IndyCar | GP St. Petersburg: Palou domina e stravince davanti a McLaughlin e Lundgaard

Mar 1, 2026

Matteo Pittaccio

La nuova stagione della IndyCar si è aperta nel segno di Alex Palou, come se non fossero passati sei mesi di pausa. Sul circuito cittadino di St. Petersburg lo spagnolo di Chip Ganassi Racing ha conquistato una vittoria tanto lucida quanto meritata, dimostrando fin da subito di voler difendere il proprio regno e puntare con decisione al quinto titolo. Proprio come nella gara del 2025, Palou, Barry Wanser (il suo stratega) e Ganassi hanno lavorato di strategia, prendendo con forza il comando della gara nel primo giro di soste grazie ad un corposo overcut. Sul podio Scott McLaughlin e Christian Lundgaard, partito 12°, mentre la domenica di St. Pete è da dimenticare per Will Power e Scott Dixon. Ritiro dopo appena quattro curve per Mick Schumacher, coinvolto in un incidente al via.

VITTORIA IN PERFETTO STILE PALOU

Per oltre un terzo di gara Palou ha scelto la strategia dell’attesa. Alle spalle del poleman Scott McLaughlin e di Marcus Ericsson ha gestito ritmo e consumi, senza mai forzare. La chiave della corsa è arrivata durante il primo ciclo di soste: prolungando lo stint di tre giri, lo spagnolo è rientrato in pista davanti ai diretti rivali, replicando una tattica già vincente l’anno precedente. Da quel momento la gara si è trasformata in un monologo: ritmo costante, nessun errore e un margine finale di oltre dodici secondi su McLaughlin.

Alle sue spalle la battaglia è stata molto più serrata. Kyle Kirkwood aveva momentaneamente guadagnato la seconda posizione anticipando la sosta, ma nel finale ha dovuto cedere sia alla Penske di McLaughlin sia alla McLaren di Christian Lundgaard, autore di una notevole rimonta dalla dodicesima casella. Nessuno, però, è mai riuscito ad avvicinare davvero Palou, che ha tagliato il traguardo indisturbato vincendo per il secondo anno consecutivo in Florida.

Avvio turbolento: incidenti e ritiri eccellenti

La prima gara dell’anno è stata tutt’altro che lineare. Dopo pochi metri dal via Sting Ray Robb ha bloccato l’anteriore destra in curva 4 andando lungo e coinvolgendo Santino Ferrucci e Mick Schumacher: per il tedesco l’esordio in IndyCar non è durato nemmeno un giro.

I problemi non sono finiti lì. Al 40° passaggio Scott Dixon ha perso una ruota posteriore destra a causa di un insolito errore al pit stop , provocando la seconda ed ultima neutralizzazione. Anche le gomme hanno avuto un ruolo decisivo: David Malukas è stato costretto ad un pit stop extra dopo una foratura improvvisa dell’anteriore sinistra, bloccata qualche tornata prima in curva uno, mentre Will Power, pilota che Malukas ha sostituito in Penske, ha replicato un errore già visto nelle prove del sabato, bloccando e finendo contro il muro in curva 10. I meccanici Andretti hanno riparato la macchina, ma le speranze di ottenere un buon risultato sono andate in fumo.

Strategia e ritmo decidono la seconda metà di gara

Dopo il caos iniziale la corsa si è stabilizzata. Palou ha preso il largo, mentre alle sue spalle si è acceso il confronto per il podio. Il degrado delle gomme morbide ha penalizzato Marcus Ericsson nel secondo, con lo svedese scivolato fino al sesto posto, così come per il già citato Kyle Kirkwood nell’ultimo terzo di gara. La strategia di anticipare di quattro giri il pit stop si è rivelata controproducente per Kirkwood, che nel finale è passato dal secondo ad un quarto posto comunque positivo considerando la 15esima piazza delle qualifiche.

Tra le prestazioni più convincenti spiccano le rimonte: Josef Newgarden ha recuperato ben sedici posizioni, dal 23° al 7° posto, mentre Rinus VeeKay è risalito dalla 19ª piazza fino alla nona. Buona prova anche per Romain Grosjean, solido con la Dale Coyne Racing dopo un anno passato nel ruolo di riserva Prema. Può sorridere anche l’altro lato del box Coyne, siccome Dennis Hauger ha mostrato grandi doti di gestione all’esordio in IndyCar, collezionando un decimo posto che rappresenta un buon punto di partenza.

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