E’ una F1 da Rookies! I giovani reagiscono ai problemi e sorprendono tutti.

Ago 17, 2025

Mattia Barzaghi

La griglia di Formula Uno della stagione attuale è ricca di piloti giovani alle prese con i primi veri weekend di gara della loro carriera, i cosiddetti ‘rookie’. A circa metà stagione, dopo appena quattordici Gran Premi, è già possibile intravedere chi ha sorpreso e colpito per il suo rapido adattamento alla categoria. In questo resoconto estivo analizziamo chi si sta mettendo in luce, quali sono stati i loro momenti migliori e come stanno affrontando la sfida di confrontarsi con la pressione di un ambiente così esigente.

Kimi Antonelli: “Nei circuiti europei ho sofferto di più la pressione”

Il rookie più osservato di questa stagione non può che essere Andrea Kimi Antonelli. Il giovanissimo pilota italiano ha stupito fin da subito nella prima gara di Melbourne, rimontando sul bagnato (e non è una novità) dalla P16 fino alla quarta posizione, dimostrando talento e freddezza da veterano. Anche nelle gare successive i picchi di brillantezza non sono mancati: la splendida “pole” nel weekend Sprint di Miami, l’ottimo passo nel GP di Suzuka con tanto di giro veloce, e soprattutto il primo podio a Montreal hanno confermato quanto il bolognese sappia esprimersi al meglio, specialmente su circuiti nuovi, quando è in fiducia e ha meno pressione: “Sui circuiti che non conoscevo riuscivo a guidare meglio perché non avevo aspettative” afferma il classe 2006.

In qualifica, Kimi ha riscontrato alcune difficoltà nell’estrarre il massimo dalla gomma e dalla W16, soprattutto dopo l’upgrade alla sospensione posteriore. Nei triple header europei, il pilota ha ammesso di aver sentito un po’ di pressione “inutile” guidando su piste già conosciute, e nel weekend di casa a Imola ha riconosciuto l’impatto emotivo: Mi sembra di aver fatto alcune gare in cui mi sono sforzato troppo, non sono riuscito a gestire bene le cose fuori dalla pista. Stavo scaricando la batteria. E poi, quando sono risalito in macchina, non ero fresco mentalmente.” Tuttavia, Toto Wolff ha sottolineato fin dall’inizio la scelta consapevole del pilota e la gestione delle difficoltà: “Sin da subito ho detto che avrebbe commesso degli errori, non lo avremmo preso se non ne fossimo stati consapevoli. Abbiamo una vettura poco costante, ma passare attraverso queste difficoltà fa parte del processo per diventare campione“. Il manager austriaco aveva infatti affermato, a più riprese gli scorsi mesi, come l’obiettivo per Kimi fosse quello di familiarizzare con il team e l’ambiente, per poi essere pronto il prossimo anno in cui, si presume, Mercedes possa essere finalmente della partita.

Isack Hadjar: “Mi sono adattato velocemente. Le opinioni altrui non mi interessano”

Uno dei rookie che ha impressionato fin da subito è senza dubbio Isack Hadjar. Il francese, reduce da un convincente secondo posto in Formula 2, è stato annunciato lo scorso anno al fianco di Yuki Tsunoda in Racing Bulls. Fin dai primi appuntamenti ha mostrato grande velocità, soprattutto in qualifica, arrivando a battere il compagno già al secondo weekend in Cina. Sulla sua capacità di adattamento ha commentato così: “Mi sono adattato rapidamente e me lo aspettavo. Ecco perché sono arrivato in F1, in realtà. Penso che ogni rookie si sia adattato molto rapidamente. È una buona generazione, direi. Abbiamo imparato un livello molto alto in F3 e F2.”

Interrogato sul peso delle opinioni altrui, il giovane francese ha risposto con fermezza, lasciando intendere quanto preferisca concentrarsi solo sul proprio lavoro: Che faccia bene o male, non ascolto nulla. Puoi dirmi che ho fatto un buon lavoro, ti dirò grazie e nient’altro. Nessuno dei tuoi commenti mi farà andare più veloce.”

Gabriel Bortoleto: “Man mano che il chilometraggio aumentava ho acquisito più fiducia”

Un altro rookie che si è preso la scena nelle ultime settimane è sicuramente Gabriel Bortoleto. Il brasiliano, alle prese con una vettura non facile da domare – la Sauber C45 – ha guadagnato sempre più fiducia weekend dopo weekend, man mano che accumulava chilometri in pista. Gabriel è probabilmente il rookie con meno ore di test in Formula Uno prima dell’esordio ufficiale: “Diciamo che complessivamente sono arrivato al via della stagione con due giorni di prove. Se avessi avuto più chilometri sulle spalle sarei arrivato più pronto, più preparato, ma nel mio caso è stato così anche in Formula 2 e Formula 3. Avevo guidato mezza giornata con la McLaren in una prova in Austria che mi hanno regalato dopo la vittoria di Monza e nei test post-season di Yas Marina, quando ero già pilota Sauber. Poi quest’anno il numero di chilometri a disposizione con le monoposto TPC è stato limitato: ho fatto una prova, ma quel giorno pioveva, quindi test sul bagnato”.

Bortoleto, però, non cerca alibi: “Alla fine, non ci sono scuse, devi fare il meglio con quello che hai a disposizione” Il compagno di squadra è uno dei più esperti, Nico Hulkenberg, ma il brasiliano ha già dimostrato di avere il sopravvento nel confronto in qualifica, mentre in gara sta crescendo progressivamente, come dimostrano le prestazioni di Silverstone, Spa e Budapest, quest’ultima conclusasi con un sesto posto, aiutato certamente anche dal rapido progresso della Sauber con gli ultimi sviluppi “L’avvio di campionato non è stato semplice. Dentro la squadra il mio contributo è sempre stato giudicato positivamente, ma provenendo da due campionati vinti ritrovarsi a lottare nelle ultime posizioni è stato un passaggio mentalmente non semplice da accettare. L’ambizione è sempre difficile da controllare, ma poi gara dopo gara la situazione è migliorata molto e mi sono ritrovato nella top-10, una bella sensazione!”.

Oliver Bearman: “La nostra debolezza è la qualifica”

Infine, c’è un altro “rookie” sotto la lente d’ingrandimento: Ollie Bearman. Il britannico aveva già esordito lo scorso anno a Jeddah con la Ferrari, per poi disputare due weekend con Haas – squadra in cui ora guida da titolare – a Baku e Interlagos. Il classe 2005 ha stupito dall’Arabia Saudita in termini di apprendimento e velocità pura, tant’è che anche quest’anno sta dando del filo da torcere al suo compagno di squadra ben più esperto, Esteban Ocon, sul giro secco.

In gara, invece, l’esperienza del francese viene fuori più spesso, ma sarebbe ingiusto ignorare alcuni problemi che Bearman ha riscontrato, come per esempio a Spa. I dati mostrano comunque una Haas migliore in gara: il classe 2005 ha infatti analizzato la maggiore difficoltà in cui si è cimentato alla guida della VF-25: In generale, il nostro punto debole sono state le qualifiche perché, in realtà, in termini di ritmo di gara, siamo stati piuttosto forti, sai, siamo stati p10 e p11.” Analizzando dettagliatamente il confronto con il compagno di squadra, Bearman si è mostrato più a suo agio nei circuiti ad alta velocità, mentre Ocon in quelli che presentavano una velocità media sul giro inferiore.

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