Il giovedì di Montréal ha mostrato un Lewis Hamilton particolarmente rilassato e intimo nella conferenza stampa che precede il GP Canada. Il pilota della Ferrari ha rievocato il legame speciale con una pista dove ha conquistato sette delle sue 105 vittorie totali, inclusa la prima in assoluto della carriera nell’ormai lontano 2007, descrivendo l’atmosfera della città come elettrica e rivelando che questo weekend sarà accompagnato in questo luogo per lui così speciale da sua madre. Hamilton ha anche condiviso un momento di forte commozione extra-pista legato al recente trionfo calcistico dell’Arsenal in Premier League, ammettendo di aver versato una lacrima e ricordando la sua infanzia a Stevenage, quando da unico bambino nero del quartiere cercava di integrarsi giocando a calcio con gli amici, prima che la sorella lo convincesse a tifare per i Gunners.
Restando sulla F1, a catturare l’attenzione sono state in particolare le sue approfondite riflessioni sui limiti della preparazione virtuale al simulatore e le sue dichiarazioni perentorie in merito al proprio futuro agonistico.
Hamilton: “Siamo nella scia di McLaren e Red Bull”
Sul fronte della competizione in pista, il britannico ha analizzato lo stato di forma della scuderia di Maranello alla luce dei dati emersi dalle ultime gare. Il sette volte campione del mondo ha sottolineato il massiccio lavoro svolto in fabbrica per correggere i difetti del pacchetto tecnico attuale, ammettendo la necessità di rimanere realistici nel confronto diretto con i rivali di Mercedes, McLaren e Red Bull: “Ovviamente la Mercedes è al vertice e la McLaren è sembrata incredibilmente forte nell’ultima gara, mentre la Red Bull ha fatto un passo da gigante”.

Memore di quanto visto a Miami, Hamilton è rimasto molto cauto nel giudicare i rapporti di forza tra la Ferrari e i principali rivali: “Penso che siamo più o meno nella scia di McLaren e Red Bull; vedremo quale sarà l’ordine esatto, ma la Mercedes ha un grande aggiornamento questo fine settimana e, anche senza di esso, è stata velocissima e ha vinto l’ultima corsa. Il nostro focus deve essere solo su noi stessi per cercare di ottimizzare il pacchetto”.
Il dilemma del simulatore: perché Hamilton ha preferito l’analisi dei dati reali
Hamilton ha rivelato di non aver utilizzato il simulatore per preparare la tappa di Montréal, una scelta controcorrente che si stacca dalla routine di molti colleghi ma che affonda le radici in una profonda consapevolezza metodologica. Nonostante l’infrastruttura di Maranello sia stata elogiata come la migliore mai vista dal pilota, il lavoro sul campo di questo fine settimana si concentrerà esclusivamente sulla telemetria e sull’analisi ingegneristica classica a causa della tendenza dello strumento virtuale a discostarsi dalle risposte reali dell’asfalto.
Il pilota ha spiegato dettagliatamente l’evoluzione del suo approccio: “Non ho usato il simulatore per questa gara. Innanzitutto, lo strumento che abbiamo è straordinario ed è il miglior ambiente di lavoro che abbia mai visto, con un gruppo di persone eccezionale. È uno strumento molto potente che continuiamo a far evolvere – ha spiegato il sette volte iridato – ma con la simulazione ho la sensazione che i punti di riferimento cambino continuamente. Ho iniziato a guidare il primo simulatore nel 1997 alla McLaren, dove l’abitacolo non si muoveva ma avevamo il force feedback sul volante. Poi sono passato alla prima vera generazione in GP2 e in McLaren, ma non mi piaceva particolarmente perché erano giornate lunghe e troppi giri; per me arriva un momento in cui, facendo così tanti giri, smetti di imparare“.

La critica di Hamilton si sposta poi sull’efficacia reale delle sessioni virtuali nel deliberare il setup della vettura per il weekend di gara, ricordando come la perfetta corrispondenza tra la fabbrica e la pista sia un evento più unico che raro nella storia recente della F1. “Quando sono arrivato in Mercedes erano piuttosto indietro con il simulatore e nei campionati che abbiamo vinto non l’ho praticamente mai usato, se non raramente. Abbiamo ricominciato a utilizzarlo un po’ di più nel 2020 o 2021 – ha confessato il britannico – ma in vent’anni c’è stata una sola volta in cui l’assetto del simulatore era l’esatto assetto usato in qualifica per fare la pole position, ed è successo a Singapore nel 2012. Tutte le altre volte non è mai perfetto. Nell’ultimo anno lo usavo ogni settimana, ma scoprivo che facevi tutto quel lavoro, poi arrivavi in pista e tutto era l’opposto, costringendoti a cancellare quello che avevi imparato”.
Per questo motivo, la decisione di saltare la sessione pre-Montréal si è trasformata in un’opportunità per lavorare a stretto contatto con la squadra su parametri puramente meccanici e fisici, cercando di risolvere i problemi cronici riscontrati nei primi appuntamenti della stagione. “Visto che a volte va bene e a volte no, ho deciso di saltare questa sessione e concentrarmi maggiormente sui dati, facendo un’analisi approfondita sul bilanciamento a centro curva, sul bilanciamento meccanico, sugli approcci alle curve e sull’ottimizzazione del bilanciamento dei freni, che sono stati un problema per me per diverso tempo – ha chiarito il pilota Ferrari – e questo ha portato a un’ottima integrazione con i miei ingegneri. Non sto dicendo che non lo userò mai più, lo useremo ancora soprattutto per il power deployment. Negli ultimi sei mesi andavo in fabbrica dopo il weekend per lavorare sulla correlazione dati, ma poi alla pista successiva i valori erano leggermente sballati, quindi vedremo come andrà questo fine settimana”.
Un futuro a lungo termine nel Circus: la smentita sui piani di ritiro
Oltre alle questioni puramente ingegneristiche, la conferenza stampa di Montréal ha offerto ad Hamilton l’occasione per fare chiarezza sul proprio futuro all’interno del Circus. Di fronte alle crescenti speculazioni dei media e alle voci nel paddock che ipotizzano un suo progressivo disimpegno, il pilota della rossa ha voluto ribadire la totale centralità del progetto sportivo nei suoi pensieri, escludendo categoricamente qualsiasi scenario legato a un imminente ritiro dalle competizioni.

Hamilton ha risposto con estrema fermezza ai dubbi sulla sua longevità agonistica: “Ho ancora un contratto, quindi per me è tutto chiaro al 100%. Sono focalizzato, motivato e amo ancora quello che faccio con tutto il mio cuore – ha sottolineato il britannico – Resterò qui ancora per un bel pezzo, quindi fatevene una ragione. Ci sono molte persone che stanno cercando di farmi ritirare, ma questo non è nemmeno nei miei pensieri. Sto già pensando a cosa ci sarà dopo e sto pianificando i prossimi cinque anni. Ho intenzione di correre ancora per parecchio tempo”.



