Binotto: “Audi è il quarto miglior telaio. Obiettivo chiudere il gap di motore nel 2028″

Mag 28, 2026

Jacopo Moretti

Mattia Binotto non si nasconde. Audi è ancora lontana dal poter lottare per le vittorie, ma il team principal della casa tedesca vede segnali molto incoraggianti, soprattutto sul fronte telaistico. Nel lungo intervento al podcast Beyond The Grid, l’ex Ferrari ha spiegato nel dettaglio a che punto sia realmente il progetto Audi, indicando chiaramente pregi, limiti e obiettivi della squadra di Hinwil.

Partendo proprio dalla monoposto Binotto si è detto “molto soddisfatto del telaio della R26. Abbiamo una buona correlazione tra galleria del vento e simulatore, e questo era l’aspetto più importante dal punto di vista ingegneristico. Credo che la nostra macchina sia molto veloce in curva e pensiamo di essere addirittura il quarto team in termini di chassis. Per una ex Sauber è un risultato straordinario”. Una dichiarazione che fotografa la crescita tecnica del team svizzero dopo l’ingresso di Audi. E non a caso Binotto ha sottolineato come il progresso non derivi da un singolo elemento, ma da un lavoro complessivo su struttura, metodologia e mentalità. “Il cambiamento più grande è stato dare una direzione chiara, un obiettivo chiaro e motivare le persone. Questo è stato l’aspetto più importante”.

Binotto: “Audi deve cambiare mentalità rispetto alla Sauber”

Audi Binotto

Nel corso dell’intervista, Binotto ha poi spiegato come la vera sfida non sia soltanto costruire infrastrutture o assumere personale, ma trasformare completamente la cultura del team. Secondo il manager italiano, infatti, la “vecchia” Sauber era una squadra abituata soprattutto a sopravvivere economicamente e a massimizzare le poche risorse disponibili, mentre ora Audi punta apertamente a diventare un top team. “Quando devi trasformare una squadra non si tratta solo di edifici o processi. Devi cambiare abitudini, mentalità e comportamenti. Le persone erano abituate a non spendere, a fare il massimo con quello che avevano. Ora invece l’ambizione è completamente diversa”. E allora ecco il vero obiettivo per la stagione 2026: “ Essere competitivi non significa guardare al numero di punti o ai piazzamenti. Significa che ogni persona del team deve capire cosa vuol dire competere davvero. Non si può essere soddisfatti semplicemente di partecipare. Voglio che a fine stagione sia evidente a tutti, ai tifosi e ai media, che Audi è arrivata e che sta diventando una squadra seria”.

“Il problema Audi è il motore, ma non ci serve un nuovo Adrian Newey”

Audi Binotto

Se sul telaio Binotto si è mostrato molto soddisfatto, il discorso cambia completamente quando si parla della power unit. Audi ha dovuto realizzare da zero il motore 2026 e la relativa parte elettrica, affrontando una delle rivoluzioni tecniche più complesse della classe regina. Il team principal non allora ha nascosto le difficoltà “Se misuriamo il gap rispetto ai top team, probabilmente il distacco maggiore riguarda la power unit: prestazione, controllo e guidabilità”. Il problema principale riguarda soprattutto la gestione dell’energia elettrica derivante dalla sola MGU-K, divenuta centrale dopo l’eliminazione della MGU-H. Una situazione che sta mettendo in difficoltà diversi costruttori, ma che Audi sta pagando particolarmente. “Per migliorare il motore dovremo modificare l’hardware. Pensiamo che raggiungere il livello corretto entro il 2027 non sia realistico, mentre il 2028 potrebbe essere il momento giusto”.

E proprio guardando alla possibilità di chiudere il gap con le scuderie di testa, Binotto ha spiegato, prendendo l’esempio di Adrian Newey, come una sola persona non possa svolgere il lavoro di tutti, spiegando come il progetto Audi voglia crescere internamente. “La complessità di una Formula 1 moderna è tale che non crediamo che una sola persona possa fare la differenza. Sarà uno sforzo collettivo”. E l’attenzione si sposta, allora, sui giovani talenti: “Stiamo assumendo molti giovani laureati. È il nostro investimento per il futuro. Quando cammini nei corridoi del team incontri persone di 25 o 27 anni. È una squadra molto giovane e ne sono orgoglioso”.

Tra i passaggi più interessanti dell’intervista c’è stato anche il ricordo degli anni Ferrari, con Binotto che ha parlato dell’influenza avuta da Jean Todt e soprattutto da Michael Schumacher. “Penso che Michael fosse ancora più forte come leader che come pilota. Era capace di spingere sempre il team a fare meglio. Pretendeva il massimo da tutti, ma prima di tutto da sé stesso. Era un modello per tutti e conosceva ogni singola persona della squadra”. Ed è proprio questa cultura vincente vista in Ferrari che Binotto vuole portare in Audi: “La dimensione dei team è cambiata, la complessità è aumentata, ma la cultura vincente resta la stessa. È esattamente ciò che stiamo cercando di ricreare in Audi”.

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