Il venerdì di prove libere del Gran Premio degli Stati Uniti non ha restituito alla McLaren tutte le risposte che cercava. Al Circuit of The Americas, la MCL40 ha mostrato alcuni segnali incoraggianti sul piano della velocità, ma anche quei limiti che da diverse gare condizionano il rendimento della monoposto di Woking.
Norris e Piastri hanno chiuso lontani dai tempi di testa, ma i risultati vanno comunque letti tenendo conto dei programmi di lavoro e delle mescole utilizzate. Il settimo tempo del Campione del Mondo, infatti, è arrivato con gomme Hard, rendendo poco rappresentativo il confronto diretto con i piloti che hanno effettuato i propri tentativi sulla Soft.
Al netto dei riferimenti cronometrici, Norris ha vissuto una giornata complicata soprattutto nelle simulazioni di qualifica, nelle quali non è riuscito a esprimere con continuità il potenziale della vettura. “È stata semplicemente difficile, davvero difficile”, ha ammesso l’inglese, evidenziando una situazione nella quale il passo non sembra mancare del tutto, ma risulta estremamente complicato da sfruttare. “Penso che il passo in sé non sia male, ma sembra che siamo un passo indietro rispetto a Red Bull e Ferrari, e probabilmente anche rispetto alla Mercedes”.
Norris e il problema della costanza: “È impossibile mettere insieme un giro”
La difficoltà principale emersa al COTA riguarda soprattutto la capacità di ripetersi nelle prestazioni. Norris ha mostrato sprazzi di velocità, in particolare nella prima sessione, ma non è riuscito a trasferire con regolarità quel potenziale nelle simulazioni sul giro secco del pomeriggio. Nel corso della FP2, un sovrasterzo alla curva 15, arrivato dopo un secondo settore particolarmente competitivo, ha poi compromesso uno dei tentativi con gomma morbida.
“Al momento è semplicemente difficile, praticamente impossibile mettere insieme un giro”, ha spiegato Norris. “Ci sono segnali di un buon passo, ma affrontare una qualifica adesso ed essere in grado di ripeterlo a ogni giro, riuscendo a farlo quando serve, è troppo difficile”.
La MCL40 continua inoltre a mostrare un comportamento differente a seconda della mescola. Norris sembra riuscire a trovare un equilibrio più convincente con le gomme Hard, mentre con le Soft la monoposto appare più sensibile alle regolazioni e alle variazioni del bilanciamento. Un elemento che potrebbe contribuire a spiegare le difficoltà incontrate nelle simulazioni di qualifica, senza però rappresentare da solo una risposta definitiva sul potenziale della vettura.

Il britannico ha dunque individuato nella finestra di funzionamento della MCL40 uno degli aspetti da migliorare. “Come accade ormai da parecchio tempo, è troppo difficile essere costanti e trovare una buona sensazione con continuità. Il passo non è male, è soltanto molto difficile da ottenere”. Gli avvallamenti del tracciato texano e le sollecitazioni dei curvoni veloci rappresentano un banco di prova impegnativo per una monoposto che sembra richiedere un lavoro molto preciso da parte del pilota per esprimere il proprio potenziale.
Norris ha inoltre sottolineato come il limite non possa essere ricondotto esclusivamente alla guidabilità in senso stretto. Per rendere la macchina veloce, infatti, il pilota è costretto a cercare una prestazione quasi perfetta, con margini di errore estremamente ridotti. “Per fare in modo che la macchina sia veloce siamo costretti a sforzarci così tanto da essere perfetti, e la perfezione non esiste”. È proprio questa ricerca continua del giro ideale a rendere difficile la gestione della McLaren.
Nonostante le difficoltà, Norris non ha escluso la possibilità di trovare una soluzione già nel corso del weekend. Secondo il britannico, non servono necessariamente interventi radicali, ma una serie di correzioni mirate per rendere la monoposto più prevedibile e semplice da sfruttare. “Non è che ci sia qualcosa di assurdo. Forse la nostra macchina ha una guidabilità che è semplicemente un po’ difficile da ottenere. Piccoli cambiamenti in diverse direzioni potrebbero aiutarci. Il passo è più o meno lì, quindi possiamo ancora essere ottimisti”.
McLaren, il long run con le Hard riaccende le speranze

Se il giro secco ha evidenziato le difficoltà della McLaren, il passo gara offre indicazioni più incoraggianti. Norris ha ottenuto una delle migliori medie della sessione nelle simulazioni sul long run utilizzando la mescola Hard. Un dato che impedisce di escludere la squadra di Woking dalla lotta, nonostante le sensazioni poco positive del pilota e una classifica che, a prima vista, non sembra premiare il lavoro svolto.
Ma il risultato va comunque contestualizzato. I programmi delle squadre, i quantitativi di carburante e le modalità di funzionamento delle power unit possono influenzare in maniera significativa i tempi sul giro. Anche il confronto tra le mescole richiede cautela: se la C2, utilizzata per la Hard ad Austin, fosse effettivamente quasi nove decimi più lenta della Medium, come indicato da Pirelli, non sarebbe corretto interpretare la media di Norris come una prova di superiorità assoluta della McLaren. Senza conoscere le condizioni in cui sono state effettuate le simulazioni, il dato resta interessante ma non conclusivo.
Austin sembra comunque offrire alla MCL40 condizioni più favorevoli rispetto agli ultimi appuntamenti. La monoposto ha mostrato segnali di competitività nelle fasi in cui è riuscita a trovare un bilanciamento soddisfacente, ma resta da capire quanto di questo potenziale possa essere trasferito sul giro singolo. Per valutare correttamente i progressi servirà soprattutto una simulazione di qualifica più rappresentativa, con programmi e mescole maggiormente confrontabili rispetto a quelli del venerdì.
McLaren, gli aggiornamenti funzionano

Se Norris ha descritto un venerdì frustrante, il quadro tracciato dai vertici tecnici della McLaren è apparso decisamente più positivo. Il team ha portato ad Austin un pacchetto di piccoli aggiornamenti aerodinamici, con modifiche che interessano anche la zona dei freni e la gestione dei flussi attorno alle ruote. L’obiettivo è migliorare il controllo della scia generata dalla monoposto e ottimizzare il comportamento aerodinamico complessivo.
Il direttore tecnico Rob Marshall ha sottolineato come gli interventi abbiano prodotto benefici riscontrabili. Si tratta di modifiche contenute nelle dimensioni, ma capaci di generare un miglioramento misurabile, anche in termini di tempo sul giro. Un’indicazione importante per una squadra che sta cercando di recuperare terreno sui rivali senza stravolgere l’impostazione della MCL40.
Marshall ha descritto le novità come interventi di dimensioni ridotte, ma in grado di offrire un beneficio misurabile e un miglioramento apprezzabile sul tempo sul giro. Il tecnico ha inoltre espresso fiducia per il prosieguo del fine settimana: “Da qui in avanti dobbiamo essere piuttosto ottimisti”. La McLaren ritiene quindi che il pacchetto introdotto al COTA stia funzionando, anche se resta da capire quanto i vantaggi tecnici possano tradursi in una prestazione più consistente in qualifica e in gara.
Il lavoro notturno sarà quindi fondamentale per trovare un compromesso tra velocità e facilità di guida. Il potenziale della MCL40 non sembra in discussione, ma la McLaren deve ancora riuscire a renderlo accessibile con continuità. Il long run di Norris con le Hard lascia aperto uno spiraglio sul passo gara, ma soltanto una simulazione di qualifica più indicativa potrà chiarire se gli aggiornamenti abbiano davvero ridotto il divario dai rivali. Per il team di Woking, la priorità resta trasformare i segnali incoraggianti del venerdì in una prestazione solida nelle qualifiche del Gran Premio degli Stati Uniti.



