La Williams ha vissuto le qualifiche a Las Vegas dal doppio volto. Da un lato, la splendida terza posizione conquistata da Carlos Sainz, dall’altro, il deludente sedicesimo posto di Alexander Albon, eliminato in Q1 dopo un impatto contro le barriere in uscita dalla penultima curva. La sessione, disputata con condizioni da Full Wet in Q1 e Q2 e da Intermedia in Q3, ha messo a dura prova tutte le squadre, ma la scuderia di Grove ha decisamente superato le aspettative.
Le difficoltà nel Q1 di Albon: “Pochi giri puliti. C’era acquaplaning, avrebbero dovuto esporre la bandiera rossa”
Il Q1 è iniziato con la maggior parte dei piloti in pista con gomme intermedie, ma già dall’outlap è emersa la sensazione che non fosse la mescola ideale per quelle condizioni. In passato, abbiamo visto team optare per il cinturato verde al posto delle gomme da bagnato estremo anche con grandi quantità d’acqua, ma in questo caso il grip dell’asfalto era molto ridotto, soprattutto perché si trattava di un circuito cittadino e le temperature dell’aria erano appena di 10 gradi. A rendere tutto ancora più complicato c’era il layout del tracciato: poche curve lunghe e veloci ma lunghi rettilinei. Di conseguenza, il warm-up delle gomme era difficile da trovare e ancor più difficile da mantenere, soprattutto nelle staccate più impegnative come la curva 14, dove si arriva dopo quasi 2 km lungo il rettilineo della Strip, con un drastico calo delle temperature di freni e gomme, soprattutto della parte superficiale.

Non sorprende, quindi, che diversi piloti abbiano sperimentato acquaplaning proprio in quel punto: “Penso che la Turchia nel 2020 fosse ancora peggio, ma è stata veramente dura oggi,” ha commentato Albon. “Inoltre c’era aquaplaning in diversi punti, che sembrava verificarsi in modo completamente casuale. Sono sinceramente stupito, per molti aspetti, che abbiamo persino corso. L’aquaplaning in Curva 14 era incredibile. Ed era un po’ come una lotteria riuscire a passarci o meno. Credo che si sarebbe potuto esporre una bandiera rossa.”
L’incidente di Albon poteva essere evitato con una migliore comunicazione? I dati parlano chiaro
In Q1, la FW47 ha subito mostrato un ottimo passo in queste condizioni, almeno nelle mani di Sainz. Lo spagnolo ha continuato a inanellare giri consecutivi, tutti da sottolineare per la loro precisione e senza errori. A un minuto dal termine della sessione si trovava addirittura secondo, per poi chiudere dodicesimo con un tempo di 1:54.8. D’altra parte, il compagno thailandese ha incontrato diverse difficoltà nel mettere insieme un giro competitivo, sia per il poco feeling con la vettura sia a causa di bandiere gialle incappate al momento sbagliato sul timing: “I giri che sono riuscito a fare in aria pulita mi hanno soddisfatto, ma purtroppo non abbiamo mai davvero ottenuto un giro pulito senza una bandiera gialla. Nelle ultime curve stava succedendo di tutto, con varie segnalazioni, e bisognava comunque riuscire ad arrivare sul traguardo in tempo.” ha affermato l’ex Red Bull.
Alex Albon collides with the wall in Q1! 💥‼️
Just how did he get his car back to the pits 🤯#F1 #LasVegasGP pic.twitter.com/EX0v9m1b9a
— Formula 1 (@F1) November 22, 2025
Albon sembrava aver trovato la quadra all’ultimo tentativo: analizzando la telemetria del giro, risultava infatti sotto di ben due secondi prima della staccata della curva 14, un margine sufficiente per portarlo tranquillamente in P4. Tuttavia, il pilota Williams ha forzato l’uscita e ha subito un violento snap nel momento in cui ha accelerato, finendo per impattare contro il muro e rompere la sospensione.
Secondo il Team Principal James Vowles, la squadra avrebbe potuto fare di più, ad esempio avvisandolo mentre era sul rettilineo di procedere con maggiore cautela nelle tre curve successive, dato l’ottimo giro realizzato fino a quel momento, anche se, ovviamente, la responsabilità maggiore resta del pilota: “È un peccato perché Alex è stato veloce per tutto il weekend. Ha commesso un piccolo errore, ma a Las Vegas i piccoli errori vengono puniti. L’incidente avrebbe potuto essere evitato con comunicazioni migliori e informazioni più precise dal team. Vinciamo e perdiamo come squadra e torneremo più forti con Alex domani.”
Sainz subito a suo agio: il layout ha aiutato la FW47, ma c’è stato anche un grande operato del pilota nella guida e della squadra sia in termini di set-up che di strategia negli ultimi istanti del Q3.
Sainz ha confermato l’ottimo passo del Q1 anche in Q2, dove la pioggia ha smesso di battere e si iniziava ad asciugare la traiettoria ideale. Infatti, fin dalla vigilia si sapeva che il layout della pista del Nevada si sarebbe sposato con le caratteristiche della FW47 in quanto richiede basso carico aerodinamico e presenta poche curve lunghe, grande punto di debolezza del team da anni (basti pensare a Barcellona). Lo spagnolo ha quindi concluso terzo in Q2, sempre su Full Wet, ottenendo un tempo di 1:51.1 alle spalle di Hadjar e Norris.

Il Q3 si è disputato con tutti e dieci i piloti su mescola intermedia. La Williams non era sembrata particolarmente competitiva in condizioni simili durante le FP3, ma le modifiche al setup effettuate prima della qualifica hanno sicuramente dato una mano.
Sainz è rimasto costantemente tra le prime quattro posizioni dopo i primi due giri lanciati consecutivi, senza ricaricare la batteria. Nel suo ultimo tentativo, dopo aver rallentato nel giro precedente per ricaricare energia, lo spagnolo ha fermato il cronometro sull’1:48.3, a soli quattro centesimi da Verstappen e tre decimi e mezzo da Norris. In un momento Sainz era addirittura in pole provvisoria: “Anche se ho iniziato il mio ultimo tentativo un po’ troppo presto, sapevo di avere una possibilità per la pole e per un momento ho pensato di avercela fatta! Ma due macchine molto veloci dietro di me sono riuscite a migliorare e a superarci.” ha dichiarato il madrileno.
Dal confronto tra Sainz e il pilota Red Bull emerge la differenza di strategia tra Williams e la squadra di Milton Keynes: la FW47 è risultata più veloce dell’olandese in quasi tutti gli allunghi, proprio a causa della scelta della squadra di Mekies di effettuare due giri lanciati consecutivi nel finale, che quindi hanno impedito di avere la batteria completamente carica nell’ultimo push. Questa scelta ha sicuramente aiutato in quanto anche Russell, appena alle spalle dello spagnolo, non aveva la batteria carica nell’ultimo giro lanciato.

L’ottimo feeling di Sainz è confermato anche dal fatto che è stato uno degli unici quattro piloti del Q3 a registrare i propri migliori settori proprio nell’ultimo tentativo: “Ho avuto un buon feeling. È stato tutto molto frammentato e non siamo mai riusciti a mostrarci davvero o a far vedere il nostro passo nella parte alta dei tempi. Ovviamente sull’asciutto non credo che saremmo stati meglio di un P6, P5, P7, P8. Il bagnato oggi ci ha permesso di brillare un po’ di più e di essere davanti in alcune fasi di Q1, Q2 e Q3.”
In merito alla competitività della vettura si è mostrato abbastanza sorpreso, anche se con le intermedie c’è stata la sensazione che i top team avessero qualcosa in più: “Credo che fossimo più competitivi con le Extreme Wet in Q1 e Q2. In Q3 avrei voluto che fossimo rimasti con le Extreme Wet, perché erano la gomma che mi dava la sensazione migliore e la maggiore fiducia: ogni volta che guardavo il tabellone al termine di un giro, eravamo in prima posizione. Con le Intermedie mi aspettavo di andare più piano, visto che in FP3 la nostra prestazione con le Inter non era stata buona, e invece alla fine è andata bene… anche se alla fine non è bastato per la pole.”



