C’è un’immagine che racconta molto della situazione che Aston Martin sta vivendo in Bahrain. Adrian Newey, il papà della AMR26, chinato di fianco alla vettura con lo sguardo cupo. E come se non bastasse, le occhiatacce di Alonso una volta sceso dalla monoposto che avrebbe dovuto portare la scuderia inglese nell’olimpo dei top team fanno il resto. “Siamo chiaramente indietro”, spiega senza tanti giri di parole Pedro de la Rosa, ambasciatore della scuderia di Lawrence Stroll. “Quando si perdono tre, quattro o cinque secondi significa che è l’intero pacchetto a non funzionare. Purtroppo, non è un solo aspetto, ma ci sono tante aree da sistemare. Siamo al lavoro per farlo”. Insomma, una situazione ben lontana dalle aspettative. Al punto che i piloti sono costretti a ridurre la velocità nel tentativo di contrastare le importanti vibrazioni e surriscaldamento.
Aston Martin, che succede in Bahrain? “Partiti tardi e in ritardo su tutte le aree”

Ma cos’è successo alla scuderia che avrebbe dovuto sfidare i top team? “Siamo partiti tardi – spiega De la Rosa – e il motorsport è brutale quando accade. Forse se Adrian fosse arrivato qualche mese prima, se Honda non avesse lasciato momentaneamente la F1… sono tutti se”. Con un unico punto fermo: “Siamo lenti. E ben lontani da dove dovremmo essere”. In effetti, anche visivamente Alonso e Stroll sono sembrati parecchio in difficoltà nella guida, alle prese con una vettura instabile in fase di frenata e poco gentile con gli pneumatici. Fenomeni indice di criticità su più aree, dalla piattaforma meccanica all’utilizzo dell’energia.
“Non siamo partiti con il piede giusto – conferma poi anche Alonso – le aspettative, quantomeno dall’esterno, erano molto alte. Ma forse ci si dimentica che per noi la sfida era molto più complicata. Banalmente abbiamo dovuto realizzare un cambio da soli per la prima volta”. Non a caso la “verdona” 2026 è anche la monoposto ad aver completato meno tornate tra Barcellona e Bahrain. “Siamo chiaramente indietro rispetto al programma che ci eravamo prefissati. Per il momento ci stiamo limitando ad imparare dalla vettura, poi penseremo ad ottimizzare l’assetto”. Come? “Vogliamo accumulare più giri possibile cercando di studiare gli aspetti nuovi di quest’auto, come l’erogazione della potenza elettrica”.
Newey detta la linea: “Nessuno mette in discussione le sue idee, anche se non abbiamo ancora ben compreso il regolamento”

E a fronte di una situazione così complicata, verrebbe quasi da pensare che la posizione di Adrian Newey, oggi anche Team Principal della scuderia britannica, possa essere già in discussione. “Non lo è, assolutamente – precisa De la Rosa – Adrian è il nostro leader tecnico e sta indirizzando il team sul lavoro da fare. Se negli anni scorsi c’erano diverse teorie, oggi la direzione è una sola e nessuno la mette in discussione. E penso proprio che sia nei momenti difficili che serva un leader come lui. Abbiamo tutto quel che serve per riprenderci e migliorare, ma non sarà un lavoro da cinque minuti”.
“Non penso proprio che Newey abbia dimenticato come si fa una macchina in un solo anno – ha poi aggiunto Alonso – le sue vetture hanno dominato questo sport per 30 anni. Per questo ho fiducia nel telaio. A livello di aerodinamica penso che dobbiamo ancora comprendere in fondo le regole, ma Adrian ci sta lavorando”. Cosa manca, allora? “Sulla Power Unit il discorso si complica. Non capito bene il regolamento ed è probabilmente una delle aree in cui dovremo lavorare di più”.



