Williams: prestazioni lontane dalle attese e c’è un “problema enorme”

Mar 21, 2026

Jacopo Moretti

Due punti che muovono la classifica ma non cambiano la sostanza. Il GP di Cina della Williams restituisce un’immagine chiara: la squadra è ancora lontana da dove pensava – e soprattutto sperava – di essere a inizio 2026. A salvare il bilancio del fine settimana ci ha provato Carlos Sainz, autore di un’ottima corsa che ha permesso al team di ottenere i primi punti del campionato. Dall’altra parte del box, resta invece solo frustrazione per Alex Albon, fermato prima ancora del via da un problema tecnico. “È stato un weekend molto difficile per lui, dall’inizio alla fine, e non è nemmeno riuscito a partire per un problema di affidabilità dopo la sostituzione del cambio”, ha spiegato James Vowles. Ma a preoccupare il team principal è soprattutto il quadro generale: “Nessuno di noi è felice della performance attuale. Sarà un inizio di stagione complicato, miglioreremo gara dopo gara”.

Il ritorno del format Sprint a Shanghai, in questo senso, ha offerto più spunti che soluzioni. “È sempre entusiasmante correre la mini gara, ma con soli 60 minuti è molto difficile avere tutto sotto controllo”, ha sottolineato Vowles. Eppure, proprio la struttura del weekend – con due qualifiche e due gare – ha aiutato il team a costruire il risultato della domenica: “Ti permette di capire molto di più e questo ha contribuito alla gara di Carlos”. Decisivo, in particolare, il lavoro sulla gestione gomme: Williams è riuscita a migliorare il controllo del degrado, elemento che ha aperto la strada a uno stint molto lungo su gomma dura, costruito anche sulla base delle indicazioni raccolte nella Sprint.

Williams: “progressi rispetto all’Australia ma non riusciamo ancora ad avere due macchine a punto”

Resta però la sensazione di un risultato figlio più dell’esecuzione che del reale potenziale. Anche la gestione della Safety Car, uno dei momenti chiave della gara, lo conferma: “Se avessimo aspettato un giro in più saremmo rientrati davanti a Lawson, ma non avrebbe cambiato il risultato finale. Forse una gara più semplice, ma sempre nona posizione”. La scelta è stata condizionata dal forte graining sulla gomma media, che stava rapidamente erodendo la prestazione, in un contesto in cui “la probabilità di una Safety Car per problemi tecnici è alta, ma resta un evento casuale”.

Qualche segnale positivo, comunque, si è visto. Rispetto a Melbourne, la Williams ha mostrato progressi nel trovare performance dalla power unit e, più in generale, nella qualità dell’esecuzione in pista. “Sono tanti piccoli dettagli: velocità minima in curva, scelta delle marce, gestione del gas, ingresso curva… dieci, venti fattori lungo il giro che, messi insieme, fanno la differenza”, ha spiegato Vowles. Ma è proprio qui che emerge il limite più grande: la squadra non è ancora in grado di mettere insieme tutto nello stesso momento. “L’affidabilità è stata normale, ma non siamo ancora capaci di avere due macchine nelle condizioni giuste. E questo è un problema enorme, perché stiamo perdendo dati e quindi performance”.

Williams: peso e dati anomali, cosa non va nel team di Grove

Un quadro che trova riscontro anche nelle parole di Albon e nei segnali emersi nel weekend cinese. La FW46 paga un ritardo strutturale, a partire dal peso – si parla di circa 20 kg oltre il limite – ma soprattutto mostra problemi più profondi: bilanciamento instabile, carico aerodinamico incoerente e comportamenti anomali, al punto da portare la vettura a lavorare -metaforicamente (e non) – “su tre ruote”. Un insieme di criticità che rende difficile anche individuare una direzione chiara di sviluppo, con il team costretto a esplorare soluzioni sempre più estreme senza risultati immediati.

In questo contesto, la pausa forzata del calendario diventa quasi una necessità. “Ogni ora di questo break ci servirà per tornare competitivi a Miami”, ha spiegato il team principal. L’obiettivo è duplice: da un lato intervenire sul peso della vettura, dall’altro analizzare in profondità i dati raccolti nelle prime gare, sfruttando simulatore e lavoro in fabbrica per capire cosa cambiare davvero. “Non abbiamo mai abbastanza tempo per analizzare tutto dopo un weekend, e questo periodo ci permette di farlo”.

Resta infine lo sguardo sul progetto nel suo complesso. Williams sta cambiando, dentro e fuori dalla pista: “Negli ultimi tre anni abbiamo trasformato il modo di lavorare e la comunicazione tra i reparti. Sono entrate persone di grande qualità e il team cresce ogni giorno”. Ma la Formula 1 non aspetta, e i risultati di queste trasformazioni richiedono tempo: “Tre, sei, dodici mesi per vedere davvero gli effetti”. Nel frattempo, la realtà è quella vista a Shanghai: un nono posto che vale, ma che non basta a nascondere le difficoltà di una squadra ancora alla ricerca della propria identità tecnica.

 

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