Il trionfo in rimonta di Kimi Antonelli a Monza, unito all’ultima vittoria a Madrid, baciato anche dalla fortuna, ha nuovamente acceso l’ennesima meritata ondata di elogi verso il pilota italiano, avviato verso un titolo mondiale che a questo punto sembra ormai una formalità. Vale però la pena provare a fare un discorso diverso, meno scontato, senza mettere in dubbio quanto di buono, eccelente, incredibilmente inaspettato sta facendo il pilota italiano: è chiaro che Kimi già la scorsa stagione ha dimostrato molto, essendo al primo anno di un regolamento che gli altri piloti, Russell compreso, avevano invece interiorizzato da anni ma quanto di questa clamorosa stagione dipende da un adattamento straordinario di Antonelli, e quanto invece dalla natura molto particolare — e destinata a cambiare già nei prossimi anni — delle vetture 2026.
Vetture “insensibili” al pilota: cosa è cambiato davvero
A spiegarlo meglio di chiunque altro è stato proprio Max Verstappen, che ha descritto le attuali vetture come un cambiamento di filosofia di guida quasi opposto rispetto al passato. Storicamente, il pilota più aggressivo — quello che frenava più tardi e accelerava prima — veniva premiato perché guadagnava tempo in ogni curva. Con le power unit 2026, spinte molto più sulla componente elettrica, capita l’esatto contrario: a volte conviene alzare il piede, frenare prima o rinunciare a un decimo in curva per avere più energia e quindi velocità massima sul rettilineo successivo.

“È così innaturale. Non è così che dovrebbe essere”, ha sintetizzato l’olandese alla BBC, che ha anche fatto notare come piloti alla prima uscita su una vettura mai guidata prima — da Tsunoda a Lawson — si siano dimostrati competitivi quasi subito, segno che queste vetture 2026 siano in generale più facili da guidare. Non è un caso che anche Charles Leclerc, uno dei piloti più penalizzati da questo nuovo regolamento, abbia toccato lo stesso tema negli scorsi mesi: con vetture così limitate, è molto più difficile costruire quelle imprese in qualifica che lo hanno reso speciale agli occhi dei tifosi Ferrari e a quelli degli appassionati di F1. Questo perché il margine per il singolo fuoriclasse di inventarsi qualcosa in più del potenziale puro della macchina si è infatti molto ristretto.
Il vero merito di Antonelli: adattarsi a una guida quasi contro-intuitiva
Ed è proprio in questo contesto che il rendimento di Antonelli assume un significato diverso da quello con cui viene normalmente raccontato. Lui è riuscito a interiorizzare meglio e più in fretta di un riferimento solido come George Russell, un modo di guidare che va anche contro l’istinto sviluppato in una vita di kart e categorie propedeutiche ma in generale aiuta determinati piloti più di altri. “Quest’anno, io, Charles e Oscar stiamo faticando molto di più rispetto ai nostri compagni di squadra. E Max, i suoi compagni di squadra gli sono stati molto più vicini di chiunque altro negli ultimi sei anni. Mentre Kimi, Lewis e Lando hanno stili di guida piuttosto simili e stanno andando forte.”

Tuttavia, è esattamente questa specificità a rendere legittima la domanda di fondo: cosa resterà di questo dominio quando le vetture torneranno a essere più simili a quelle del passato? Perché il capitolo attuale del regolamento tecnico non è destinato a restare identico: già dalla prossima stagione la suddivisione tra potenza endotermica ed elettrica è destinata a modificarsi, riportando gradualmente le monoposto verso caratteristiche più vicine a quelle “classiche” del passato l’anno successivo, seppur il prossimo vero e proprio cambio regolamentare arriverà tra qualche anno. Così, Antonelli dovrà dimostrare di sapersi adattare, probabilmente in direzione opposta rispetto a oggi. È esattamente questo che separa i fuoriclasse dai semplici protagonisti di un’annata (o più) perfetta: se Kimi riuscirà a ripetersi anche quando le regole del gioco torneranno a cambiare, il 2026 verrà ricordato come l’inizio di un ciclo. In caso contrario, quanto fatto resterà comunque qualcosa di davvero clamoroso ma legato ad una generazione di vetture che possiamo definire forse più unica che rara.



