Il weekend di Monaco ha rappresentato per la Mercedes il punto più basso della stagione. Il doppio zero raccolto sulle strade del Principato è maturato dopo due giornate in cui nulla è andato per il verso giusto. In qualifica è arrivato prima l’incidente di Kimi Antonelli in Q2 e, pochi minuti dopo, il problema di affidabilità alla W16 di Russell. Ciò ha costretto le due frecce d‘argento a scattare dalle retrovie, una condizione che su un tracciato come Monaco è già difficilmente risanabile. Alla domenica poi la Mercedes è stata protagonista di un ‘pasticcio’ strategico, con il team che effettuato le due soste obbligatorie soltanto nelle tornate conclusive del GP. Nel consueto debrief post gara, il rappresentante del team Bradley Lord ha motivato quanto accaduto nel Principato, volgendo poi lo sguardo verso Barcellona. Se la tappa monegasca è solitamente atipica ai fini del campionato, di contro molte indicazioni le fornisce un circuito come il Montmelò, dove questo weekend debutterà anche la nuova direttiva tecnica sulla flessibilità delle ali.
Russell tradito da un cortocircuito in qualifica
Che non fosse il weekend della Mercedes lo si era osservato dal sabato, quando in Q2 il team ha perso entrambe le monoposto in pochi minuti. Se nel caso di Antonelli è stato un errore individuale sul giro secco alla chicane del porto, nel caso di Russell non si può non parlare di sfortuna. “Dopo che aveva faticato un po’ nelle sessioni di libere, George era fiducioso di poter lottare per le prime due file,” ha spiegato Bradley Lord a valle del weekend. “Alla prima curva del suo primo tentativo del Q2 aveva già migliorato di un decimo, ma poi ha perso la parte elettrica. È risultato che la causa fosse un cablaggio che è andato in cortocircuito. Così George ha provato a proseguire usando l’MGU-K, ma poi si è esaurita la batteria.”

Le motivazioni della strategia in gara: “nessuna dimenticanza, abbiamo agito consapevolmente”
Il più grande punto interrogativo del weekend monegasco è stato ricoperto da quanto accaduto sul fronte strategico in casa Mercedes. Il muretto box ha infatti atteso i giri finali per far effettuare le due soste ai due piloti, una scelta che non ha senz’altro cambiato le sorti del fine settimana, generando anche diverse discussioni nel post gara. “C’erano due opzioni che potevamo seguire,” ha affermato Lord in merito alla strategia. “Potevamo fermarci al primo giro come ha fatto per esempio Tsunoda, oppure potevamo proseguire nella speranza di una bandiera rossa o di una Safety Car. Sapevamo di essere in balia delle altre squadre, perché avremmo potuto fermarci subito ma saremmo poi finiti nel trenino degli altri. Abbiamo visto che la strategia Racing Bulls e Williams ha funzionato e così successivamente abbiamo provato a replicarla, motivo per cui Kimi ha concluso in P18. George ha finito P11, recuperando tre posizioni invece che perderle; ovviamente ai fini del campionato non conta nulla.” Al termine del GP, nel paddock di Monaco era girata voce che la Mercedes si fosse dimenticata della doppia sosta obbligatoria, anche in seguito ad alcune dichiarazioni di Toto Wolff. Un fatto subito smentito dal rappresentante Mercedes: “è stata una decisione consapevole, ne avevamo parlato con i piloti nel briefing strategico della mattina. La nostra unica speranza era che gli eventi di gara ci venissero incontro, ma così non è stato. Toto ci ha scherzato su dopo la gara dicendo che ci eravamo dimenticati delle soste, ma è stata una scelta consapevole.”

Verso Barcellona: “la TD18 avrà un impatto, ma solo il weekend potrà dirci in quale misura”
Dopo una back to back che ha portato risultati sotto le aspettative, inserendo nel bilancio anche quanto accaduto ad Imola, la F1 si prepara ad approcciare un weekend che si prospetta ricco sul fronte tecnico. Oltre a confermare aggiornamenti sul fronte aerodinamico per la W16, il rappresentante del team di Brackley ha commentato l’aspetto che sarà sotto la lente d’ingrandimento di protagonisti e addetti ai lavori, ovvero l’introduzione della Direttiva Tecnica 18 sulla flessibilità delle ali anteriori. “Ad essere onesto penso che sicuramente avrà un impatto, renderà la vettura più delicata da bilanciare fra l’avere una buona percorrenza nelle curve lente e il non renderla troppo nervosa nelle curve ad alta velocità. Per scoprire però quale sarà l’impatto effettivo, soltanto il weekend potrà dircelo…”. Sugli sviluppi che verranno introdotti sulla W15 al Montmelò, Bradley Lord ha assicurato che si tratterà di step evolutivi e non di grossi stravolgimenti. “Si tratterà di piccoli aggiornamenti perché quando sei al quarto anno di un ciclo regolamentare non trovi decimi di performance, ma solo guadagni marginali,” ha affermato alla vigilia di Barcellona. “In termini di aspettative spero ci permettano di mantenere o migliorare le nostre posizioni della qualifica, perché fra Jeddah, Miami e Imola il trend è stato che dopo essere stati forti in qualifica, abbiamo finito alle spalle di chi si era qualificato dietro di noi. Stiamo focalizzando i nostri sforzi su questo aspetto, facendo in modo di equilibrare il ritmo sul giro singolo ed essere forti sul passo gara, perché i punti si fanno alla domenica.”



