Cardile sul progetto Aston Martin per il 2026: “Serve capire su cosa scommettere”

Ott 11, 2025

Chiara Scaccabarozzi

Enrico Cardile è senz’altro uno dei simboli della rivoluzione tecnica Aston Martin, che si prepara al 2026 con un nuovo organigramma composto dai migliori ingegneri del paddock. Nel 2024 il toscano ha lasciato la Ferrari sposando il progetto del team di Silverstone, sotto la guida tecnica del tanto conteso Adrian Newey. Tra le ambizioni degli inglesi, c’è ovviamente quella di lottare per il campionato Costruttori e il cambio di regolamento tecnico può rappresentare un vantaggio per chi riuscirà a interpretarlo al meglio. In casa Aston Martin i lavori sono già iniziati e Cardile, forte della sua esperienza a Maranello, ha portato una nuova visione nell’organizzazione, perfettamente calato nel suo nuovo ruolo di Direttore Tecnico. Tra i suoi compiti rientra quello di mettere insieme tante menti impegnate verso un unico obiettivo in un progetto che non si concluderà con il lancio della vettura per la prossima stagione. L’italiano racconta tutto questo nella serie Undercut prodotta dal team stesso, spiegando la natura del suo ruolo e quali valori aggiunti ha portato in vista del prossimo anno, quando “faremo tutto bene. Non so se ci riusciremo alla prima gara, alla seconda, alla settima o quando sarà. Quello che abbiamo è impegno, concentrazione e la fiducia che andrà bene. Abbiamo tutto ciò che serve per fare un grande lavoro. Fallire non è un’opzione.”

2026, UNA STAGIONE DI CAMBIAMENTI E SCOMMESSE

La stagione 2025 è iniziata con uno sguardo già proiettato al 2026, quando il cambio di regolamento cambierà rivoluzionerà la Formula 1. Ogni team, infatti, partirà da zero con monoposto completamente nuove, con una nuova formula aerodinamica e un nuovo concetto di propulsore. “Abbiamo obiettivi chiari in mente per ciò che vogliamo realizzare e stiamo lavorando intensamente per esplorare le nostre opzioni”, spiega Cardile in merito al lavoro che hanno iniziato a fare per il 2026, “In parte si tratta di capire dove scommettere: ci sono direzioni di sviluppo che potrebbero non produrre risultati positivi immediati, ma potrebbero aiutarci a raggiungere obiettivi finali ambiziosi. Nelle ultime stagioni, tutti sono stati in grado di vedere le lacune e sapere cosa devono migliorare. Per l’anno prossimo, tutto è incerto.

Ciò non vuol dire che l’anno prossimo dobbiamo aspettarci un’Aston Martin subito competitiva in grado di lottare per il campionato. Nonostante i grandi investimenti già messi in atto, infatti, il progetto guarda al futuro. “È un lavoro in corso che procede passo dopo passo. Visione e piano sono chiari e concordati con Cowell, Newey e Stroll su cosa dobbiamo fare per migliorare l’organizzazione. Questo non è un progetto che si concluderà con il lancio dell’auto l’anno prossimo. Vogliamo avere un’auto veloce all’inizio del 2026 e in questo momento stiamo cercando di utilizzare il tempo rimanente per sfruttare al meglio ciò che abbiamo imparato, ma abbiamo un progetto a lungo termine: stiamo lavorando sull’organizzazione, migliorando i nostri strumenti, i nostri processi, cambiando il modo in cui le persone lavorano insieme. In una parola, stiamo lavorando sulla cultura del team”.

I tanti innesti tecnici richiedono tempo per poter lavorare al meglio e in completa armonia, sfruttando al massimo tutte le risorse disponibili. Per farlo, l’esperienza a Maranello può sicuramente aiutare: “Penso che ci sia una differenza di cultura. Gli obiettivi sono gli stessi: tutti sono concentrati sulla vittoria, la Ferrari ha una storia molto lunga e stabile, con processi e strumenti consolidati. Qui, stiamo ancora sviluppando queste cose. È uno dei primi messaggi che ho dato al team: dobbiamo trovare la nostra identità e costruire qualcosa che si basi sui nostri punti di forza e che ci permetta di lavorare sui nostri punti deboli. Vogliamo essere il punto di riferimento, non un clone del punto di riferimento esistente. Non puoi semplicemente copiare ciò che fa qualcun altro, perché questo significa essere un seguace e non un leader, e questa non è la strada per il successo”.

LA NUOVA VISIONE DI CARDILE

L’organigramma dell’Aston Martin è stato completamente ristrutturato, con l’ingaggio dei migliori ingegneri del paddock provenienti da altri team. Cardile, arrivato solo nel 2024, non ha partecipato alle scelte fondamentali per la monoposto del 2026, come le forme del telaio o le sospensioni, ma il suo contributo non è comunque da sottovalutare. Il ruolo di Direttore Tecnico, infatti, lo rende responsabile di tutto lo sviluppo della vettura, dalla progettazione dell’auto allo sviluppo degli strumenti necessari per migliorarne le prestazioni: “Porto visione dell’organizzazione, chiarezza, potere decisionale. Il mio ruolo è porre la domanda giusta al momento giusto, sperando di capire la risposta e prendere una decisione di conseguenza”. E se si sbaglia? “Bisogna prendere una decisione con le informazioni che si hanno e poi continuare a lavorare sul problema. Se una o due settimane dopo, grazie a maggiori informazioni e ulteriori analisi, scopriamo che la decisione era sbagliata, non c’è niente di male nel cambiare idea e direzione. Dobbiamo tenere a mente l’obiettivo finale: non si tratta di avere ragione o torto all’inizio, si tratta di vincere alla fine.”

Nel suo ruolo decisionale, deve tenere riuscire a mettere tutte le parti insieme in modo tale da creare un lavoro armonioso e ricco: “Ogni volta che sono in riunione, non dovrei essere la voce dell’esperto. Se lo sono, significa che qualcosa non va. Gli specialisti dovrebbero essere i migliori nel loro campo. Invece di fornire loro soluzioni su richiesta, dovrei sfruttare le loro competenze, le loro conoscenze, la loro esperienza“. La giusta suddivisione dei ruoli e la capacità di unire gli sforzi verso un unico obiettivo sono gli aspetti fondamentali in un lavoro che coinvolge tante persone: “Condividere le informazioni e creare qualcosa che sia più ricco della somma delle parti è fondamentale per noi e per qualsiasi team di F1”, spiega al sito ufficiale del team, “Ognuno ha un compito chiaro e nessuno cerca di fare il lavoro degli altri. La chiave per far funzionare tutto è il flusso di informazioni all’interno dell’organizzazione, che deve essere positivo. Dobbiamo raggiungere la giusta integrazione per evitare incomprensioni che portano a rilavorazioni, perdite di tempo e perdite di prestazioni.

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