Budapest, Ferrari favorita? I dati suggeriscono maggiore prudenza

Lug 22, 2026

Cristiano Sponton

Alla vigilia del Gran Premio d’Ungheria, la Ferrari viene indicata da molti come la favorita. Il ragionamento è comprensibile: l’Hungaroring richiede carico aerodinamico, precisione nei cambi di direzione, stabilità in frenata e velocità nelle curve lente e di media velocità. Sono proprio le aree nelle quali la monoposto di Maranello ha mostrato alcuni dei segnali più convincenti nel corso di questa stagione, soprattutto dopo gli importanti aggiornamenti alla sua SF-26, per ultimo quello di Barcellona.

Ferrari candidata credibile per la vittoria ma Mercedes parte come favorita

Se si osservano separatamente i dati delle qualifiche, il rendimento sulla distanza e il comportamento degli pneumatici, la Ferrari emerge come una candidata credibile alla vittoria, ma non ancora come la squadra da battere. La Mercedes arriva a Budapest con una base prestazionale più continua e, soprattutto, con meno interrogativi nella capacità di trasformare la velocità potenziale in rendimento effettivo. La distinzione è sottile ma decisiva: una vettura può adattarsi molto bene a un circuito senza essere, per questo, necessariamente la favorita. Da qui nascono anche le chiare parole di Leclerc post GP del Belgio: “Ungheria da favoriti? Dobbiamo essere cauti perché è molto difficile prevedere il livello di prestazione. A Monaco dovevano essere i favoriti ma abbiamo ottenuto risultati inferiori alle aspettative”.

Credit: Tomasz Mroz Parcfer.me / PAP

L’Hungaroring viene spesso descritto come una sorta di circuito cittadino permanente. I rettilinei sono brevi, le curve si susseguono senza concedere molto tempo per raffreddare gomme e componenti e il ritmo dipende dalla continuità con cui la vettura riesce a completare ogni fase della curva. La Ferrari ha mostrato una buona capacità di inserimento e una notevole velocità nelle curve lente e medie. Quando il tempo sul giro viene costruito attraverso la precisione in inserimento, la stabilità in appoggio e la capacità di mantenere velocità al centro della curva, la SF-26 tende a esprimersi meglio rispetto ai tracciati nei quali prevalgono efficienza aerodinamica e velocità terminale. Questo dovrebbe aiutarla soprattutto nel secondo settore dell’Hungaroring, dove il pilota deve collegare diverse curve senza compromettere quella successiva. Una vettura precisa, stabile e reattiva può guadagnare molto in una sequenza nella quale un piccolo errore iniziale si trascina per centinaia di metri.

Il più grosso punto interrogativo della Ferrari in Ungheria è la trazione

Il punto interrogativo resta piuttosto la fase di uscita. Nelle gare precedenti, la Ferrari non ha sempre mostrato la stessa efficacia in trazione, in particolare quando il posteriore è stato sollecitato da tante ripartenze a bassa velocità. A Budapest non basta essere rapidi in curva: bisogna riuscire a raddrizzare presto la monoposto, aprire l’acceleratore senza generare pattinamento per non stressare eccessivamente le gomme posteriori. È possibile, quindi, che la Ferrari guadagni nella percorrenza e restituisca parte del vantaggio nella fase di accelerazione. Proprio questo equilibrio tra velocità minima e qualità dell’uscita sarà uno degli elementi più importanti del fine settimana.

Per il fine settimana ungherese verranno utilizzate le mescole C3, C4 e C5. La C5 sarà la gomma di riferimento per la qualifica ma il suo impiego non sarà necessariamente semplice. Con temperature ambientali in aumento durante il fine settimana, con punte che potranno anche passare i 30 gradi ambientali nella giornata di domenica, l’asfalto potrebbe raggiungere valori elevati. In queste condizioni il problema non è soltanto portare la gomma nella corretta finestra di esercizio, ma riuscire a mantenerla stabile per tutto il giro. L’Hungaroring è particolarmente severo da questo punto di vista. Dopo il primo settore, gli pneumatici affrontano una lunga successione di curve senza veri tratti di raffreddamento. Una preparazione troppo aggressiva può garantire grande aderenza nelle prime curve e provocare un calo nella parte conclusiva. Al contrario, un giro di lancio troppo prudente rischia di lasciare la C5 al di sotto della temperatura ideale nella prima frenata.

E’ chiaro che per la Ferrari la prestazione assoluta potrebbe esserci, ma potrebbe richiedere una finestra di preparazione molto più precisa mentre Mercedes, nelle qualifiche più recenti, ha mostrato una maggiore capacità di produrre prestazioni ripetibili. Non sempre è stata nettamente la vettura più veloce in ogni settore, ma più spesso è riuscita a completare il giro senza perdere la finestra degli pneumatici. In un confronto che potrebbe giocarsi su pochi centesimi, questa continuità conta quanto il picco assoluto di prestazione senza dimenticare la Red Bull di Verstappen e la McLaren che all’Hungaroring porterà una buona dose di aggiornamenti alla sua MCL40.

Ferrari arriva in Ungheria con l’obiettivo di ribaltare il pronostico

In gara la SF-26 si è mostrata spesso molto competitiva, ma con una maggiore sensibilità alle condizioni soprattutto quando la strategia non permetteva grosse invenzioni, come a Spielberg (Austria), mentre ha generato delle opportunità dove il degrado era importante e la strategia delle tre soste è risultata addirittura migliore di quella delle due soste, come al Montmelò. Quando il bilanciamento è corretto e il posteriore rimane stabile, la SF-26 riesce comunque a mantenere un ritmo elevato. Quando invece aumenta lo scivolamento in trazione, il decadimento della gomma posteriore può diventare più evidente. In Ungheria questo aspetto sarà centrale e senza dimenticare che con le mescole C3, C4 e C5, la gestione termica sarà probabilmente più importante dell’usura nuda e pura. Una pista calda e poco ventilata può portare gli pneumatici fuori finestra anche senza un consumo strutturale particolarmente elevato. È proprio su questo terreno che Mercedes sembra offrire le indicazioni più solide. Nei dati storici recenti la vettura di Brackley ha mostrato una maggiore uniformità nella gestione degli stint, con meno oscillazioni e una risposta più prevedibile al crescere della temperatura. Ferrari ha evidenziato un potenziale molto elevato, ma anche una variabilità più marcata tra un fine settimana e l’altro. Quando la finestra è centrata, la SF-26 può essere estremamente competitiva. Quando invece il retrotreno inizia a scivolare o la gomma supera la temperatura ideale, la perdita di prestazione può diventare più rapida.

Concludendo, la Ferrari ha ottime ragioni per pensare di essere nuovamente competitiva. Il tracciato valorizza la sua velocità nelle curve, la qualità dell’avantreno e la capacità di generare carico nelle sezioni guidate. Tra tutte le piste recenti, Budapest è probabilmente una delle più adatte alle caratteristiche della SF-26. Questo, però, non basta per definirla favorita. I dati delle qualifiche mostrano una Mercedes più continua nell’estrazione della prestazione e il passo gara indica una migliore stabilità nel corso degli stint. Finora, la gestione del degrado e delle temperature sembra meno legata alla necessità di centrare perfettamente il bilanciamento. Ferrari però arriverà all’Hungaroring con la volontà di ribaltare il pronostico. Per riuscirci dovrà trovare una configurazione capace di proteggere il posteriore senza sacrificare la rotazione, preparando correttamente la C5 in qualifica e dimostrando di poter sostenere il ritmo sulle mescole più dure anche nella seconda parte degli stint.

Autore

RIPRODUZIONE VIETATA. I trasgressori saranno perseguibili a norma di legge

Condividi l'articolo

SEGUICI SU
PODCAST