Domenicali: “Più Sprint nel 2027 ma non sarà come la MotoGP. Gare più corte? 2-3 giri non avranno un effetto negativo”

Set 4, 2026

Paolo D’Alessandro, Jacopo Moretti

Stefano Domenicali dal paddock di Monza affronta alcuni temi delicati per il futuro della Formula 1. Dal calendario 2026 e 2027 alla conferma delle Sprint, passando per i nuovi Gran Premi, l’evoluzione dei regolamenti tecnici e soprattutto i rischi che il campionato dovrà evitare nei prossimi anni. Al centro del ragionamento c’è una convinzione precisa: la Formula 1 non può permettersi di fermarsi proprio nel momento di massima crescita. L’espansione internazionale, l’evoluzione tecnologica e il rapporto con i costruttori richiedono infatti una struttura capace di adattarsi rapidamente a un mondo che cambia altrettanto velocemente.

Situazione calendari: conferme (per ora) nel 2026, flessibilità per il 2027.

Il primo tema riguarda inevitabilmente il calendario della stagione in corso e le incognite legate alla parte finale dell’anno. Domenicali conferma l’impostazione attuale, ma senza nascondere che la Formula 1 mantiene un monitoraggio costante delle condizioni necessarie per disputare gli appuntamenti previsti. Ad oggi vogliamo confermare che il calendario per noi sarà quello, spiega Domenicali. “Abbiamo ancora la conferma di Qatar ad Abu Dhabi, ma non mi voglio nascondere dietro delle situazioni che non posso affrontare in maniera trasparente con voi”. La priorità rimane infatti legata alla possibilità di garantire lo svolgimento degli eventi secondo gli standard richiesti. “Stiamo monitorando la situazione perché ovviamente ci saranno dei momenti in cui se le situazioni non garantiranno la sicurezza e l’operabilità in maniera totale dovremmo prendere delle altre decisioni”.

Le eventuali modifiche non saranno quindi anticipate senza una necessità concreta: “Al momento confermo, il calendario è quello che sapete tutti”. Domenicali sottolinea inoltre che le squadre vengono costantemente aggiornate sull’evoluzione dello scenario: “Il mio dialogo con loro è continuo, perenne e ci sentiamo tutte le settimane”.

La Formula 1 per il 2027 continua a lavorare su un calendario “standard”, mantenendo però la possibilità di intervenire qualora le circostanze lo rendessero necessario. Non ci fasceremo mai la testa prima di esserci perlomeno scontrati con qualcheduno”.

Nel frattempo, nonostante le turbolenze internazionali e le preoccupazioni legate anche al quadro economico, la domanda continua a offrire segnali particolarmente forti anche in paesi dove la situazione sta creando queste criticità.  Domenicali evidenzia come alcuni appuntamenti risultino già completamente esauriti e come anche le prenotazioni per il prossimo anno confermino la forza della domanda: “L’interesse continua a crescere e questo devo dire lo dobbiamo vivere con grande positività”.

Sprint in aumento nel 2027 e tra queste ci sarà Monza

Sul futuro delle Sprint, Domenicali non vuole ancora rivelare il numero complessivo – che sarà in aumento rispetto a quello di quest’anno – ma offre una certezza importante per il pubblico italiano. “Ci sarà una sprint a Monza”. Il numero totale verrà comunicato soltanto con il calendario definitivo. Domenicali non sembra però orientato verso un modello simile a quello della MotoGP: “Non saranno come nella MotoGP tutte, te lo posso garantire. Saranno meno della metà”.

Tra le ‘novità’ che ci saranno nel 2027 anche quella delle gare più corte, votata all’unanimità dai team, come conseguenza delle modifiche regolamentari delle Power Unit, come spiegato qui. In merito a questo tema, Domenicali non si è detto preoccupato. “A quanto capito si parla di 2-3 giri, quindi non penso sia un problema. Fosse stato un numero più grande si sarebbe discusso, ma in questo senso non mi preoccupa”

Inoltre, questo, come le gare Sprint, va anche incontro al pubblico di oggi, secondo quanto dice Domenicali. “I giovani di oggi, sempre di più, apprezzano il concetto di avere un weekend dove il venerdì c’è Qualifica e non dove ci sono prove a cui, a loro non frega niente”. L’introduzione delle Sprint, racconta Domenicali, aveva inizialmente suscitato qualche perplessità anche in lui: “Io sono il primo che da forse dinosauro della Formula 1, quando abbiamo proposto questa cosa avevo un po’ di dubbi”.

A convincerlo sono stati soprattutto i risultati osservati nel tempo. “Alla fine come sempre i dati non ti smentiscono, cioè i promotori, i media, i tifosi, la stragrande maggioranza l’hanno digerita come una forma dinamica che porta a casa, io dico anche da un punto di vista commerciale, delle cose interessanti”.

I regolamenti del futuro: una Formula 1 da ripensare

Lo sguardo si sposta quindi sui prossimi cicli regolamentari. Domenicali conferma un confronto costante con la FIA e con tutti gli stakeholder coinvolti nella definizione del futuro tecnico del campionato. “Ci sono dei temi strategici di carattere sportivo che stiamo affrontando insieme alla federazione. Ovviamente dal punto di vista regolamentare la federazione è responsabile di quella che deve essere la presentazione dei regolamenti e il controllo degli stessi”.

La vera difficoltà sarà però interpretare correttamente l’evoluzione dell’industria automobilistica. Le prospettive tecnologiche considerate centrali quando sono state definite le attuali regole non sono necessariamente quelle che oggi guidano le strategie dei costruttori. “Se pensate a quando venne affrontato il cambiamento regolamentare che stiamo vivendo oggi, sembrava che il futuro fosse quello definito sull’elettrificazione. Voi lo sapete meglio di me, non è più così”.

Credit: MAteusz Mróz

Da qui nasce una riflessione più ampia sulla necessità di mantenere l’interesse dei costruttori senza rendere la Formula 1 eccessivamente dipendente dalle loro strategie industriali. “Sta a noi anche capire come reagire e come interpretare in maniera giusta il punto che avevo detto prima, di da un lato garantire la presenza dei costruttori, ma dall’altro se i costruttori poi avessero altre priorità come riuscire ad essere indipendenti”.

Domenicali ritiene che una maggiore semplicità del progetto tecnologico possa offrire alla Formula 1 una maggiore autonomia. Più il progetto tecnologico è meno complesso, ma ovviamente legato a obiettivi di costi e obiettivi di prestazioni, e più questo sicuramente aiuta ad essere più indipendenti”. La situazione attuale, però, non viene considerata preoccupante. Oggi non vedo il rischio (di uscita di costruttori) perché sempre di più in questo cambiamento tecnologico dove tutti quanti prima erano andati in una direzione vedete che le nicchie di mercato hanno, tra virgolette, costretto i costruttori a ritornare su piattaforme che prima erano state abbandonate”.

Nel ragionare sui rischi futuri, Domenicali individua anche alcuni principi tecnici che dovrebbero rimanere centrali. Il tema delle benzine sostenibili deve essere al centro del progetto tecnologico per mantenere gli obiettivi legati alla sostenibilità”. Il secondo riguarda invece il peso delle vetture. “Dall’altro, scegliere una definizione della vettura che vada nella direzione di alleggerirla, perché vogliamo vedere dei piloti che possono davvero, come dire, spingere al limite un mezzo che deve essere nelle loro mani”. Una direzione che si collega direttamente alla necessità di preservare la centralità del pilota all’interno dello spettacolo.

Madrid, Malesia, Portogallo e Turchia: una Formula 1 in movimento

Mentre si ragiona sul futuro regolamentare, il calendario dimostra già quanto rapidamente stia cambiando la geografia della Formula 1. Domenicali cita alcuni degli appuntamenti che stanno contribuendo a ridisegnare il panorama dei Gran Premi, a partire da Madrid: “Domenica prossima saremo a Madrid, in un posto nuovo dove ovviamente le cose stanno per essere terminate, saranno pronte probabilmente all’ultimo minuto. Non sarà perfetto ma sarà perfettibile”.

Madring Madrid

Foto account X: @F1

Il progetto spagnolo, però, sta già generando un forte interesse. E non sarà un caso isolato. “Andremo in Malesia, l’ho detto prima, in un posto che da 2016-2017 non c’eravamo più e siamo riusciti a mettere in piedi un evento che sembrava impossibile”. E il quadro del prossimo futuro comprende ulteriori ritorni: Il prossimo anno avremo il Portogallo, avremo la Turchia. Se uno mette in fila tutte le cose che abbiamo fatto in così pochi mesi ci si rende conto che non è che si possa stare tanto fermi”.

Il rischio che la F1 non deve correre: accontentarsi e diventare autoreferenziali

È però sul piano strategico che Domenicali individua il rischio più significativo. Non tanto un singolo elemento esterno, quanto la possibilità che la Formula 1 smetta di interrogarsi sulle ragioni della propria crescita. Il rischio è quello di essere autoreferenziali”.

Il successo attuale, secondo il CEO della Formula 1, non può diventare una ragione per rallentare l’analisi del mercato. “Noi non dobbiamo contentarci del successo che abbiamo oggi, dobbiamo continuare a capire perché siamo diventati così grandi e tenere i piedi per terra, capendo che di dimensioni per crescere ce ne sono ancora tanti. (…) Le cose cambiano talmente in fretta che se non sei capace di essere pronto a reagire perdi tanto tempo in un attimo e ti ritrovi di dietro come attenzione”.

Per Domenicali, la risposta non passa soltanto dalla tecnologia o dalle decisioni regolamentari. Serve soprattutto una struttura interna capace di leggere correttamente ciò che accade all’esterno. “Il tema che metto al centro per quanto mi riguarda, è quello di avere una struttura sempre più solida e più pronta a interpretare da dentro i cambiamenti che ci sono fuori”.

La soluzione passa anche dalla capacità di attingere a esperienze differenti: “Noi abbiamo l’obbligo di portare a casa persone, competenze e idee fresche che ci possono far crescere”.

Sul piano sportivo, la direzione indicata è altrettanto precisa: sostenibilità, vetture più leggere, centralità del pilota e capacità di reagire rapidamente ai cambiamenti. Ma il vero punto, per Domenicali, rimane la mentalità. La Formula 1 dovrà continuare a interrogarsi sulle ragioni del proprio successo, evitando di considerarsi arrivata.

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