McLaren, a Spa il risultato inganna: MCL40 convincente, il podio per Norris era possibile

Lug 20, 2026

Jacopo Moretti

Il Gran Premio di Spa si è chiuso con un settimo posto per Lando Norris in quello che, almeno sulla carta, quello del Belgio è stato un weekend senza particolari acuti per la McLaren. La gara però racconta una storia diversa. Il passo mostrato dalla MCL40 ha confermato una monoposto capace di avvicinare le posizioni di vertice, pur con una serie di episodi sfavorevoli che hanno impedito a entrambi i piloti di raccogliere quanto realmente meritato.

McLaren, rammarico Norris: “Non potevamo renderci la vita più difficile di così, passo era da podio o vittoria”

Per inquadrare quanto successo a Lando, è necessario fare un passo indietro alle qualifiche, dove il campione del mondo in carica aveva firmato un giro straordinario nel primo tentativo della Q3, conquistando una pole provvisoria che, anche senza migliorarsi nell’ultimo run, gli sarebbe comunque valsa una sorprendente terza posizione sulla griglia. Un risultato che avrebbe superato le aspettative della vigilia, considerando il difficile weekend di Silverstone e i dubbi sulla competitività della McLaren a Spa. Quella terza posizione, però, è rimasta solo virtuale. La squadra aveva infatti deciso di sostituire un componente della power unit, scegliendo proprio il circuito belga per scontare la penalità di dieci posizioni in griglia. Una scelta strategica, favorita dalle numerose opportunità di sorpasso offerte dal tracciato delle Ardenne, ma presa quando nessuno immaginava che la MCL40 potesse rivelarsi così competitiva con modifiche minime rispetto a Silverstone.

McLaren

In gara Norris ha costruito una rimonta di gran livello. Dopo un ottimo scatto al via era già decimo al termine del primo giro, per poi risalire fino alla sesta posizione entro la dodicesima tornata, alle spalle del gruppo di testa. La strategia prevedeva uno stint iniziale molto lungo con gomme Hard per sfruttare nel finale la maggiore prestazione della mescola Medium, un piano che fino a metà gara stava funzionando perfettamente. La corsa dell’inglese è però cambiata al giro 20, quando la Virtual Safety Car ha offerto ai piloti di testa l’occasione di effettuare una sosta dal tempo ridotto. McLaren ha scelto di lasciare Norris in pista, ritenendo troppo anticipato il pit stop. Una decisione presa con dati incompleti, visto che la bandiera rossa nelle FP2 aveva impedito al team di completare una simulazione di gara rappresentativa. La sosta è così arrivata dieci giri più tardi, ma è stata resa ancora più pesante da un problema alla ruota posteriore sinistra che ha allungato il pit stop fino a 7.8 secondi, contro i 2.9 impiegati per quello di Piastri. Il tempo perso ha fatto precipitare Norris in ottava posizione, costringendolo a una nuova rimonta conclusa con il settimo posto finale.

Il rammarico nasce proprio analizzando i numeri. Eliminando soltanto il tempo perso durante la sosta lenta, Norris avrebbe probabilmente chiuso sesto, immediatamente alle spalle del compagno di squadra. Se invece si considera il vantaggio garantito da un pit stop effettuato durante la Virtual Safety Car – stimato in circa 7.5 secondi – il britannico sarebbe virtualmente salito sul podio, appena due decimi davanti a Max Verstappen. Una sorta di terza posizione “ritrovata” sul cronometro dopo quella persa per effetto della penalità in griglia. Chiaramente poi si sarebbe dovuto vedere l’impatto del degrado, che però in gara era minore delle attese (ed è un discorso, quello dei se e dei ma, che potremmo applicare anche e soprattutto a Lewis Hamilton, che come potenziale era quello meglio posizionato per una P3 ‘pulita’). Nel finale Norris ha comunque mostrato tutto il potenziale della McLaren.

Superato Gabriel Bortoleto, si è lanciato all’inseguimento di Isack Hadjar recuperandogli undici secondi in soli tredici giri. “Non credo avremmo potuto renderci la gara più difficile di così“, ha commentato al termine della corsa. “Penso che il passo fosse sufficiente per il podio, se non per la vittoria, quindi è un peccato“. Il britannico ha poi indicato senza troppi giri di parole la scelta strategica come uno dei momenti decisivi della gara: “Probabilmente avremmo dovuto approfittare della Virtual Safety Car. Sarebbe stato uno stint lungo con la gomma media, ma avrei comunque risparmiato più tempo fermandomi in quel momento che restando fuori altri cinque giri“. Il bilancio finale resta comunque positivo sotto il profilo della competitività: “La mia gara è stata semplicemente molto difficile oggi, ma il passo era davvero forte e questo è sicuramente un aspetto incoraggiante“.

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