L’inizio dell’avventura di Audi in Formula 1 è stato probabilmente al di sotto delle aspettative, quantomeno sul piano dei risultati. Soltanto due punti conquistati nelle prime gare stagionali e un nono posto nel mondiale costruttori rappresentano infatti un bottino estremamente limitato per una vettura che, in termini puramente prestazionali, si è dimostrata spesso la settima forza del campionato. Il paradosso della Audi R26, infatti, è proprio questo: la velocità c’è, ma manca tutto ciò che serve per trasformarla in risultati. Errori operativi, problemi di affidabilità e limiti strutturali stanno impedendo alla squadra tedesca di concretizzare, pagando forse un dazio eccessivo rispetto al potenziale mostrato dalla monoposto.
Miami quadro della situazione Audi: il potenziale c’è, l’esecuzione no

In questo senso, il weekend di Miami ha rappresentato il perfetto riassunto della situazione. La vettura tedesca è stata probabilmente la migliore del centro gruppo alle spalle della sola Alpine, salvo però lasciare la Florida con un nuovo zero in classifica. Il problema principale continua a essere l’affidabilità. Nico Hulkenberg non ha nemmeno preso il via della Sprint Race dopo che la sua monoposto ha letteralmente preso fuoco durante il giro di formazione, segnando il terzo start “mancato” per i tedeschi. Ad analizzare la situazione ci ha pensato Allan McNish, racing director del progetto. “C’era del liquido che è finito sullo scarico causando l’incendio. Avevamo avuto un problema prima di uscire dai box e pensavamo di averlo risolto, ma non era così e c’era ancora del fluido all’interno. È una spiegazione piuttosto semplice.” Un episodio che evidenzia come alcuni problemi derivino più da errori operativi che da limiti progettuali veri e propri.
Lo stesso discorso vale per l’esclusione di Gabriel Bortoleto dalla Sprint dopo l’11° posto ottenuto in pista, causata dal superamento del limite di pressione dell’aria in aspirazione. “Non portava alcun vantaggio prestazionale, ma il regolamento è chiaro: o sei dentro i limiti o sei escluso.” I problemi, però, non si sono fermati lì. Bortoleto ha iniziato in ritardo la qualifica a causa di un guasto ai freni collegato a un problema al cambio individuato all’ultimo momento. Anche in questo caso la situazione è stata aggravata dalla necessità di riparare in contemporanea la vettura di Hulkenberg dopo l’incendio della Sprint. La gara del tedesco è poi durata appena sette giri: dopo il contatto con Carlos Sainz alla prima curva, Hulkenberg è stato costretto a fermarsi definitivamente per un problema di surriscaldamento della trasmissione che lo ha bloccato in prima marcia dietro Safety Car. Bortoleto, invece, ha disputato una corsa tutto sommato solida rimontando fino al 12° posto, ma partendo dal fondo aveva poche possibilità concrete di entrare in zona punti. “Se fosse partito dalla posizione che avrebbe meritato in qualifica, attorno all’11° posto, avrebbe finito a punti. Lo stesso vale per Nico se avessimo avuto una gara pulita. Dal punto di vista della performance era evidente che nel primo settore fossimo molto competitivi. Quando però ci trovavamo nel traffico, superare non era semplice come avremmo voluto.”
Audi: difficoltà in partenza e nel traffico

Ed è proprio qui che emerge un altro limite della Audi R26: la cosiddetta “raceability”. La monoposto soffre particolarmente nelle partenze e nelle fasi di sorpasso. Alla base ci sarebbe il turbo più grande tra quelli utilizzati dagli attuali motoristi di Formula 1: una soluzione utile in termini di potenza massima, ma penalizzante sul fronte della risposta immediata. E anche il sistema ERS non garantirebbe un deployment efficiente quanto quello dei rivali, rendendo più complicate le manovre offensive. Audi ha già lavorato intensamente sulle partenze, effettuando numerose simulazioni durante il filming day di Monza prima di Miami, ma internamente il problema viene considerato strutturale e probabilmente destinato a condizionare anche parte della stagione 2026. “Ovviamente non vogliamo questi problemi. Ma anche altri costruttori stanno avendo difficoltà, non soltanto noi. Se guardo le partenze di Kimi Antonelli o altre situazioni simili, ci sono molte aree che tutti stanno ancora cercando di comprendere e controllare.” E ancora: “Noi stiamo imparando molto più degli altri perché loro conoscono già il 75% del sistema Formula 1. Sicuramente dobbiamo sistemare queste cose, non ci sono dubbi.”
Una parte delle difficoltà può essere giustificata dal fatto che Audi sia un costruttore totalmente nuovo sul fronte power unit. Tuttavia, alcuni errori di gestione nel box risultano più difficili da accettare considerando l’esperienza storica del team Sauber. Allo stesso tempo, però, emerge un aspetto incoraggiante: i problemi raramente si ripetono nello stesso modo. Un dettaglio che suggerisce come il team stia semplicemente affrontando situazioni nuove da comprendere e risolvere progressivamente. E non a caso, anche Gabriel Bortoleto ha invitato alla pazienza: “Non credo che abbiamo avuto un singolo problema uguale a un altro. Ne abbiamo avuti tanti questo weekend, ma tutti differenti.” Il brasiliano ha poi evidenziato uno dei grandi limiti strutturali del progetto Audi rispetto ai rivali: “Siamo un nuovo costruttore di motori. Abbiamo soltanto due macchine. Ci sono team che utilizzano otto vetture con la stessa power unit: immaginate quanti dati possono raccogliere rispetto a noi. Dobbiamo soltanto avere pazienza. Quando tutto sarà sistemato, sono sicuro che saremo competitivi.”
Nonostante tutto, i segnali positivi non mancano. La Audi R26 si è dimostrata stabilmente da Q2 e ha già raggiunto due volte il Q3. Anche la power unit, per essere un primo progetto completamente nuovo, si è dimostrata credibile sul piano prestazionale. In Canada arriverà inoltre un pacchetto di aggiornamenti più consistente dopo le piccole modifiche introdotte a Miami. Se Audi riuscirà a ridurre errori e problemi di affidabilità, il potenziale per diventare una presenza fissa in zona punti nella seconda parte della stagione sembra esserci tutto.



