Stefano Domenicali ha incontrato la stampa italiana nel paddock di Monza alla vigilia del Gran Premio d’Italia. Il presidente e CEO della Formula 1 ha toccato diversi temi: dalla crescita globale del campionato al ruolo dell’Italia, passando per Kimi Antonelli, Ferrari, il futuro di Monza e l’evoluzione dello spettacolo e di tutto ciò che circonda un evento di F1 al giorno d’oggi.
I nuovi mercati e l’importanza di continuare costantemente ad evolversi
La Formula 1 si trova in una fase nella quale la crescita del pubblico sta modificando profondamente la geografia e le caratteristiche della propria audience. Per Domenicali, il punto non è cambiare la natura dello sport, ma rendere il prodotto capace di parlare a generazioni e mercati differenti. “L’approccio di come vogliamo interpretare questo sport non cambia e lo dico ancora una volta per confermare la nostra strategia che è quella di mantenere al centro un prodotto sportivo straordinario dove la sfida tra piloti, la sfida tra team è sicuramente centrale e continuare a coinvolgere più persone”. Il presidente della F1 utilizza un’immagine particolarmente efficace per descrivere la necessità di evolvere: “Un piatto che se non fosse cambiato sarebbe diventato freddo e quindi non l’avrebbe mangiato più nessuno”.
Il cambiamento riguarda anche i regolamenti e il rapporto con i costruttori. La tecnologia deve rimanere una componente fondamentale, ma all’interno di un percorso capace di adattarsi alla velocità con cui il mondo automobilistico evolve. “Il vero tema da questo punto di vista è quale sarà la scelta per stabilizzare nel futuro il fatto che i costruttori possono avere obiettivi diversi o possono mantenere gli obiettivi di rimanere coinvolti nella Formula 1 se è quello che offriamo di loro interesse”.

Non meno importante è il ruolo dei piloti, oggi sempre più determinanti nel rapporto diretto con il pubblico. “I piloti sono la voce che non deve essere sempre univoca, come ben sapete, ma devono capire the bigger picture, quello che vogliamo fare come Formula 1 perché loro sono i protagonisti di questo sport”.
La crescita, inoltre, non si limita ai mercati tradizionalmente associati alla Formula 1 come gli Stati Uniti “Mi riferisco anche ad altri paesi come il mercato cinese, che sta dando segnali di grande interesse, a un mercato sudamericano in evoluzione che può essere interessante come area di sviluppo, a un continente come l’Africa, che sta dando segnali importanti sui quali noi vogliamo presto comunicare qualcosa di importante. E c’è anche il Far East Asiatico. Avete visto che ha risposto a un’idea un po’ creativa di fare un Gran Premio in Bahrain, in Malesia e riuscire a vendere i biglietti e garantire un altro sold out in pochissimi giorni”.
Kimi Antonelli, Ferrari e una crescita che cambia il pubblico
Tra gli elementi che stanno contribuendo al rapporto sempre più stretto tra Formula 1 e pubblico italiano c’è inevitabilmente Kimi Antonelli. “Dal punto di vista mio, da italiano, non posso che essere felice e contento di vedere un pilota, un ragazzo così giovane, ma così straordinariamente fresco come Kimi”. Il suo impatto è particolarmente significativo sulle nuove generazioni. “Oggi abbiamo il 40% di popolazione che ci segue e che viene dal mondo femminile. Abbiamo un’età media che è passata da 57 anni a 34, giù di lì”.
Per Domenicali, Antonelli è quindi riuscito a combinare prestazioni e capacità di attrazione: “Ha portato non solo interessi sportivi in pista, perché ha dimostrato di essere un pilota davvero molto forte, ma ha portato un’ondata di gente che prima non seguiva la Formula 1 grazie a lui”.
Il presidente della F1 ha poi parlato anche della particolare leggerezza con cui Antonelli sta gestendo una situazione sportivamente molto importante. “È un ragazzo che affronta questa grande responsabilità di essere in testa mondiale con una leggerezza che è tipica di tutti i giovani”. E proprio questa naturalezza, secondo Domenicali, rappresenta una delle sue caratteristiche più preziose. “Gli auguro per sempre questa sua naturalezza e freschezza nel porsi così com’è, è un elemento che attrae perché poi i ragazzi della sua età più o meno si riconoscono in lui e quindi è trainante”.

Antonelli, però, non è l’unico elemento italiano osservato con attenzione. C’è anche una Ferrari che, nelle parole di Domenicali, deve trasformare la propria competitività in maggiore continuità. “Abbiamo una Ferrari che è sicuramente competitiva, che deve trovare continuità. Io su questo tema, come sapete, mi astengo da altri commenti perché, ci mancherebbe altro, rispetto il ruolo che ha la Ferrari, rispetto a quello che deve essere il mio”.
La crescita complessiva del campionato resta comunque il dato centrale. E Domenicali ammette di essere lui stesso sorpreso dall’entità dei numeri. “Mi stanno stupendo perché sono numeri in grande crescita ma continua”. Una delle difficoltà è però comprendere fino in fondo quanto sia realmente ampia questa espansione, soprattutto nell’epoca dei contenuti digitali e dell’intelligenza artificiale.
“Uno dei temi sull’intelligenza artificiale è proprio questo, perché la crescita è esponenziale, quindi il nostro tema è come mantenerli attaccati perché dobbiamo evitare che sia un picco di crescita che poi dopo ci abbandoni”. Il punto, dunque, non è soltanto conquistare nuovi appassionati, ma costruire una relazione stabile con chi si avvicina per la prima volta alla Formula 1. “Noi abbiamo l’obbligo di farci conoscere, abbiamo l’obbligo di fare una cultura della Formula 1 per svilupparla. Il mondo è grande. Quindi di aree di sviluppo non ci sono solo quelle tradizionali”.
Monza, il bisogno di unire tradizione ed innovazione ed un’Italia protagonista
Il Gran Premio d’Italia rappresenta anche un momento importante per il rapporto tra Formula 1 e Paese. Domenicali osserva una consapevolezza crescente del peso che il campionato può avere per l’Italia, non vedendo più solamente come un ‘semplice’ evento sportivo. “La Formula 1 viene riconosciuta con una nuova piattaforma sportiva, con una dimensione più grande, ha visto il nostro paese tornare protagonista”. Domenicali torna poi sulla rilevanza istituzionale che il campionato ha assunto nel Paese. “Vedo un interesse che da un certo punto di vista, poteva essere confermato se fossero state decisioni diverse anche nel mantenimento di due Gran Premi, ma è inutile parlare del passato”.
Il futuro di Monza passa invece dalla capacità di trasformare la sua storia in un elemento moderno. “Una pista quando ha la fortuna di avere una storicità così importante come quella di Monza è un vantaggio competitivo rispetto agli altri che altri non hanno”. Ma la tradizione, da sola, non è sufficiente. “La storicità o quello che è stato fatto nel passato deve essere poi proiettato al futuro quindi l’evoluzione delle infrastrutture, l’evoluzione di mantenere la possibilità dei tifosi di condividere una pista storica che ha una tradizione di oltre 100 anni è sicuramente un punto di forza se però viene interpretato nella maniera di continuare a investire”.

Domenicali riconosce che alcuni interventi possono procedere con tempi differenti rispetto a quelli tipici della Formula 1. “Ci sono dei processi un pochettino più lenti perché quando si parla di pubblica amministrazione e coinvolgimento del rispetto di certe normative ci sono dei progetti che vanno a un ritmo diverso rispetto alla Formula 1”. La direzione, però, viene considerata positiva.
Alcuni dettagli apparentemente marginali diventano per Domenicali il simbolo di un cambiamento più ampio. “Per il primo anno, da quando perlomeno io sono nato, non c’è più un gabbiotto all’ingresso. Sembrava quello dell’autostrada”. La battuta serve a introdurre un concetto più generale: “Storia non vuol dire mantenere delle cose che sono vecchie. Vuol dire probabilmente valorizzare le strutture che ci sono qui ancora di più in maniera storica, creare eventi sfruttando quei posti e valorizzando le infrastrutture che servono a chi deve usufruire del posto”.
Il riferimento riguarda tutte le componenti dell’esperienza: “Ai protagonisti che sono i piloti, quindi sicurezza, ai tifosi che arrivano, quindi tribune nuove, a chi spende di più e quindi situazioni del paddock club diverse, creare delle fan zone dove la gente si deve divertire”.
E la conclusione sul futuro del circuito è netta: “Se questo avviene come sta avvenendo, con il fatto che hai questo bagaglio di storicità, devo dire che di più è una garanzia per il futuro”.
L’evoluzione della F1: dallo spettacolo sempre più centrale ai costi in aumento
Un cambiamento che la F1 sta affrontando riguarda la spettacolarizzazione di vari momenti del weekend. Tra questi anche i tanti show che vediamo in pista al momento della partenza. Un qualcosa che però, secondo Domenicali, è la conseguenza dell’evoluzioni dei tempi e della Formula 1 stessa. “In passato, in partenza c’era silenzio. Certo, perché non sapevi se alla prima curva erano all’altro mondo o no, quindi era giusto anche rispettare il momento. Oggi le cose sono cambiate. Uno che non capisce che l’entusiasmo e l’energia che deve portare al momento di massima espressione deve essere costruito in maniera diversa, ovviamente dobbiamo rispettare tutti, ma è quello che la gente vuole vivere”.
La contrapposizione più interessante rimane quella tra il pilota e tutto ciò che gli ruota attorno. Mentre il pubblico cerca partecipazione, rumore ed emozione, chi deve guidare si trova invece davanti alla necessità di isolarsi. “Al pilota puoi fare del casino, che voi tanto non siete niente, perché se sei un pilota devi essere concentrato su quello che succede e questo è il bello”.

Un tema di discussione è però quello dei prezzi dei biglietti, che con l’aumento dello spettacolo, è a sua volta cresciuto negli ultimi anni. “È chiaro che l’evoluzione dei prezzi dipende dalle dinamiche di mercato”, precisa Domenicali. “Le considerazioni sono fatte di paese in paese, dove il promotore è quello che ha le antenne, parlando dei prezzi di tribuna e dei prezzi della General Admission, non quelli del paddock club, quelli che gestiamo noi”. Secondo Domenicali però, oggi il pubblico acquista un’esperienza molto più ampia rispetto al passato.
“È chiaro che è uno sport che ha più contenuti, perché rispetto a prima che non c’era niente intorno, adesso se arrivi la mattina alle 8, vai alla sera alle 8, di cose da fare ce ne sono”. Il tema resta quindi da monitorare, anche alla luce di una domanda che continua a essere molto forte. “Il fatto che ci sono i ragazzi, dall’altra parte ti posso rispondere siamo sempre tutti esauriti, quindi evidentemente il bilanciamento c’è, è un tema su cui noi dobbiamo stare attenti”.
Stefano Domenicali precisa che però questo tema non viene sottovalutato e costantemente osservato, in un momento sì di grande crescita, che il CEO della F1 pensa possa durare anche molti anni, anche grazie ad analisi compiute, che però non deve far perdere l’attenzione e la voglia di migliorarsi costantemente. “Il nostro sport è in una fase ancora di crescita e crescerà ancora per tanti anni. Il mio dovere, il mio obbligo è quello di strutturare lo sport a livello organizzativo, a livello di partner, a livello di considerazioni sportive perché questa crescita può strutturare il più lungo possibile”.



