Vincere a Monaco non vale quanto un semplice successo, vincere a Monaco significa vincere il GP per antonomasia. Kimi Antonelli, con il quinto successo consecutivo, ha messo in pista un autentico capolavoro, dominando la corsa e venendo a capo delle insidie che si sono abbattute sulle strade del Principato dopo la bandiera rossa causata dall’incidente della Ferrari di Leclerc. Il pilota italiano ha trionfato divenendo il più giovane vincitore a Montecarlo e mai nessuno dopo sei gare aveva accumulato 66 punti di vantaggio in classifica mondiale.
Antonelli dopo il trionfo a Monaco: “non mi ero mai sentito così bene su una macchina da corsa”
“Fino alla bandiera rossa stavo spingendo giusto per mantenere il ritmo”, ha raccontato un Kimi Antonelli che per 68 giri ha mantenuto il pieno controllo della corsa. “Poi ovviamente è arrivata la bandiera rossa e ho pensato: no, perché!? Quando c’è una bandiera rossa perdi un po’ la concentrazione e rifocalizzarsi sull’obiettivo non è stato semplicissimo, soprattutto sul dover rifare una partenza, una procedura completa.” Con una lucidità da veterano, l’italiano di casa Mercedes ha però gestito in maniera maniacale gli ultimi giri della gara, costruendo sin da subito un solido vantaggio sulla Ferrari di Hamilton. “Oggi credo che sia stato uno dei giorni in cui mi sono sentito meglio su una macchina da corsa in assoluto”, ha raccontato Kimi dopo il quinto successo consecutivo. “Da quando abbiamo fatto i cambiamenti di setup, fra venerdì e sabato la mia confidenza è cresciuta in modo esponenziale e quindi oggi è stata un po’ una riconferma. Anche perché un conto è fare un giro in qualifica, però non sapevo come sarei andato in gara. Dopo che ho fatto i primi giro però ho capito che la macchina ce l’avevo in mano e da lì ho fatto il mio ritmo.”

Quell’analogia legata al numero 12
Vincere a Monaco con una prestazione di tale riportata, riporta senz’altro al passato e ai campioni che hanno trionfato sulle strade del principato, come Ayrton Senna, l’idolo di Kimi. “È un numero speciale con cui correre qui, quindi è bello vincere con il numero 12. La strada però è ancora lunga e siamo soltanto alla sesta gara. Bisogna continuare così e continuare ad alzare l’asticella. Sicuramente però con il team c’è una grandissima dinamica e quindi ci stiamo anche divertendo molto.”
Chi mi ferma? “Oggi l’unica persona che mi poteva fermare ero io stesso”, ha commentato ai microfoni di Sky Sport. “Però adesso andiamo a Barcellona e sarà un weekend completamente diverso. Ogni weekend sarà un’esperienza diversa. Ovviamente adesso mi godrò il momento col team, però dopo si ricomincerà a lavorare perché Barcellona è la prossima settimana e bisognerà riprendere da dove abbiamo finito qua. Sarà importante focalizzarsi sulle cose importanti e metterci tanta grinta e determinazione.”

L’umiltà di papà Marco: “siamo una famiglia normale. Forse un giorno potremo scrivere la storia, ma oggi è soltanto un pezzettino.”
Sebbene Antonelli si stia rendendo protagonista di un qualcosa di raro nella storia della F1, ciò che permane è l’umiltà e la consapevolezza di non aver ancora vinto alcun titolo mondiale, come ha voluto raccontare papà Marco dopo la bandiera a scacchi. “Alla seconda ripartenza ho sofferto più della prima”, ha raccontato. “Noi siamo gente di motorsport e sappiamo come funziona questo mondo. Fino ad ora non abbiamo fatto niente, qua c’è gente che ha vinto sette titoli mondiali. Bisogna sempre avere paura che in qualche angolo della terra ci sia sempre qualcuno che ci possa stare davanti. Non bisogna essere troppo presuntuosi nel dire di essere migliore, perché non si sa mai cosa può succedere.” Una mentalità figlia di una famiglia che ha una profonda conoscenza del motorsport, ma che prima di questo aspetto ha cresciuto un campioncino dai sani valori. “Questa è la filosofia che abbiamo sempre cercato di trasmettere a Kimi. Credo che il suo ‘clic’ sia dovuto a questa sua mentalità. È un ragazzo di 19 anni che ha bisogno di divertirsi, ti farei vedere cosa stavamo facendo ieri sera”, ha raccontato scherzando. “Siamo gente normale, io domani vado a lavorare. Oggi abbiamo vinto ma la nostra vita non è mai cambiata. Non lo dico per sminuire, ma c’è tanta gente cha fatto più di lui. Forse un giorno potremo scrivere la storia, ma finora abbiamo scritto soltanto un pezzettino. È soltanto la base.”
“Spero che l’esempio di Kimi serva a tanti ragazzi giovani – ha proseguito Marco Antonellli – Di avere un obiettivo nella vita e perseguirlo finché non lo si raggiunge. Un obiettivo qualsiasi, come diventare una brava persona nella vita.” Italia spaccata fra Kimi e la Ferrari? “Se vince la Ferrari sono contento, sono nato ferrarista, ma è giusto che si tifi anche Kimi perché bisogna essere obiettivi e vedere cosa succede in pista ogni weekend.” E sui meriti a Mercedes: “Kimi è molto bravo ma bisogna anche essere al posto giusto nel momento giusto. Si è trovato la macchina giusta e bisogna dare anche i meriti alla Mercedes che gli ha dato una super macchina.”



