La stagione 2026, con l’entrata in funzione a pieno regime del futuristico Technology Campus e l’esordio della prima monoposto progettata da Adrian Newey, doveva rappresentare per Aston Martin il primo passo della scalata verso il titolo iridato, ma la seconda settimana di test in Bahrain ha restituito un’immagine ben diversa. Tra problemi tecnici ricorrenti e una cronica mancanza di ricambi, il team di Silverstone lascia Sakhir con la consapevolezza che l’inizio del mondiale sarà tremendamente in salita. Nelle sei giornate complessive di test nel deserto, l’Aston Martin – che già nello shakedown di Barcellona aveva accumulato molti meno chilometri degli altri team – ha completato meno di 400 giri, un bottino magro che mette la scuderia in fondo alla classifica della distanza percorsa. E ora crescono le preoccupazioni su come l’AMR26 potrà affrontare tra meno di due settimane il weekend del GP Australia.
Stroll e Krack: “Siamo in svantaggio, c’è molto lavoro da fare”
I nuovi problemi tecnici, iniziati giovedì pomeriggio con Fernando Alonso, si sono trascinati fino a venerdì con Lance Stroll, rimasto bloccato ai box per gran parte dell’ultima mattinata a causa di un guasto legato alle batterie. La situazione era così tesa che Honda è stata costretta a effettuare simulazioni d’emergenza sui banchi prova a Sakura prima di autorizzare il ritorno in pista della vettura, costretta comunque a un piano di lavoro limitato.

L’ultima giornata di test è stata così l’emblema del calvario vissuto da Aston Martin: Lance Stroll è riuscito a scendere in pista solo a mattinata inoltrata, completando in totale 6 giri con un paio di in-out nel primo pomeriggio, senza riuscire a segnare nemmeno un tempo cronometrato. Il pilota canadese non ha nascosto la frustrazione per un pacchetto che sembra ancora lontano dall’essere competitivo. “Sono state due settimane impegnative qui in Bahrain e il poco tempo passato in pista venerdì non era certo il modo in cui volevamo finire i test“, ha spiegato Stroll. “È chiaro che la macchina non è dove vorremmo che fosse in termini di prestazioni e sappiamo che ci aspetta un enorme lavoro nelle prossime settimane e mesi. La stagione è lunga e continueremo a spingere al massimo per sbloccare il potenziale. Non siamo dove vorremmo, ma conosco la determinazione di questa squadra: resteremo uniti per vincere questa sfida“.
Sulla stessa lunghezza d’onda il Chief Trackside Officer, Mike Krack, che ammette apertamente il ritardo della squadra rispetto alla concorrenza. “Abbiamo concluso il nostro programma, ma la sfida principale è stata gestire alcuni problemi di affidabilità che hanno limitato il nostro tempo in pista“, ha ammesso Krack. “Questo ci mette in una posizione di svantaggio verso l’inizio della stagione, perché non siamo stati in grado di completare tutti i compiti tipici dei test invernali. Riconosciamo che c’è una mole di lavoro immensa davanti a noi e tutti sanno dove dobbiamo concentrarci per migliorare la situazione“.
L’ammissione di Honda: obiettivi falliti e carenza di ricambi
Il partner motoristico nipponico non ha nascosto le difficoltà incontrato, diffondendo nella mattina di venerdì un comunicato dove ammetteva i problemi incontrati che stavano impedendo all’Aston Martin di prendere parte alla giornata di test. Shintaro Orihara, Honda Trackside General Manager, ha ammesso che né l’affidabilità né la performance attuale soddisfano gli standard di HRC. “Il nostro obiettivo principale era accumulare chilometraggio, verificare l’affidabilità e raccogliere dati. Sebbene la raccolta dati sia andata a buon fine, non abbiamo raggiunto il target di chilometraggio che ci eravamo prefissati“.

Riguardo allo stop di venerdì, Orihara ha aggiunto: “Giovedì abbiamo riscontrato un problema sulla Power Unit e abbiamo unito le forze per trovare una soluzione. HRC Sakura, l’AMRTC di Silverstone e il personale in Bahrain hanno lavorato su un piano di corsa limitato, concordato congiuntamente a causa della scarsità di pezzi di ricambio. Complessivamente, al momento non siamo contenti delle prestazioni e dell’affidabilità, ma stiamo cercando soluzioni insieme tra Sakura, Milton Keynes e Silverstone“.
L’indiscrezione dal paddock: il sospetto di danni interni “devastanti”
A rendere il clima nel box ancora più cupo è un’indiscrezione riportata dall’ex stratega del team, Bernie Collins, che ha assistito a scene poco rassicuranti durante i test. Già nella mattinata di mercoledì, Collins ha notato i tecnici Honda utilizzare un boroscopio per guardare dentro il motore della vettura di Fernando Alonso, notando una discussione concitata tra i vertici subito dopo l’ispezione.

“Ho visto i meccanici e gli ingegneri Honda usare una piccola telecamera per guardare dentro il motore e capire cosa stesse succedendo“, ha raccontato Collins a F1TV. “Credo abbiano trovato qualcosa di decisamente grave. Un problema interno al motore di questo tipo potrebbe fermare l’auto per un tempo considerevole. Mentre osservavano lo schermo, c’è stata una discussione nel garage, poi sono comparsi i paraventi per coprire la vista. Questo ha limitato drasticamente il loro lavoro; abbiamo visto gli ingegneri scendere dal muretto e rientrare subito nel box“. Preoccupazioni fondate, visto quello che poi è successo nei giorni seguenti.
La trasferta di Melbourne si aprirà dunque con tante incognite che vanno ben oltre le peggiori aspettative: riuscirà l’ARM26 a coprire la distanza di gara? E con quali prestazioni, visto che finora ha sempre accusato ritardi notevoli? L’aria nel team è già pesante: Lawrence Stroll vuole vedere risultati dopo il tanto denaro investito nella squadra e per Alonso sembra ritornato l’incubo degli anni in McLaren-Honda. Saprà Newey, nell’inedito ruolo di team principal, affrontare tutto questo e navigare la scuderia verso acque più calme?



