Binotto: “Cuore della sfida 2026 è la gestione dell’energia. Il termico? Un motorino…”

Feb 16, 2026

Jacopo Moretti

La Formula Uno del 2026 ha imposto ai team uno sforzo ulteriore: saper interpretare. Intendiamoci, scoprire le ormai note aree grigie o i risvolti nascosti dietro alle regole che accompagnano la F1 è un’arte ormai nota. Eppure, i nuovi regolamenti sono stati in grado di mutare alcuni paradigmi divenuti ormai certezze: quando e come andare veloci.

A spiegarlo è Mattia Binotto – a capo del progetto Audi F1 – che ha raccontato come dietro alla nuova era della classe regina del motorsport ci siano diversi aspetti che il cronometro saprà spiegare solo in parte.

Il cuore della sfida – spiega Binotto al Podcast Terruzzi Raccontasarà la gestione dell’energia”. Senza MGU-H, il motore elettrico diventa molto più potente — fino a 350 kW — ma paradossalmente più difficile da sfruttare. “Non hai grosse opportunità di ricarica durante il giro”, spiega Binotto. L’energia elettrica disponibile in accelerazione, per di più, dura pochi secondi: “Dopo 3-4 secondi in uscita di curva la spegni, perché hai finito la ‘benzina elettrica’”.

Il risultato è una monoposto da circa 1000 cavalli complessivi solo in accelerazione, che poi resta improvvisamente affidata a un motore endotermico molto meno prestazionale: “Un motorino, rispetto a quelli che conosciamo oggi”.

Ecco perché la ricarica diventa il vero terreno di scontro tecnico. Frenare con il motore elettrico, anticipare la fase di decelerazione, sacrificare qualche metro di rettilineo per accumulare energia da spendere dopo: sono tutte scelte che incidono direttamente sulla prestazione. “Essere efficienti nel ricaricare potrà fare la differenza tra un costruttore e l’altro”, sottolinea Binotto. Anche per questo le F1 2026 avranno freni posteriori più piccoli: parte della decelerazione sarà affidata proprio al sistema elettrico.

Come cambia il ruolo del pilota. E occhio alla benzina

Dal punto di vista del pilota, sarà un mondo nuovo. La vettura frena e accelera in modo non convenzionale, con il motore elettrico che può continuare a frenare mentre chi sta al volante ha già iniziato ad accelerare. “Il motore deve essere guidabile durante la scalata”, spiega Binotto, descrivendo un equilibrio tutto da costruire tra coppia, rigenerazione e stabilità del retrotreno.

Non a caso si aspetta reazioni simili a quelle del 2014: stupore iniziale, poi adattamento rapido.

Un altro fronte decisivo sarà quello delle benzine sostenibili, tutt’altro che neutre in termini di prestazione. “La benzina incide: 10-15 Cv possono valere anche quattro o cinque decimi al giro”. Non si tratta di emissioni, ma di chimica dei materiali: carburanti non fossili, complessi da sviluppare e tutt’altro che scontati. E chi sbaglia, paga. “Come all’inizio di ogni era, mi aspetto scarti importanti: telaio, aerodinamica, motore… tutto”. Senza divari estremi come nel 2014, ma con la possibilità concreta che un motorista parta davanti.

 

A caccia del carico: “All’inizio saremo decisamente più lenti in curva rispetto al passato”

Poi c’è l’aerodinamica. Con meno potenza disponibile sul dritto, l’obiettivo è ridurre drasticamente il drag. Le F1 2026 saranno molto più efficienti, ma anche con meno carico. “Più veloci in rettilineo, più lente in curva”, chiarisce l’ex Ferrari. A Barcellona, per esempio, si potranno vedere velocità di punta superiori anche di 20-30 km/h, ma curve iconiche come la 3 non saranno più da pieno gas. Almeno all’inizio. “Più svilupperemo le vetture, più troveremo carico”, spiega Binotto, lasciando intendere che il limite si sposterà progressivamente.

Le macchine correranno anche più alte, riducendo drasticamente il porpoising, e saranno dotate di sistemi come il “doppio DRS” pensati esclusivamente per abbattere la resistenza all’avanzamento. Le prime impressioni? “Mi ha impressionato quanto sono leggere”, racconta Binotto. Belle da vedere, belle da sentire — senza MGU-H il suono torna protagonista — ma anche più difficili da gestire in fase di sorpasso, dove l’energia elettrica va concentrata: tutta su un rettilineo, oppure risparmiata per un momento chiave. Il 2026, insomma, non premierà solo chi avrà la macchina più veloce, ma chi saprà capire prima cosa significa davvero essere veloci.

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