L’ex consulente e responsabile del vivaio della Red Bull, Helmut Marko, è tornato a parlare del legame indissolubile tra la scuderia di Milton Keynes e il suo pilota di punta, Max Verstappen, svelando dettagli inediti sulla promozione lampo avvenuta nel 2016. In un momento in cui il futuro della categoria è al centro di intensi dibattiti tecnici, l’ex pilota austriaco ha tracciato un parallelo tra l’ascesa fulminea del talento olandese e l’attuale malcontento che sta spingendo il quattro campione del mondo a interrogarsi sulla permanenza nel Circus dopo la rivoluzione regolamentare del 2026.
Le dichiarazioni di Marko arrivano in un momento in cui le discussioni sui regolamenti tecnici e sui motori da utilizzare in F1 si intrecciano con la nostalgia del passato. Secondo il dirigente di Graz, il Circus si trova davanti a un bivio: preservare l’essenza delle corse o rischiare di perdere il suo protagonista più iconico degli ultimi anni a causa di normative che potrebbero soffocare il puro agonismo in pista a favore dell’efficienza dei sistemi ibridi. Nel frattempo, Verstappen prosegue con le sue “evasioni” dalla F1, partecipando questo weekend alla 24 Ore del Nurburgring.
La promozione del 2016: l’opposizione interna di Horner
Ripercorrendo i giorni frenetici che dieci anni fa portarono alla sostituzione di Daniil Kvyat con l’allora diciottenne Verstappen, Marko ha rivelato che la decisione non fu accolta con unanime entusiasmo ai vertici del team. Nonostante l’evidente talento del giovane olandese, il Team Principal Christian Horner nutriva forti perplessità sulla tempistica di un salto così azzardato dall’allora Toro Rosso dopo appena quattro round del Mondiale 2016 e una stagione d’esordio nel 2015 in cui il talento dell’olandese era sì apparso evidente, ma altrettanto lo era stata la necessità per lui di accumulare ancora esperienza.

Marko ha ricordato la tensione di quelle ore cruciali in un’intervista alla testata olandese Telegraaf: “Il Team Principal Christian Horner non era d’accordo con la promozione di Max dopo appena quattro gare. Era contrario, proprio come molti rivali e critici che mi misero sulla graticola, sostenendo che Max fosse ancora troppo giovane e che quella mossa fosse pericolosa“. Marko ha sottolineato come la pressione esterna fosse pari a quella interna nel giudicare prematuro l’esordio nella scuderia maggiore della Red Bull, non perdendo occasione per lanciare delle stoccate all’ex compagno di mille battaglie, da lui più volte attaccato dopo il licenziamento avvenuto lo scorso anno.
Il declino di Kvyat e la delusione di Carlos Sainz
La necessità del cambio fu dettata dal rapido calo di prestazioni del pilota russo, culminato nell’incidente al via del GP Russia che mise fuori dai giochi la Ferrari di Sebastian Vettel. Sebbene l’anno precedente Kvyat si fosse dimostrato all’altezza del compagno di squadra Daniel Ricciardo, nel 2016 il feeling con la monoposto era svanito sin dai primi test invernali. Questa situazione di stallo tecnico spalancò le porte all’intervento della dirigenza, che scelse di promuovere Verstappen alla vigilia del GP Spagna, preferendolo all’altro giovane talento del vivaio Carlos Sainz.
Marko ha analizzato con freddezza quel passaggio di consegne: “L’anno precedente Kvyat si era comportato adeguatamente, ma nel 2016 non era più lo stesso pilota e si lamentava dei freni fin dal primo giorno di test. Il compagno di squadra di Max, Carlos Sainz, rimase molto deluso dal fatto di non averlo scelto, ma per noi fu una decisione chiara e semplice“. Marko ha evidenziato come la successiva vittoria immediata di Verstappen al debutto, in una gara ricordata anche per l’incidente nel corso del primo giro tra le Mercedes di Lewis Hamilton e Nico Rosberg, abbia poi messo a tacere ogni scetticismo residuo.
Il malessere attuale di Verstappen e i limiti del 2026
Guardando al presente, Marko non nasconde il timore che il nuovo assetto della F1 possa accelerare il ritiro del quattro volte iridato. Le critiche di Verstappen verso i regolamenti 2026, legate alla necessità di gestire l’energia della Power Unit e alla perdita della guida sportiva pura, sono condivise dall’austiaco, che vede in questo sistema un limite alla naturale espressione del talento dei piloti. La preoccupazione è che le vetture diventino troppo dipendenti dalla strategia elettrica a discapito della velocità pura.

Commentando l’ipotesi di un addio prematuro di Max, Marko ha mantenuto una visione pragmatica: “La partenza di Max sarebbe certamente una grande perdita, ma nello sport funziona così. Quando qualcuno se ne va, ne arriva uno nuovo che diventa la stella; tuttavia, non si tratta solo di capire se a Max piaccia o meno, si tratta dell’essenza delle corse“ ha sottolineato l’ottantatreenne al portale Sport.de, riferendosi al rischio che la categoria regina del motorsport si allontani troppo dalle sue radici competitive.
Il ritorno ai motori V8: la speranza per il 2030
In questo scenario di incertezza, Marko ha accolto con favore le recenti dichiarazioni del Presidente della FIA, Mohammed Ben Sulayem, riguardanti un possibile ritorno dei motori V8 a partire dal 2030. La prospettiva di abbandonare le attuali configurazioni ibride ultra-complesse per tornare a propulsori più leggeri e rumorosi è vista come la medicina necessaria per riaccendere la passione dei piloti e del pubblico più purista, superando le critiche mosse alle attuali unità di potenza.
Il giudizio di Marko sugli sforzi attuali della Federazione è però severo: “Quanto è stato avviato a breve termine è lungi dall’essere sufficiente per riportare in carreggiata la classe regina. Non so fino a che punto potremo ottenere un ritorno alle corse pure, ma riguardo ai V8 dico che prima arrivano, meglio è“ ha concluso il dirigente Red Bull, ribadendo la necessità di una semplificazione tecnica radicale per mantenere alto l’interesse dei protagonisti assoluti del campionato.



