Domenicali: “Pronta un’alternativa se non potremo andare in Qatar e ad Abu Dhabi”

Apr 30, 2026

Luca Manacorda, Giuliano Duchessa

La F1 riaccende i motori questo fine settimana a Miami, dopo un insolito mese di aprile senza gran premi. Una situazione, quest’ultima, non legata a strane scelte di calendario, ma diretta conseguenza delle tensioni geopolitiche che hanno coinvolto, e tutt’ora stanno coinvolgendo, il Medio Oriente. Alcune delle nazioni divenute abituali tappe del Mondiale sono infatti finite nel mirino dell’Iran in quanto storici alleati degli Stati Uniti, subendo nelle scorse settimane alcuni attacchi missilistici. Per garantire la sicurezza di tutto il personale del Circus, e degli spettatori, si è dunque deciso di annullare gli appuntamenti previsti in Bahrain e Arabia Saudita, senza rimpiazzarli. Ma, come ben sa anche l’amministratore delegato Stefano Domenicali, gli effetti di questa situazione non si sono ancora esauriti.

Guerra e rincari: le incognite sul 2026 della F1

Come analizzato da diversi team principal in queste settimane di pausa, saltare due gran premi ha molti aspetti negativi e qualcuno positivo dal punto di vista economico: se da un lato si perdono i premi legati alla partecipazione a due eventi, dall’altro si risparmia sulle spese di trasferta che comprendono voli, hotel e costi di trasporto. Tuttavia, come sottolineato da Alan Permane – team principal della Racing Bulls – durante un incontro con alcuni media selezionati tra cui AutoRacer.it, l’ago della bilancia pende verso l’impatto negativo. A ciò si aggiungono le preoccupazioni per i rincari dei costi di trasporto e dei carburanti, sempre legati alla situazione in Medio Oriente, che inevitabilmente hanno ripercussioni sulla gestione del budget cap.

Una situazione complicata, a cui si aggiunge un ulteriore motivo di incertezza: la F1 dovrebbe tornare in Medio Oriente a fine anno per disputare i Gran Premi di Qatar e Abu Dhabi che chiuderanno la stagione 2026, ma nel caso in cui la situazione geopolitica nella zona rimanga tesa ci potrebbe essere bisogno di trovare delle alternative. Un calendario che passa da 24 a 20 gran premi diventerebbe economicamente un problema, ma il Circus questa volta non vuole farsi cogliere impreparato.

Domenicali: “È nostro dovere avere pronta un’alternativa”

Intervistato da Class CNBC, Domenicali ha spiegato che la F1 ha fissato una data entro la quale decidere se confermare i due appuntamenti finali o cambiare destinazioni: “Abbiamo dovuto cancellare le prime due gare che erano in Bahrain e a Jeddah, ma naturalmente ora dobbiamo aspettare perché abbiamo le due gare alla fine dell’anno, cioè Qatar e Abu Dhabi. Quindi, come potete immaginare, dobbiamo aspettare e vedere. Abbiamo una scadenza entro la quale dobbiamo decidere se la situazione ci permetterà di andare. Speriamo di sì, come potete immaginare, per un quadro più ampio. Ma dall’altra parte è nostro dovere, come sport globale, avere un’opzione alternativa pronta. Ed è quello che abbiamo, naturalmente“.

Possiamo aspettarci che la scadenza a cui fa riferimento Domenicali sia attorno alla fine del mese di settembre, quando si chiuderà la parentesi europea del calendario. Per le eventuali sedi alternative bisogna ricordare che parliamo delle settimane successive alla gara di Las Vegas, in programma il 21 novembre. Un piano B deve tener conto di temperature idonee, ossia non troppo fredde, e dei costi di logistica, inoltre gli organizzatori devono avere il tempo di fare cassa attraverso la vendita dei biglietti. Considerando gli aspetti climatici, personalmente non ci sembra realistico né correre due volte in Gran Bretagna né a Imola a fine stagione.

Infine, Domenicali non ha nascosto l’impatto dell’altro problema legato alla crisi in Medio Oriente che abbiamo citato, ossia l’aumento dei costi: “Come dicevo, ora l’impatto maggiore sul nostro business è davvero l’aumento dei costi del carburante e della logistica. Sapete, siamo uno sport mondiale e viaggiamo in tutto il mondo. Queste sono le principali sfide che dobbiamo affrontare oggi“.

 

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