Binotto: “Con Audi costruiamo per vincere” e sul passato Ferrari…

Lug 15, 2025

Mattia Barzaghi

Mattia Binotto è tornato a parlare pubblicamente. Dopo 28 anni trascorsi in Ferrari, oggi è a capo del progetto Audi F1, che entrerà ufficialmente in griglia nel 2026 rilevando la Sauber. Intervistato da Sky Sport, ha raccontato il suo percorso, l’ambizione futura e anche il legame profondo con la Scuderia di Maranello.

Il passato Ferrari: “Mi è piaciuto tutto, anche la conclusione. A Maranello le aspettative sono spesso troppo alte, non facili da gestire dall’interno”

Mattia Binotto ha trascorso 28 anni in Ferrari, dal ruolo di ingegnere motorista fino a Team Principal. Un percorso lungo, pieno di fasi diverse. Quando gli viene chiesto di riassumerlo, non si nasconde dietro mezze parole: “Sono bellissimi ricordi. Mi è piaciuto tutto, in fondo anche la conclusione. Tra tutti i ricordi, ciò che mi è rimasto impresso con più piacere sono le persone.” Dunque, nessun rimpianto evidente, ma un forte attaccamento a chi ha lavorato con lui mostrando grande attenzione all’aspetto umano.

Non più da team principal, ma da tifoso, Binotto ha analizzato la situazione attuale del team di Maranello: “Il momento non è facile. Non è la prima volta che capita in questi ultimi anni. Sono troppi anni che Ferrari non vince. Ci sono sempre queste alte aspettative che non fanno mai bene e che non vengono confermate, le delusioni dei tifosi. Mi dispiace per tutte le persone a Maranello che ci lavorano, le conosco tutte. So quanto impegno ci stanno mettendo. Ogni volta ci mettono tanto impegno e non raggiungere l’obiettivo non è facile. Le due cose che mi dispiacciono sono le persone dentro e i tifosi.”

Binotto: “Continuo a chiedere consigli a Todt, Brawn, Domenicali. Quel periodo ha fatto ‘scuola’ a parecchi”

Un altro passaggio molto interessante dell’intervista riguarda il rapporto con le figure storiche della F1. Binotto non si considera solo un tecnico, ma un uomo cresciuto all’interno di una “scuola” vincente, quella della Ferrari degli anni 2000: “Sto chiedendo consigli continuamente. Il rapporto è rimasto con Jean Todt, Ross Brawn, Domenicali, Montezemolo… non esito mai a chiedere.”

 

Binotto sottolinea quanto quel periodo sia stato formativo, non solo per lui: “Quel periodo è stata una scuola per tutti noi. Se si guarda quante persone hanno lavorato con Todt allora e oggi sono Team Principal o hanno vinto gare, non siamo in pochi. Penso a Domenicali, Ross stesso, Andrea Stella, io… Ho avuto la fortuna di aver preso parte a quella squadra.”

Sul presente: “Abbiamo fatto più punti del 2023 e 2024 messi insieme. Hulkenberg-Bortoleto ottimo binomio”

Nel 2025 la Sauber ha già raccolto più soddisfazioni che negli ultimi due anni. Dopo 12 gare ha totalizzato ben 41 punti, con Hülkenberg spesso in zona punti e persino un podio a Silverstone. Binotto sottolinea che il miglioramento non è arrivato cambiando persone, ma metodo: “Abbiamo fatto più punti che la somma delle ultime due stagioni. Con le stesse persone di prima, ma con un morale completamente diverso. Ora la squadra sorride, arriva al lavoro con voglia. È bastato dare una spinta, un obiettivo, motivazione.

Inoltre, Binotto è molto soddisfatto della coppia attuale di piloti. Hülkenberg porta esperienza e solidità, mentre il rookie Gabriel Bortoleto si sta dimostrando molto promettente: “Si stimolano a vicenda. Già dal venerdì analizzano la telemetria dell’altro. Nico è concreto. In Austria parte ultimo e arriva a punti. In qualifica è preciso, non sbaglia quando serve.” Su Bortoleto: “Gabriel è un talento puro. Da inizio stagione non ha fatto errori, impara ogni giro. Studia i dati di Nico, crescono insieme. Deve migliorare nella gestione gara e gomme, ma sta già migliorando. Mi piace molto il loro equilibrio.”

Verso il futuro: la nuova sede a Bicester e la sfida del nuovo regolamento.

Un altro passaggio importante del progetto Audi è legato alla nuova struttura aperta a Bicester, nella ‘Motorsport Valley’, contribuendo così alla creazione di questo triangolo di comunicazione con le altre due sedi di Hinwill e Neuburg. Binotto spiega che non si tratta solo di strategia industriale, ma anche di una questione pratica per attrarre talenti: “Vogliamo essere in Inghilterra perché lì ci sono competenze e persone del settore. L’obiettivo è attirare i migliori talenti. Soprattutto, c’è chi vorrebbe venire a Hinwil ma ha una famiglia, e trasferirsi subito in Svizzera è complicato. La sede inglese è un punto d’ingresso. Poi, magari, in futuro, sarà possibile spostarsi anche a Hinwil.”

Il punto centrale dell’intervista riguarda però Audi, che entrerà ufficialmente in F1 dal 2026 con proprio motore e nome. Per Binotto, questo è ciò che lo ha convinto ad accettare il progetto: Audi ha sempre saputo vincere innovando: nei rally con la trazione integrale, a Le Mans con il diesel, alla Dakar con l’elettrico. Questo approccio mi ha attratto.”

L’arrivo di Audi nel 2026 coinciderà con il cambio regolamentare più ampio degli ultimi decenni. Binotto è molto chiaro: non si tratta solo di un nuovo motore, ma di un cambiamento che si estende anche al corpo vettura: “Cambiano motore, telaio e aerodinamica. Sarà una rivoluzione totale. Oggi tutti sanno quanto conta la resistenza all’avanzamento, 10 cavalli in più, 10 kg in meno. Ma dal 2026 non sapremo più se conteranno di più 10cv in più o 3kg di peso vettura in meno. Bisognerà capire tutto da zero.”

Il piano per conquistare la vetta: tre anni di costruzione, due per il consolidamento

Tuttavia, per tornare al vertice non basterà affidarsi esclusivamente al cambio regolamentare, ma sarà necessario essere la squadra migliore sotto tutti gli aspetti: “Per fare bene, devi essere anche la squadra migliore, non basta il cambio di regolamento. Le migliori squadre di adesso, lo saranno anche nei prossimi anni”

Proprio per questo, Audi ha delineato un progetto a medio-lungo termine: “Ci siamo dati 5 anni per lottare per il Mondiale. Tre anni per costruire la squadra, i metodi, le strutture. Due per consolidare.” Non si vuole bruciare le tappe, soprattutto sul mercato del personale: “Non c’è fretta di prendere subito i migliori. Molti sono legati da contratti difficili da rompere, in più ci sono i periodi di gardening. Per questo ci siamo dati 3 anni di tempo per attirare ingegneri, grazie anche alla sede di Bicester, e per avere simulatore e galleria del vento all’avanguardia dei team migliori”.

Anche se cinque anni possono sembrare troppi dall’esterno, Binotto precisa: “Cinque anni sembrano tanti per voi giornalisti o tifosi, ma non lo sono se vuoi costruire qualcosa di forte. L’ho vissuto io: Jean Todt arrivò nel ‘93, e vinse il primo mondiale nel ‘99. Anche Mercedes ha impiegato anni.”

 

Autore

RIPRODUZIONE VIETATA. I trasgressori saranno perseguibili a norma di legge

Condividi l'articolo

SEGUICI SU
PODCAST