Sin dalle origini della Formula 1 la Ferrari è sempre stata capace di conquistare il cuore di milioni di appassionati e non solo, il cui tifo per il team supera quello per i singoli piloti. Il calore del pubblico non diminuisce nemmeno durante le annate più difficili e scevre di prestazioni convincenti, oltre che di vittorie e trofei. Non stupisce quindi che molti piloti vogliano guidare per la Rossa, anche nei momenti più bui del team. È successo a Lewis Hamilton, che da sette volte campione del mondo ha deciso di intraprendere una nuova avventura proprio a Maranello. Nel febbraio del 2024 l’ufficialità del suo ingaggio ha avuto un impatto epocale nel motorsport, “ancora più potente di quanto immaginassi”, rivela lo stesso Lewis a Ferrari Magazine.
Un connubio che prometteva scintille e che a inizio stagione ha fatto sognare i tanti tifosi sparsi per il mondo. Un sogno anche per lo stesso Hamilton, che non ha mai nascosto il suo amore per il rosso; lo stesso amore che ha provato sedendosi per la prima volta sulla SF-25. Il sogno, però, si è trasformato presto in un incubo con una striscia di 20 gare senza podio, record per un pilota della Ferrari. Nonostante ciò, però, il britannico non si perde d’animo: “Tutti si aspettano di vincere subito, ma Roma non è stata costruita in un giorno”. In uno degli anni più cupi della Scuderia, ricorre il 50° anniversario del primo titolo di Niki Lauda con la Rossa, omaggiato da una livrea speciale a Monza. Il pilota austriaco è stato di grandissima ispirazione per Hamilton, soprattutto nelle prime fasi della sua carriera: “Niki faceva parte di un mondo che non riusciva ad adattarsi alla mia diversità, ma quando finalmente ci siamo incontrati mi ha detto: “Sei proprio come me, sei un pilota fino al midollo”. È stato solo dopo quell’incontro che quelle barriere sono cadute.”
LE PRIME SENSAZIONI SULLA SF-25
C’è solo una parola che descrive le prime sensazioni di Hamilton al volante della Ferrari SF-25: amore. A 40 anni il britannico ha deciso di rimettersi in gioco intraprendendo una nuova avventura in una nuova scuderia dopo XXX anni di permanenza in Mercedes e le emozioni, seppur già provate, sono invece nuove anch’esse: “Avevo 21 anni la prima volta che mi sono seduto su una monoposto di F1”, racconta a Ferrari Magazine, “Provenire da dove vengo, dal guardare la F1 in TV, aspirando a correre ai massimi livelli, al salire a bordo di una monoposto di F1 con le persone intorno a te, i meccanici e tutti i macchinari… E poi calarmi su una monoposto rossa 20 anni dopo, è stato molto più emozionante. Quando avevo 21 anni non era una cosa emotiva, era “eccitante”, perché tutto mi bruciava dentro. Quando sali su una Ferrari, è amore. Crei una connessione diversa.”

La vera differenza l’ha fatta l’ambiente Ferrari, che, nonostante una stagione decisamente sottotono, continua a sorprenderlo. Non solo per la storia che il team di Maranello ha (“La Ferrari è storia, il suo stemma e ciò che simboleggia. Le auto sono capolavori. È la lingua, la cultura, il cibo. È il modo in cui gli italiani esprimono la passione per tutto”), ma anche per le radici italiane su cui la Scuderia fa ancora affidamento, basti vedere la scelta di tenere la sede in Italia e non spostarla all’estero come molti competitor. “Nel corso degli anni, culture diverse si sono intrecciate e hanno attratto persone di ogni estrazione sociale, ma nel profondo la Ferrari è italiana. Ero preoccupato per le differenze culturali, ma poi arrivi qui e tutti sono chiaramente molto aperti mentalmente. In definitiva, è un rapporto umano. Quando crei ponti, tutto il resto svanisce.”
La notizia dell’ingaggio di Hamilton accanto a Leclerc ha infiammato gli animi di tanti appassionati in Italia e in giro per il mondo. Il pre-stagione della Ferrari è stato seguito con un interesse maggiore e con tutti i riflettori puntati: si tratta, infatti, di un evento di portata straordinaria che vede il pilota e il team più titolati nella storia della Formula 1 fondersi in un unico connubio. “È ancora più potente di quanto avessi immaginato”, concorda Lewis, “È bellissimo e ci sono stati molti aspetti positivi, anche se comporta anche molta responsabilità e peso”. Come ben si sa all’interno del paddock, chi indossa i colori della Ferrari è chiamato a dare risultati immediati che possano soddisfare i tifosi.

La delusione quindi di vedere un pilota del calibro di Hamilton non andare a podio per 20 gare consecutive è cocente. Il sette volte iridato, però, sa che “Roma non è stata costruita in un giorno”: “Solo quando sei all’interno di un team puoi capire davvero come funziona e come funziona la F1. Non puoi immaginare come funziona davvero la macchina altrimenti. Sono in F1 da così tanto tempo, ma quando sono arrivato in questo team è stato davvero diverso. Quindi non biasimo la gente per non sapere. Tutto quello che posso fare è continuare a concentrarmi sulle cose che posso controllare. Come mi preparo e lavoro con il team. Come mi presento ogni giorno e rimango positivo.”
L’INSEGNAMENTO DI NIKI LAUDA
La carriera di Hamilton si intreccia con quella di un altro campione della Formula 1, Niki Lauda, che come il britannico ha lavorato sia per la Ferrari che per la Mercedes. I primi approcci tra i due non sono stati dei più memorabili: “Quando sono arrivato in F1, Niki faceva parte di un mondo che non riusciva ad adattarsi alla mia diversità, e ho sentito cose negative, anche se ho sempre avuto ammirazione per lui come tre volte campione del mondo. È una delle vere icone del nostro sport”. Poi qualcosa è cambiato: la telefonata di Lauda per convincerlo ad abbracciare il progetto Mercedes e il conseguente primo incontro hanno dato inizio a un rapporto che si è rafforzato sempre di più: “Mi ha detto: “Sei proprio come me, sei un pilota fino al midollo”. È stato solo dopo quell’incontro che quelle barriere sono cadute, che la visione stereotipata che forse aveva di lui è stata superata. Dopodiché andavamo alle gare insieme e lui ci portava sempre in aereo.”

È curioso come l’arrivo di Hamilton in Ferrari coincida con il 50° anniversario della vittoria del primo mondiale di Niki Lauda con la Rossa, che gli ha dedicato una livrea speciale nel Gran Premio di casa, a Monza. L’insegnamento dell’austriaco, però, va oltre la casacca: “Aveva delle storie fantastiche e ridevamo tantissimo insieme. Ed era un combattente, letteralmente fino all’ultimo respiro. È stato incredibile per me vedere quanto duramente combatteva. Ci mandavamo messaggi video e fino alla fine ha combattuto, dicendo “Tornerò…”. Lo adoravo per questo.”

LE PASSIONI DI HAMILTON
“Crescendo, la mia passione erano le auto in generale, ma c’erano molte altre cose che mi appassionavano. La musica è sempre stata una grande passione. Qualsiasi cosa creativa è una via di fuga. Disegno la maggior parte dei vestiti che indosso”: Hamilton non è mai stato solo un semplice pilota. Il suo impegno in diversi ambiti lo inseriscono nell’elenco delle persone più influenti, ma per le sue diverse passioni è stato più volte ‘accusato’ di avere troppe distrazioni: “Tutti possono distrarsi, in un modo o nell’altro. Si tratta di come decidi di impiegare le tue energie e creare un senso di equilibrio. Devi avere un equilibrio creativo, non puoi semplicemente lavorare ogni ora della tua vita perché saresti infelice”. Tra i suoi progetti più importanti c’è la Fondazione Mission 44, che continua a promuovere la diversità e migliorare istruzione e opportunità nelle scuole: “Ogni volta che incontro un potenziale partner, chiedo cosa stanno facendo per l’impatto. Sarà una sfida finché vivrò e ci saranno anche altre battaglie lungo il cammino.”



