Il GP Olanda 2025 sarà una tappa storica per Pirelli, che raggiungerà il traguardo dei 500 GP ufficiali in F1. La storia dell’azienda milanese nel Mondiale è iniziata il 13 maggio 1950 a Silverstone, giorno del primo evento valido per il campionato. In quell’occasione otto monoposto – quattro Alfa Romeo e quattro Maserati – erano equipaggiate con pneumatici Pirelli, e il podio fu interamente conquistato da vetture con gomme italiane: vinse Giuseppe Farina davanti a Luigi Fagioli e Reg Parnell.
Da allora, Pirelli ha preso parte a 499 gare, suddivise in tre periodi: 1950-1958, 1981-1991 (con le eccezioni del 1987 e 1988) e, in maniera continuativa, dal 2011, anno in cui è diventata Global Tyre Partner del FIA Formula 1 World Championship.
Le celebrazioni
A Zandvoort partiranno le celebrazioni dedicate all’anniversario. Tutte le monoposto e tutti gli pneumatici slick saranno decorati con un logo speciale, presentato a Londra lo scorso febbraio in occasione dello show per i 75 anni della F1.

Le iniziative culmineranno la settimana successiva a Monza dove, in occasione del GP Italia di cui Pirelli è Title Sponsor, piloti, team e rappresentanti della F1, della FIA e della stessa Pirelli parteciperanno a una foto celebrativa.
Le mescole per Zandvoort
Per il GP d’Olanda 2025 Pirelli ha scelto una combinazione più morbida rispetto al 2024: C2 come Hard, C3 come Medium e C4 come Soft. Un anno fa erano state selezionate C1, C2 e C3.

La modifica, concordata con FIA e promoter, ha l’obiettivo di avvicinare le strategie a una sosta e a due soste, rendendo entrambe opzioni concrete. Un ulteriore elemento che può influenzare le tattiche è l’aumento del limite di velocità in pit lane da 60 a 80 km/h, che riduce il tempo perso durante il cambio gomme.
Secondo le simulazioni ricevute dalle squadre, la sosta singola resta la scelta più rapida, complice la natura del circuito di Zandvoort: rettilinei ridotti, carreggiata stretta e poche possibilità di sorpasso rendono difficile guadagnare posizioni in pista.
Il tracciato di Zandvoort
Il circuito di Zandvoort misura 4,259 chilometri e si snoda tra le dune della costa del Mare del Nord, a circa 40 chilometri da Amsterdam. Si tratta di uno dei tracciati più caratteristici del calendario, con una conformazione tecnica che alterna curve a media e bassa velocità e che richiede un elevato carico aerodinamico, paragonabile a quello utilizzato a Budapest.

Il layout comprende 14 curve, di cui 4 a sinistra e 10 a destra, con due punti particolarmente distintivi: la terza e l’ultima curva, entrambe sopraelevate, con pendenze rispettivamente di 19 e 18 gradi. Si tratta di inclinazioni superiori a quelle di Indianapolis, che generano forze verticali e laterali molto elevate sugli pneumatici, imponendo alle squadre un’attenta gestione dell’assetto e del pacchetto vettura-gomme.
Il livello di grip dell’asfalto è tradizionalmente basso, influenzato dalla sabbia che il vento trasporta dalla spiaggia direttamente in pista. Anche le condizioni meteo costituiscono un’incognita: la vicinanza con il Mare del Nord rende la variabilità climatica un fattore costante, con temperature di fine estate che difficilmente superano i 20 °C.
Le strategie del 2024
Lo scorso anno la maggioranza dei piloti completò la gara con una sola sosta, passando dalla Medium alla Hard. Solo pochi – tra cui i due Mercedes – optarono per una strategia a due pit stop.

Il primato di stint più lungo andò a Nico Hülkenberg, con 57 giri su Hard, mentre Oscar Piastri percorse 33 giri sulle Medium e Lewis Hamilton 24 sulle Soft.



