Il Mondiale di F1 conclude la parentesi primaverile in Nord America con l’attesissimo GP Canada, un appuntamento storico che quest’anno assume una veste del tutto inedita. La Ferrari si prepara ad affrontare un fine settimana caratterizzato non solo dalle sfide intrinseche del tracciato, ma anche da un clima più fresco rispetto al passato e dall’introduzione della terza Sprint della stagione 2026, una variante che ridurrà al minimo il tempo a disposizione degli ingegneri per definire il corretto assetto sulle monoposto.
Teatro dell’evento sarà il suggestivo Circuit Gilles-Villeneuve, circuito semi-permanente situato sull’isola artificiale di Notre-Dame e intitolato alla memoria dell’indimenticato campione della Scuderia di Maranello. Questo tracciato, lungo 4.361 metri, rimane uno dei più amati dai piloti e dagli appassionati per via del suo layout unico, ma nasconde insidie notevoli che metteranno a dura prova l’affidabilità delle vetture e la reattività dei tecnici.
La rivoluzione di maggio: trazione e freni sotto stress sul tracciato canadese
La grande novità di questa edizione è l’anticipo in calendario della tappa di Montréal, posizionata per la prima volta nel mese di maggio anziché a giugno. Questo spostamento temporale comporta una gestione climatica del tutto differente rispetto alle passate stagioni, con temperature dell’aria che difficilmente supereranno i 20 gradi e un’elevata variabilità meteorologica che potrebbe portare improvvisi rovesci. Il tracciato alterna lunghi tratti in piena accelerazione a chicane molto strette, dove una stabilità ottimale in frenata e una trazione immediata in uscita dalle curve lente sono i requisiti fondamentali per staccare un buon tempo e preparare i sorpassi.

L’impianto frenante sarà uno dei componenti più sollecitati dell’intero fine settimana, con diverse staccate violente nell’arco del giro e, in particolare, l’importantissimo tornantino di curva 10 che richiede decelerazioni estreme. A complicare i piani dei team del Circus ci penserà il format ridotto: con una sola sessione di prove libere da 60 minuti a disposizione, la raccolta dati sul degrado degli pneumatici e sull’evoluzione della pista dovrà essere fulminea, lasciando pochissimo spazio a errori di valutazione nelle simulazioni della vigilia.
L’analisi di Vasseur: prontezza d’esecuzione e variabili climatiche
Sull’approccio strategico richiesto da questa complessa trasferta si è espresso il Team Principal della Ferrari, Fred Vasseur, il quale ha sottolineato come servirà da parte della squadra la massima concentrazione fin dai primi minuti di attività in pista. Il manager francese sa bene che le caratteristiche della pista canadese presenteranno coefficienti di difficoltà accresciuti dalle diverse condizioni ambientali e dal format del weekend.

Vasseur ha presentato così le sfide di questo appuntamento: “Dal punto di vista sportivo, Montréal non è mai semplice. Il tracciato è molto impegnativo per i freni, la trazione è fondamentale in uscita dalle curve lente e dalle chicane. Quest’anno il meteo e le basse temperature potrebbero aggiungere un ulteriore livello di complessità, soprattutto con il formato Sprint che ci offrirà poco tempo per prepararci. Dovremo essere pronti fin dalla prima sessione, concentrarci sull’esecuzione e sfruttare al massimo ogni opportunità”.
Galbally spiega la sfida del recupero energetico e del graining
Per comprendere a fondo le implicazioni su gomme e freni, compresa l’interazione con le nuove power unit 2026, il responsabile Tyre Performance, Carlos Galbally, ha analizzato le criticità legate al raffreddamento dei materiali e alle risposte del fondo stradale. I regolamenti tecnici introdotti quest’anno hanno infatti modificato sensibilmente il comportamento delle monoposto in fase di decelerazione, influenzando direttamente il bilanciamento termico tra l’asse anteriore e quello posteriore.

Galbally ha chiarito l’impatto delle nuove regole: “Con le sue numerose staccate e le curve a bassa velocità, questa pista richiede una grande costanza nella performance dei freni. I nuovi regolamenti 2026 hanno aggiunto un ulteriore livello di complessità a un tracciato già impegnativo, a causa del maggiore recupero di energia che alleggerisce in particolare il lavoro dei freni posteriori“. “Diventa quindi fondamentale gestire al meglio il raffreddamento dell’impianto frenante, per evitare pericolosi squilibri di temperatura che potrebbero compromettere l’ingresso in curva” ha evidenziato Galbally.
Un ulteriore grattacapo sarà rappresentato dalla combinazione tra il clima ancora fresco del mese di maggio e la recente riasfaltatura della pista sull’isola di Notre-Dame: “Le basse temperature, unite a un tracciato caratterizzato prevalentemente da curve lente, rendono difficile portare gli pneumatici nella corretta finestra di utilizzo, soprattutto in qualifica. Inoltre, con un asfalto più liscio rispetto al passato dopo la recente riasfaltatura, c’è il rischio di incorrere nel fenomeno del graining, in particolare con le mescole più morbide”.

La chiusura dell’analisi del tecnico spagnolo si è concentrata sulla pianificazione del lavoro a casa per sopperire alla brevità delle prove reali del venerdì. “I weekend Sprint mettono sempre in evidenza quanto sia limitato il tempo di preparazione: tra l’unica sessione di prove libere e la qualifica Sprint spesso non c’è spazio per correggere eventuali problemi importanti, ma solo per piccoli aggiustamenti”. “Tra la Sprint Race e la qualifica del sabato c’è un po’ più di margine per applicare quanto appreso dai dati raccolti il venerdì e dal lavoro al simulatore, ma partire già con una base di setup solida è fondamentale per evitare che il pilota debba adattarsi a cambiamenti significativi proprio nei momenti più delicati” ha concluso Galbally.



