non è stato sufficiente. Determinazione, ovvero volontà di trasformare quella insufficienza in una risposta concreta.
Il senso politico e sportivo della lettera sta tutto qui. Ferrari rivendica il proprio successo nel WEC, lo celebra come uno dei risultati più importanti degli ultimi anni e lo utilizza come prova della validità del lavoro di squadra costruito a Maranello. Allo stesso tempo, però, non nasconde che in Formula 1 il livello raggiunto non basta. Nessuna autocelebrazione, dunque, ma un doppio messaggio: orgoglio per ciò che è stato fatto nelle gare di durata e pressione, implicita ma evidente, sul progetto F1.
Per la Ferrari, in fondo, il 2025 raccontato da Elkann è questo: un anno da ricordare per l’Endurance e un anno da studiare per la Formula 1. I trionfi di Le Mans e del WEC dimostrano che a Maranello esistono ancora struttura, visione e capacità per riportare al vertice un programma tecnico complesso. La vera sfida, adesso, è trasferire quella stessa forza collettiva anche dove conta di più. Perché il “museo degli errori” può avere senso solo se porta davvero, prima o poi, a tornare a vincere.



