I successi di Monza e Madrid hanno riportato in auge gli ormai noti discorsi su una Mercedes dominante e senza rivali in questo 2026. Eppure, secondo il Trackside Engineering Director del team, Andrew Shovlin, il quadro sarebbe ben più complesso rispetto a quello suggerito dai risultati. Le due vittorie sarebbero infatti frutto di fattori e circostanze molto diverse, con in comune una W17 priva di aggiornamenti ormai da diversi mesi.
“Non erano previsti“, ha spiegato Shovlin guardando ai due successi di Antonelli, “anche perché al momento è tutto molto combattuto. Non abbiamo aggiornato la macchina con un grande pacchetto da molto tempo, mesi. Quindi sicuramente non andiamo alle gare pensando che vinceremo ogni volta”. Un quadro ben diverso da quello dei primi GP stagionali, in cui “tendevamo ad andare a una gara pensando di avere una macchina che, facendo un lavoro davvero ottimo, avrebbe dovuto essere in pole e lottare per la vittoria. Ora il margine tra il primo e il sesto posto è di uno o due decimi”.
Il messaggio è dunque quello di una Mercedes che, seppur competitiva su qualsiasi tipo di tracciato, non può più contare su un vantaggio tecnico sufficiente a trasformare ogni weekend in una semplice conferma delle gerarchie. Una parte significativa del lavoro è diventata quindi puramente operativa, legata alla preparazione del weekend, alla comprensione della vettura e alla capacità di adattarla alle caratteristiche dei circuiti.
“Si tratta di imparare come funziona la macchina proprio come fa un pilota. Inizi a comprenderla davvero e costruisci un database di quello che è successo su un determinato circuito e di come hai risolto il problema. È un processo continuo”, ha spiegato Shovlin, sottolineando anche quanto il lavoro al simulatore abbia contribuito al risultato di Madrid. “Quello che ci manca ora è semplicemente recuperare sullo sviluppo. Siamo stati molto impegnati in galleria del vento, ma non abbiamo portato componenti sulla macchina con la stessa velocità degli altri”.
Monza: la penalità come opportunità

Facendo però un passo indietro rispetto al successo spagnolo, a Monza Mercedes aveva scelto deliberatamente di prendere una penalità sulla Power Unit di Kimi Antonelli. Una decisione che, alla vigilia, poteva sembrare rischiosa, ma che il team aveva studiato sulla base delle caratteristiche del circuito. Shovlin ha poi spiegato che la scelta era legata anche alla necessità di inserire una nuova Power Unit fresca tra quelle a disposizione del bolognese, specie considerando la presenza tra i tecnici di alcune preoccupazioni legate a componenti delle precedenti unità. Monza, in questo senso, offriva un’occasione particolarmente favorevole per recuperare: “Hai rettilinei consecutivi che sono tutti punti in cui, se hai energia, puoi passare. Se una macchina si difende alla prima occasione o magari alla seconda, alla fine la raggiungi e passi”.
La velocità con cui Antonelli ha rimontato ha però sorpreso il team. “Ci ha sorpreso quanto velocemente Kimi sia arrivato lì, ma la macchina funzionava bene”. E un passaggio particolarmente interessante riguarda proprio l’atteggiamento del giovane italiano prima della gara. Quando Mercedes gli aveva comunicato la volontà di prendere la penalità, Antonelli avrebbe risposto semplicemente: “Fate quello che è meglio per il campionato. Monza è solo un’altra pista”. E il risultato ha dato ragione alla strategia della squadra.
Madrid e la scelta di Antonelli: “Ha guadagnato un secondo che ha deciso la corsa”

A Madrid, invece, la situazione era completamente diversa. Il layout del nuovo circuito non ha consentito a Mercedes di contare sulla stessa facilità di sorpasso di Monza, e la vittoria di Antonelli è arrivata soprattutto grazie alla capacità del team di reagire immediatamente alla Virtual Safety Car. Shovlin ha infatti spiegato come Mercedes avesse preparato con attenzione ogni possibile scenario già dalla domenica mattina. “A ogni fase della gara devi sapere cosa farai in caso di VSC o Safety Car. Ogni squadra lavora così”.
Quando si è poi verificato lo stop in pista di Lance Stroll, Kimi era già nella finestra utile per fermarsi e Peter Bonnington ha confermato immediatamente l’istruzione. A quel punto è arrivato il dettaglio che ha probabilmente deciso la gara: Antonelli ha rallentato prendendosi un ulteriore secondo di margine prima di imboccare la pit-lane.
“Kimi ha rallentato un po’ e si è guadagnato un altro secondo, che probabilmente gli ha permesso di farcela. Di certo ha reso possibile riuscirci”, ha raccontato Shovlin. Un passaggio particolarmente significativo perché, come sottolineato da Mercedes, la sosta stessa è stata tutt’altro che semplice, con le gomme ancora nelle termocoperte quando il bolognese ha imboccato la corsia box. Ma è proprio qui che il successo di Madrid assume un significato diverso. La Mercedes non sembrava, infatti, poter disporre della monoposto più competitiva sul puro passo gara, ma ha comunque saputo sfruttare alla perfezione la finestra strategica.
Mercedes, a Baku ancora senza aggiornamenti: “arriveranno in Malesia”
La vera questione, a questo punto, riguarda però il futuro immediato. Mercedes arriverà a Baku nuovamente senza grandi aggiornamenti, puntando così sul massimizzare il pacchetto attualmente a disposizione. “Non abbiamo molto di nuovo in arrivo a Baku”, ha ammesso Shovlin. Il circuito azero, però, potrebbe comunque essere favorevole alle caratteristiche della W17: “La macchina era buona a Monza. Speriamo che funzioni bene a Baku, dove serve una macchina che abbia una buona velocità in rettilineo”.
Quanto alle novità, “arriveranno dalla Malesia in poi. Sperando di poter fare un buon passo in avanti. Non credo che saremo davanti di chilometri, ma speriamo di tornare in una posizione in cui, andando in qualifica, sapremo di poter lottare davvero per la pole”. Sullo sfondo c’è poi il lavoro sulla Power Unit e sul gettone ADUO, che Mercedes si prepara ad utilizzare per un nuovo turbocompressore.



