Diventare fin da giovane la bandiera della scuderia più famosa e affascinante della F1 comporta disciplina e capacità di controllare le emozioni. Ospite del podcast BSMT, Charles Leclerc ha analizzato i pilastri della sua carriera: dalle vittorie che hanno segnato la storia recente sua e della Ferrari alla gestione mentale necessaria per sopravvivere alla pressione del Circus.
Il salto nel mito: il debutto in F1 e le vittorie indimenticabili di Monza e Monte Carlo
La carriera del giovane Leclerc è stata una rapida ascesa dopo l’ingresso nella Ferrari Driver Academy avvenuto nel 2016: titolo al debutto nell’allora GP3 Series in quello stesso anno, passaggio alla Formula 2 e altro titolo, salto finale in F1 con l’ingaggio da parte dell’Alfa Romeo Sauber. Il passaggio dalla F2 alla F1 è spesso complicato per molti giovani talenti, ma per Leclerc è stato un trampolino naturale. “È stato un salto enorme, ma sono riuscito ad adattarmi rapidamente grazie alla mentalità e all’approccio giusti fin dalla prima stagione”.

Quella preparazione lo ha portato a gestire momenti di pressione estrema, come l’indimenticabile Monza 2019, quando vinse il GP Italia bissando il successo di sette giorni prima a Spa: “Come pilota Ferrari arrivi in pista e senti di avere tutti dietro che spingono… vincere con tutto quel calore addosso non è facile, ma rende il momento ancora più bello”. Se Monza è il calore del popolo, Monte Carlo 2024 è stata l’emozione dell’infanzia: “Sono le strade che percorrevo a 4 o 5 anni sull’autobus per andare a scuola. Vincere su quegli stessi asfalti è qualcosa di incredibilmente speciale e personale”. Entrambi i trofei oggi riposano nel suo soggiorno, come monito quotidiano dei traguardi raggiunti.
Essere Ferrari: tra responsabilità e sogni iridati
Per il monegasco, guidare per la scuderia di Maranello non è solo un impiego, ma un’investitura. Nonostante la fama globale e la conseguente necessità di una logistica complessa anche solo per i normali spostamenti, Leclerc mantiene un approccio umile: “Essere in Ferrari è un onore immenso e il sogno di ogni pilota, ma questo non cambia affatto la persona che sono”.

Il legame con l’Italia, radicato fin dai tempi del kart, alimenta la sua missione principale. La F1 targata Liberty Media ha ampliato il suo pubblico e conquistato finalmente il mercato degli Stati Uniti, ma l’obiettivo principale di Leclerc rimane sempre lo stesso: “Voglio vincere un campionato… e voglio farlo con la Ferrari”.
Il lavoro invisibile: 9 ore di simulatore e la cura della salute mentale
Per riportare la Rossa sul tetto del mondo, il talento non basta. Leclerc dedica una parte massiccia della sua routine allo sviluppo tecnico a Maranello. “Passo sessioni intense al simulatore, circa 8-9 ore al giorno”, ha spiegato il pilota. Questo lavoro è fondamentale per limare le differenze con la realtà e testare le novità sviluppate per la monoposto prima del debutto in pista.

Tuttavia, il motore più complesso da gestire resta quello psicologico. Leclerc considera la salute mentale un elemento fondamentale del suo set-up: “Pratico la meditazione e lavoro con uno psicologo. È importante concentrarsi solo su ciò che puoi controllare: la tua performance e la tua costanza”. Una regola che si è rivelata fondamentale per la sua crescita, fino a renderlo oramai da diverse stagioni il pilota di punta della scuderia più famosa e seguita della F1.
Leclerc, che ha ricordato quando a 11 anni andò al centro Formula Medicine di Viareggio per effettuare un test che gli permettesse di riconoscere e gestire i diversi stati mentali, ha infine spiegato che sarà ancora un aspetto psicologico a fargli capire quando sarà il momento di appendere il casco al chiodo: “La paura non deve far parte delle emozioni in una macchina. Il giorno in cui avrò paura, mi fermerò e mi metterò da parte. Sicuramente“.



