Adrian Newey è il genio indiscusso di quest’era della Formula 1 e certamente di quella passata. Dal suo arrivo nel mondo del Motorsport a quattro ruote ha rivoluzionato il modo di concepire un auto da corsa e l’ha resa un elemento sempre più complesso. La sua uscita da Red Bull è una notizia epocale, visto il suo lungo rapporto (19 anni) con la squadra di Milton Keynes ed i tantissimi successi ottenuti, ed il suo probabile arrivo in Ferrari farebbe seguito all’annuncio del matrimonio con Lewis Hamilton e creerebbe in quel di Maranello un dream team se consideriamo cosa sono la Scuderia, Lewis Hamilton e Adrian Newey nella storia della F1. Stiamo parlando della squadra, del pilota e del progettista più vincenti nella storia della Formula 1, al quale va sempre aggiunto il simbolo, presente e futuro del Cavallino, ossia Charles Leclerc, che è il primo vero ‘prodotto’ della Ferrari Driver Academy riuscito ad approdare nella Scuderia e che innegabilmente insegue il sogno del titolo mondiale.
Il talento di Newey e il suo ruolo di ‘raccoglitore e sviluppatore’ di idee
Spesso si parla di Red Bull citando il solo Adrian Newey come fautore delle vetture vincenti, senza però poi mai addentrarsi su quello che è il suo ruolo reale in quel di Milton Keynes. Tante volte si è detto come l’ingegnere ormai 66enne sia uno degli ultimi rimasti, se non l’unico, che ancora prende appunti su un quaderno, che disegna le vetture su fogli di carta e che lavora anche oltre quella che è ormai considerata il non plus ultra per gli ingegneri ossia la galleria del vento e la fluidodinamica computazionale. Tutte annotazioni che corrispondo al vero, ma che offrono una visione parziale del suo attuale impiego in Formula 1. La Red Bull RB20 è una vettura nata con poco del genio e delle indicazioni di Newey, su questo poi ci torneremo più specificatamente perchè ci sono dei retroscena molto interessanti a riguardo, ma principalmente dei reparti tecnici guidati da Pierre Waché, Enrico Balbo ed altre figure senior, poco note, come Craig Skinner e Ben Waterhouse. L’impiego del genio inglese è andato man mano diminuendo. Questo è un dato di fatto, confermato da più fonti vicine al team anglo austriaco e dallo stesso Max Verstappen proprio nelle scorse ore.

Come ci ha raccontato Matteo Bobbi nell’ultima live Twitch di Formu1a.uno, grazie a dei colloqui che il due volte campione del mondo GT ha avuto con addetti ai lavori che hanno lavorato in passato e in tempi recenti con l’ingegnere inglese, “Adrian Newey non progetta tutta la macchina, seppur ne sia capace, ma non è più questo il suo lavoro nel lavoro quotidiano. Una delle sue forze rimane quella di riuscire a vedere l’auto nel suo insieme, quindi la parte meccanica, sospensiva e quella aerodinamica, valutando le soluzioni migliori. Lui raccoglie le idee che vengono anche proposte dall’ufficio tecnico, le elabora e le affina, per poi riconsegnarle alla squadra che ha il compito di ingegnarilizzarle e metterle in concreto sulla macchina”. Di forte impatto mediatico sono stati, per esempio, gli effetti del cambiamento regolamentare anti-porpoing tra 2022 e 2023 dove fu proprio Newey a spiegare all’ufficio tecnico del team campione del mondo che potevano andare incontro alla RB19. “Quando il cambiamento è stato annunciato, ne abbiamo discusso internamente e alcuni dei nostri ingegneri dicevano che dovevamo lottare contro questa decisione” – aveva affermato Newey – “Ma io subito pensai che la nostra macchina soffriva nelle curve ad alta velocità e il cambio di regolamento poteva essere più adatto a noi che alla Ferrari, per questo non abbiamo insistito troppo ed effettivamente sembra che sia andata così”. Quella di Newey è quindi una figura che raccoglie le idee, non limitando la fantasia e le qualità del resto della squadra, ma le esalta, dando poi il proprio contributo anche con suggerimenti, oltre che lanciare proprie idee che poi la squadra può recepire ed implementare sulla vettura.
Cosa porterà alla Ferrari e come potrà cambiare la gestione interna a Maranello?
Bobbi ha poi proseguito la presentazione del Genio di Colchester: “Newey è un tipo molto particolare: non legge le email, quelle più importanti gli vengono mostrate dalla sua segretaria ed ama molto risolvere le questioni con un confronto di persona. Ci sarà bisogno quindi, come ha fatto Red Bull in questi anni, che anche in Ferrari, qualora arrivasse, ci si adattasse al suo modo di fare, perché lui è uno che non tende molto ad adeguarsi”. Queste le parole di Matteo Bobbi, che riporta esperienze e fatti di chi Newey lo conosce bene e che spiega come a Maranello dovrà comunque esserci un lavoro di integrazione e di accoglienza da parte del gruppo verso un tecnico di alto livello, sicuramente rispettato, ma che porterà comunque metodologie ed abitudini proprie. In Ferrari comunque, c’è molta attesa e voglia di avere a che fare con un tecnico di questa portata. La sua uscita da Red Bull sarà sicuramente una perdita indipendentemente dalle qualità di chi rimane. “La sua perdita si potrà far sentire più nel medio-lungo termine, che nell’immediato, e il cambio di regolamento nel 2026 sarà già un esame. Dall’altra parte, sarà sicuramente un benefit per chi potrà prenderlo” ha detto Matteo Bobbi. In tal senso, in Ferrari potrebbe essere certamente un aiuto prezioso sulla vettura 2026, potendo sfruttare la sua capacità di lettura e studio dei regolamenti. Come lui stesso disse in passato “a fare la differenza è trovare le opportunità che il regolamento ti lascia e quindi cercare quelle zone grigie dove la regola sembra dirti qualcosa, ma non lo fa”

Quello che lui potrà portare a Maranello saranno: efficienza ed innovazione. Adrian Newey è un ingegnere che ama portare sempre piccole innovazioni, quasi quotidiane; che siano idee tecniche su un nuovo componente o su una soluzione già presente in macchina, che lui vuole costantemente continuare ad evolvere, arrivando anche ad un qualcosa di inerente alla struttura. “Viene descritto come un tecnico molto concreto ed efficiente, sia nel tempo che nel costo: sceglie subito la direzione da seguire e quindi non perde tempo con soluzioni poco redditizie e questo comporta un risparmio di tempo e costi.” ha affermato il due volte campione del mondo GT, un qualcosa che Ferrari ha sempre storicamente patito. Spesso a Maranello si è visto un processo di sviluppo e produzione più lungo di quello degli avversari – seppur recentemente si sia fatto un passo avanti anche con gli aggiornamenti alle strutture – ed in questo Newey potrebbe permettere alla Scuderia di fare ulteriori passi in avanti.



