Quando Loïc Serra arrivò in Ferrari nell’ottobre del 2024 l’affidamento per dirigere il reparto tecnico del team del Cavallino aveva colpito.
Vasseur gli ha voluto dare per la prima volta nella sua carriera un ruolo che fungesse da epicentro nella gestione tecnica delle monoposto della Scuderia. Chiamato da Mercedes alla corte del connazionale, Loic Serra ereditava il ruolo lasciato libero da Enrico Cardile, che nel frattempo aveva accettato la sfida Aston Martin.
Una eredità lasciata rivelatasi piuttosto difficile da gestire: il 2025 è stata una stagione deludente e complicata dal punto di vista dei risultati, avendo tradito le altissime aspettative attorno all’ambiente di Maranello dopo la crescita in termini di prestazione che c’era stata solo pochi mesi prima a fine 2024.
Un anno sostanzialmente di transizione il 2025, nel quale dover lavorare su due fronti paralleli, in preparazione del super cambio di regolamenti che ha portato alle auto odierne.
Il 2025 è stato utile al 2026
La SF-25, infatti, era ormai un progetto definito. Le principali scelte architetturali, la filosofia aerodinamica e telaio erano già stati congelati mesi prima dell’insediamento a Maranello dell’ex Mercedes. Serra ha potuto intervenire sulla strategia di sviluppo, con la decisione di destinare risorse a cavallo fra primavera ed estate interamente al 678 attuale.
Per questo il 2025 è stato soprattutto un anno di analisi. Un periodo nel quale il nuovo direttore tecnico ha osservato come lavorasse la Gestione Sportiva, individuando i punti forti e deboli dell’organizzazione, in cooperazione con Vasseur e il collega – anch’egli ex Mercedes – Jerome D’Ambrosio.

I cambiamenti voluti da Loic Serra
Chi ha lavorato con Loic Serra negli anni della Mercedes lo descrive come un ingegnere molto attivo nella cooperazione fra i reparti, molto interessato all’interazione fra tutte le aree che determinano la prestazione della monoposto.
Il background derivante dall’esperienza in Michelin, dove si è occupato dello sviluppo di pneumatici e sospensioni, è un’area chiave nella quale a Maranello hanno deciso di migliorare un know-how risultante fallace rispetto ad altri.
Gli anni maturati nel costruttore francese di pneumatici hanno permesso a Serra di costruire una conoscenza estremamente approfondita della dinamica del veicolo, che ha sfruttato e vissuto poi nell’epopea vincente di Mercedes dal 2014 in avanti.
Nel team della stella a tre punte nel ruolo di Performance Director è stato un tecnico chiave nel fare in modo che aerodinamica, telaio, sospensioni, pneumatici e Power Unit lavorassero come un unico sistema interconnesso.

Più “gommari” per il direttivo: migliorare un’area chiave
La SF-26 è la prima vera rossa nata sotto la gestione del tecnico francese ed il parallelo con la precedente gestione vede alcuni cambiamenti significativi.
Secondo le informazioni in nostro possesso, un lavoro sulla organizzazione Ferrari riguarda il numero di interazioni dirette fra i reparti.
Il direttore dell’aerodinamica Diego Tondi continua naturalmente ad avere la responsabilità dello sviluppo aerodinamico, al quale Fred Vasseur ha voluto dare supporto con l’arrivo del fedele Franck Sanchez, occupando il ruolo di ingegnere dello sviluppo aerodinamico. Sotto la gestione di Tondi, Vasseur Serra gli hanno dato supporto con i loro connazionali Franck Sanchez, Thomas Bouché e dell’ormai storico Loic Bigois.
Il reparto aerodinamico su cui può contare Serra ha una struttura definita e solida, al contempo il direttore tecnico francese ha lavorato per migliorare sotto la sua gestione l’iterazione e la sua frequenza fra direzione, reparto aerodinamico e ufficio tecnico per validare decisioni basate su cicli molto più proattive tra CFD, galleria del vento.
Al contempo Fred Vasseur ha aumentato la ricerca, acquisizione e incremento di risorse umane per il campo “pneumatici”, area nella quale spesso ci sono state defezioni in passato e dove il “direttivo Serra” ha conoscenze.

Aumentate le iterazioni nella dinamica veicolo
Le azioni sulla direzione tecnica hanno messo in atto alcuni cambiamenti sui modelli di dinamica veicolo, anche riducendo il rischio che un reparto ottimizzi una determinata area penalizzandone inconsapevolmente un’altra.
Probabilmente è proprio la SF-25 ad aver accelerato questo cambiamento.
La vettura disponeva di un potenziale aerodinamico importante, ma la correlazione fra aerodinamica, sospensioni e dinamica del veicolo si è rivelata meno efficace del previsto.
La piattaforma aerodinamica richiedeva infatti condizioni di funzionamento molto precise, con forze aerodinamiche maggiori sul fondo che le sospensioni non riuscivano a gestire in una finestra di assetto ideale.
In numerosi weekend Ferrari è stata costretta ad adottare assetti più conservativi rispetto a quelli inizialmente previsti durante la progettazione, sacrificando parte della prestazione teorica pur di ottenere una vettura più guidabile e prevedibile.

Uno dei cambiamenti più interessanti riguarda infatti il diverso peso attribuito alla dinamica del veicolo durante lo sviluppo, che si è vista avere molte più iterazioni con l’ufficio tecnico. Area fondamentale in un’epoca nella quale i test in pista sono sempre meno.
Anche a livello sospensivo la SF-26 si sta mostrando un’ottima auto meccanicamente, aspetto nel quale negli ultimi anni pregressi la Scuderia del cavallino aveva mostrato forse alcune lacune, soprattutto nella iterazione fra la parte meccanica “al servizio” della parte aerodinamica.
Attribuire dei cambiamenti a Ferrari esclusivamente a Loïc Serra è chiaramente riduttivo, come sarebbe ingeneroso nominare solo i vertici della piramide tecnica di Vasseur di cui fanno parte Diego Tondi, Fabio Montecchi, Marco Adurno, Matteo Togninalli, Enrico Gualtieri etc;
Allo stesso tempo, però, è difficile non riconoscere come il direttore tecnico francese abbia modificato il modo con cui questi reparti dialogano fra loro.
In un momento nel quale a Maranello non c’è comunque una vera e propria figura definita “progettista”, come lo è Newey in Aston Martin, con tutte le difficoltà che sta vivendo il team inglese.
Ed è proprio questo cambiamento, più organizzativo che di strumenti e risorse tecniche, a poter rappresentare il vero cambiamento che Loïc Serra ha portato a Maranello.



