La Ferrari è tornata dentro un vortice che conosce fin troppo bene. Quando i risultati non arrivano, quando le aspettative vengono disattese e la pressione intorno a Maranello aumenta, inevitabilmente comincia la ricerca di un responsabile. Baku di per sé era il cocktail ideale di ciò che il pacchetto tecnico Ferrari attualmente mal digerisce: curve lente e lunghi rettilinei.
Fred Vasseur è nuovamente circondato dalle voci sul proprio futuro, diventate ancora più rumorose dopo le dichiarazioni di Christian Horner. L’ex team principal della Red Bull non ha nascosto il fascino esercitato dalla Ferrari, definendola il suo “sogno” e il “gigante addormentato” della Formula 1. Una disponibilità pubblica difficile da ignorare, soprattutto perché arriva mentre la posizione di Vasseur è già oggetto di discussione. Sono partite dopodiché le più disparate teorie di un piano secondo il quale Ferrari avrebbe già pronta la “buona uscita” del francese. Ma è il Team Principal il problema di una carenza di risultati concreti a Maranello?
Assolverlo completamente sarebbe sbagliato.
Vasseur guida la Ferrari dal 2023. Tre stagioni e mezzo nelle quali ha avuto tempo per intervenire sull’organizzazione, scegliere uomini, modificare metodi di lavoro e indirizzare tecnicamente la squadra.
La Ferrari del 2026 è quindi anche la sua Ferrari e una stagione al di sotto delle aspettative non può essere considerata qualcosa di estraneo alla responsabilità del team principal, soprattutto dopo il drammatico flop del 2025. Chi occupa quella posizione deve rispondere dei risultati. Ma è altrettanto difficile dimenticare ciò che è accaduto prima di lui.
Ferrari non vince il Mondiale Piloti dal 2007 e quello Costruttori dal 2008. Dopo la conclusione dell’era Todt, al vertice della gestione sportiva si sono alternati Stefano Domenicali, Marco Mattiacci, Maurizio Arrivabene, Mattia Binotto e infine Vasseur. Sono cambiate filosofie, organizzazioni, regolamenti, direttori tecnici e team principal.

Il risultato, almeno per quanto riguarda il Mondiale, non è cambiato.
È per questo che la questione Horner non dovrebbe essere ridotta semplicemente a un confronto tra due uomini. Christian ha un curriculum che parla da solo e rappresenterebbe inevitabilmente un nome di enorme peso per qualsiasi squadra. Ma persino l’arrivo di una figura come Horner imporrebbe una domanda fondamentale: quale Ferrari troverebbe? E, soprattutto, quale reale autonomia avrebbe per modificarla?
Vasseur ha portato una certa “equipe” di sua fiducia, da Loic Serra a Franck Sanchez a D’Ambrosio, e addii pesanti come quelli di Mekies, Xavi Marcos, e Rueda. Perché cambiare ancora una volta il nome sulla porta dell’ufficio del team principal non significa necessariamente cambiare ciò che succede dietro quella porta.
Ed è proprio in questo contesto che acquistano un significato particolare le parole pronunciate da Vasseur a Baku.
Il francese questa volta ha perso parte della consueta diplomazia. “Il signor Horner sta cercando lavoro, lo sanno tutti”, ha risposto parlando delle continue indiscrezioni. Ma il passaggio probabilmente più importante è un altro: Vasseur ha ammesso che Ferrari in questo momento non sta lavorando con la necessaria serenità. “È frustrante. Metà delle domande che ricevo sono su Horner. Ma cosa posso fare? Cerco solo di fare del mio meglio per spingere la squadra”.
Ferrari: manca una presa di posizione
Bisogna tornare indietro di poco più di un anno, al Gran Premio del Canada 2025. Anche allora Vasseur arrivò a Montreal circondato dalle indiscrezioni sul proprio futuro. Anche allora reagì duramente, definendo certe ricostruzioni irrispettose nei confronti delle persone che lavoravano all’interno della squadra.
All’epoca Lewis Hamilton si schierò apertamente dalla parte di Fred. Disse che Vasseur era uno dei motivi per cui aveva scelto la Ferrari e che voleva continuasse a guidare la squadra. Charles Leclerc fu altrettanto esplicito: “Credo in Fred come Fred ha sempre creduto in me”. Fu una presa di posizione fortissima.

E poche settimane più tardi arrivò quella della Ferrari con l’annuncio del rinnovo pluriennale del proprio team principal parlando ufficialmente di fiducia nella sua leadership, di fondamenta costruite e della volontà di proseguire lungo una direzione strategica condivisa.
Hamilton, interrogato a Baku sulla possibilità che Vasseur sia ancora la persona giusta per guidare Ferrari, ha risposto comunque affermativamente. Ma non abbiamo assistito, almeno finora, alla stessa difesa pubblica e corale vista in Canada.
E soprattutto manca una voce, quella della Ferrari.
Se Ferrari considera ancora Vasseur l’uomo sul quale costruire il proprio futuro, una dichiarazione forte della società potrebbe spegnere almeno una parte delle speculazioni. Non servirebbe rispondere direttamente a Horner né entrare nel merito di ogni indiscrezione. Basterebbe riaffermare pubblicamente quella fiducia che Ferrari aveva espresso in maniera così netta al momento del rinnovo.
Il silenzio lascia inevitabilmente spazio alle interpretazioni.
Ad oggi non ci sono elementi pubblici sufficienti per sostenere addi precoci e non risultano trattative in corso con Horner.
Ma il silenzio può avere comunque un significato politico all’interno della gestione di una squadra.
Può semplicemente significare che Ferrari non vuole alimentare le indiscrezioni rispondendo a ogni voce. Oppure può indicare la volontà di non blindare pubblicamente una posizione che la proprietà intende valutare sulla base dei risultati e dell’evoluzione del progetto. Ed è probabilmente questa incertezza a pesare più delle indiscrezioni stesse.
Perché Vasseur può certamente essere sostituito. Nessun team principal è intoccabile e i risultati rappresentano inevitabilmente il metro con cui viene giudicato chi guida una squadra come Ferrari.

Ma prima di cambiare nuovamente sarebbe necessario comprendere cosa non abbia funzionato.
Se il problema fosse principalmente Vasseur, allora sostituirlo avrebbe una logica precisa. Ed è qui che quasi vent’anni di storia recente diventano impossibili da ignorare (Domenicali. Mattiacci. Arrivabene. Binotto. Vasseur…).
Non significa che Ferrari debba mantenere Vasseur indipendentemente dai risultati. Significa però che attribuire ogni volta al team principal la responsabilità principale rischia di diventare una spiegazione troppo semplice per un problema evidentemente molto più complesso.
Perché la domanda non è soltanto se Fred Vasseur sia ancora l’uomo giusto per la Ferrari. La domanda, forse ancora più importante, è se la Ferrari abbia costruito intorno al proprio team principal le condizioni necessarie affinché quell’uomo — Vasseur, Horner o chiunque altro — possa realmente riportarla a vincere.



