Hamilton, 30 anni dopo Schumacher: “Grato a Vasseur, mi ha supportato e ascoltato”

Giu 14, 2026

Luca Manacorda

Il definitivo riscatto di Lewis Hamilton con la Ferrari è arrivato su un circuito tutt’altro che privo di ricorsi storici. Esattamente 30 anni dopo Michael Schumacher, anche il britannico ha conquistato sul Circuit de Catalunya la sua prima vittoria con la scuderia di Maranello. A differenza del tedesco, trionfatore al suo settimo gran premio con la Rossa, Hamilton ha dovuto però attendere la seconda stagione per raggiungere questo traguardo, passando attraverso un tribolato 2025 che aveva messo tanti dubbi sul suo approdo da quarantenne a Maranello, non solo nell’opinione pubblica ma anche dentro se stesso. Per questo il successo di Barcellona ha un sapore particolare che sa di rivincita e di resilienza, come ha sottolineato lo stesso pilota.

La forza della perseveranza e la rinascita: “Cento volte cadi, cento volte ti rialzi”

È difficile trovare le parole, davvero difficile, ma alla fine provo un’incredibile gratitudine e sono davvero orgoglioso della squadra e delle persone con cui lavoro – ha dichiarato un emozionato Hamilton dopo il trionfo a Barcellona – Hanno passato davvero un brutto periodo l’anno scorso, sia internamente che pubblicamente. Da parte mia, sono riuscito a ricostruire me stesso durante l’inverno: mi sono allenato duramente, ho ricostruito la mia mente e il gruppo di persone che mi circonda“.

Il confronto con la rassegnazione che più volte era emersa dalle parole di Hamilton nel corso del 2025 è incredibile. Il britannico ha saputo attraversare quelle difficoltà e trarre un insegnamento, anche a 40 anni suonati e dopo sette titoli iridati: “Tutto questo mi ricorda una cosa fondamentale: non bisogna arrendersi mai – ha detto Hamilton – La prima volta fallisci, ma ti rialzi. Fallisci cento volte, e cento volte ti rialzi. La perseveranza ha davvero pagato. È speciale vincere con qualsiasi squadra, ma la Ferrari è speciale. È semplicemente bellissimo“.

La gratitudine verso Vasseur: “Fred ha sempre creduto in me e mi ha ascoltato”

Il pilota britannico ha voluto dedicare un pensiero profondo al suo Team Principal, sottolineando il legame umano e professionale che li ha uniti anche nei momenti più complessi, permettendo loro di resistere alle critiche dello scorso anno e di apportare i cambiamenti fondamentali per la svolta del 2026: “Sarò per sempre grato a Fred per aver creduto in me, per avermi sostenuto e per avermi portato in questa squadra“, ha spiegato Hamilton.

Il rapporto tra i due è di lunga data, tanto che giusto 20 anni fa festeggiavano assieme il successo nell’allora GP2: “Lo scorso anno è stata dura per entrambi, sia all’interno che all’esterno del box – ha aggiunto Hamilton – Sono sicuro che ci siano stati momenti di dubbio da parte sua e di tutti quelli che lo circondavano. Eppure, ha continuato a tenere la testa bassa e ha continuato a supportarmi. E in particolare verso la fine dell’anno, mi ha ascoltato moltissimo“.

Approfondendo quest’ultimo punto, Hamilton ha raccontato: “Il mio arrivo è stato un grande shock, perché sono una persona molto schietta. Se vedo qualcosa che non ritengo giusto, insisto molto. È nel mio carattere e non mi arrendo mai. Credo che non sia facile essere dalla parte di chi subisce tutto questo, soprattutto quando devi gestire un’intera organizzazione e una cultura che di per sé è consolidata in un certo modo. Inoltre, Fred è un francese in una cultura italiana. Per lui è stato molto difficile da gestire, perché ovviamente si occupava anche dei rapporti con i media. Ma ha continuato a credere in me, a essere un buon amico, un ottimo compagno di squadra, un alleato e un vero punto di riferimento. Ho dovuto insistere molto per apportare alcune modifiche. E lui le ha rese possibili, cosa per cui gli sarò eternamente grato, perché senza quei cambiamenti tutto questo non sarebbe successo“.

Il sogno d’infanzia diventato realtà: “Dall’esordio alla prima vittoria in rosso”

Il successo in Spagna evoca in Hamilton i ricordi di quando era bambino, legando indissolubilmente il suo presente al mito della Scuderia di Maranello. Il pensiero torna inevitabilmente a quel Schumacher che oggi ha imitato alla perfezione: “Fin da quando ero un ragazzino guardavo Michael vincere quei Gran Premi. Avevo il modellino di quella macchina rossa...“.

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Quella macchina rossa da due stagioni è diventata anche sua e da oggi Hamilton ha aggiunto un altro traguardo: “Poi arrivi in Formula 1 e non sei mai veramente sicuro di ciò che accadrà. Per non parlare della possibilità di guidare un giorno la macchina rossa, senza nemmeno sapere che avrai potuto guidarla e addirittura vincere…“.

 

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