Mekies: “Solo Red Bull come Ferrari. La RB22 cambierà molto, non solo a Miami”

Apr 29, 2026

Luca Manacorda

L’inizio della stagione 2026 ha rimescolato i valori in campo della F1, con una Mercedes tornata stabilmente nel ruolo di lepre come nei primi anni di introduzione dei motori ibridi e, al contrario, una Red Bull costretta a una faticosa rincorsa. Il Team Principal della scuderia di Milton Keynes, Laurent Mekies, ha analizzato il momento critico della sua squadra, ammettendo che le difficoltà odierne sono la diretta conseguenza di una scelta strategica consapevole fatta durante lo scorso anno. Il gap cronometrico è impietoso, ma Mekies vede nel DNA della squadra la forza necessaria per ribaltare la situazione; il primo importante passaggio sarà sicuramente l’aggiornamento di Miami, provato nel filming day di Silverstone. Migliorare la RB22 è fondamentale, vista la buona basa – quasi a sorpresa – data dalla Power Unit prodotta a Milton Keynes.

Il gap da Mercedes e la corsa frenetica allo sviluppo

I numeri emersi dai primi round del 2026 non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche nel breve periodo. Mekies ha confermato che il distacco dai leader è preoccupante: “Riteniamo che il divario rispetto alla Mercedes sia molto sostanzioso – ha ammesso ai microfoni del podcast Beyond the Grid –  Si tratta probabilmente di circa un secondo al giro, il che è enorme in termini di F1″. Nonostante questo “schiaffo” cronometrico, il manager francese ha assicurato che la vettura subirà una metamorfosi profonda durante tutto l’arco del campionato: Vedrete l’auto cambiare molto durante la stagione, non solo a Miami, ma anche nelle gare successive. Il successo o il fallimento saranno dettati dalla rapidità con cui porteremo lo sviluppo e da quanto questi aggiornamenti saranno efficaci”.

Mekies ha poi voluto sottolineare come, in questa nuova era regolamentare, non esistano garanzie: Non è scontato che tutti i passi compiuti in pista migliorino le prestazioni. Sarà il risultato di questa corsa allo sviluppo a dettare per quale posizione potremo lottare realmente”. Un mantra, questo, ripetuto in continuazione da tutti i responsabili delle scuderie di F1 per questo primo anno dei nuovi regolamenti tecnici.

La scommessa del 2025: “Paghiamo il prezzo di non esserci arresi”

Il tema centrale della discussione si è poi spostato sulle ragioni di questo avvio a rilento. Mekies ha ammesso che il team sta pagando il “dazio” per aver spinto fino all’ultimo nel 2025, rifiutandosi di abbandonare lo sviluppo della vecchia monoposto per concentrarsi esclusivamente sul nuovo progetto. Una scommessa che ha portato il team austriaco a un passo dal quinto titolo Piloti di Max Verstappen. “È stata una scelta facile perché nessuno voleva arrendersi. Pensavamo, e pensiamo tuttora, che fosse la cosa giusta da fare, perché sentivamo che voltare pagina verso il ’26 sarebbe stata una via d’uscita troppo facile. Sarebbe stato un semplice desiderio sperare che l’anno successivo sarebbe andato meglio senza aver compreso appieno i limiti della vettura 2025″.

Questa determinazione ha però avuto un costo tangibile sulla velocità di reazione ai nuovi regolamenti: “Il tempo e l’energia investiti per la spinta finale dell’anno scorso hanno avuto un impatto su come abbiamo iniziato il 2026? Certamente. Quindi, ovviamente, oggi ne paghiamo un po’ il prezzo. Ma non lo usiamo come scusa”. Mekies ha poi ricordato come lo spirito di Milton Keynes sia forgiato nelle difficoltà: “Non siamo soddisfatti del punto di partenza, ma supereremo queste difficoltà. Come l’anno scorso, comprenderemo appieno i limiti. Questo team è stato bravissimo a ribaltare le situazioni e abbiamo un’altra possibilità per farlo anche quest’anno”.

La sfida della Power Unit e l’eredità di Helmut Marko

Oltre alla gestione del telaio, la Red Bull sta affrontando la sfida colossale della propria Power Unit in collaborazione con Ford. Mekies ha ricordato con un sorriso le sensazioni provate quando era ancora in Ferrari al momento dell’annuncio del progetto: “Ci guardammo e dicemmo: ‘Wow, quanto deve essere difficile iniziare da zero’. Noi stavamo già lavorando alla generazione successiva, ma avevamo un reparto già strutturato. Loro hanno dovuto costruire tutto dal nulla. Il confronto con la concorrenza storica è brutale: “Anche se ora solo noi e la Ferrari abbiamo sia la Power Unit che il telaio nello stesso sito, i progetti sono completamente diversi. Uno lo fa da 90 anni, noi da 90 giorni. Forse non 90 giorni, ma tre anni di lavoro e nemmeno 90 giorni di gare: ecco quanto è differente e difficile”.

Infine, un passaggio importante è stato dedicato alla figura di Helmut Marko, che nonostante la minore presenza sui campi di gara continua a essere un punto di riferimento fondamentale: “Helmut è rimasto molto aperto e disponibile con noi. Riceviamo i suoi consigli anche se non lo vedete sempre in pista. Mekies ha riconosciuto il peso storico del consulente austriaco: “Non si volta pagina velocemente su Helmut, che ha costruito questo programma per giovani piloti per due decenni con un successo incredibile. Stiamo vivendo della sua eredità proprio ora, ed è sempre dietro l’angolo se abbiamo bisogno di lui”. La Red Bull del 2026 rimane dunque un cantiere aperto, che lotta tra l’ambizione di un futuro in cui potrà vincere anche da motorista indipendente e il peso di un passato glorioso che non ha voluto abbandonare troppo presto.

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