Nel corso della conferenza stampa del venerdì al Circuit of the Americas di Austin, Adrian Newey ha tracciato un bilancio approfondito del lavoro svolto in Aston Martin in questa prima, complicatissima, stagione. Il progettista britannico ha toccato diversi argomenti caldi, tra cui le oscillazioni prestazionali delle ultime uscite, la complessa partnership motoristica con Honda in chiave attuale e futura e l’evoluzione del concetto aerodinamico della monoposto, affrontando anche alcuni passi dell’autobiografia dell’ex collega Christian Horner che lo riguardano e rinnovando l’incondizionata stima verso Fernando Alonso.
Le prestazioni dell’Aston Martin e l’evoluzione del concetto aerodinamico
Riflettendo sulla differenza di prestazioni tra il ritmo da zona punti di Sepang e le difficoltà incontrate a Singapore, Newey ha analizzato i fattori che hanno condizionato la squadra: “Singapore non è stata certamente una delle nostre gare migliori. Non siamo mai riusciti a far funzionare davvero bene insieme la Power Unit e il telaio: è stato uno di quei fine settimana che rappresentano un’ottima esperienza da cui imparare. Nel complesso del weekend, le cose non si sono incastrate. Ma l’ambiente in fabbrica è fantastico: si percepisce un forte spirito di squadra, vedo molte idee nascere e ingegneri che collaborano fino a tarda sera. C’è grande fermento“.

FP1 Monaco – Aston Martin, Fernando Alonso
Newey si è poi soffermato sul cambio di direzione tecnica della vettura, passata dall’assetto ad alto rake iniziale a un concetto più convenzionale introdotto a Budapest: “Quando sono arrivato a inizio marzo, la ricerca aerodinamica svolta fino a quel momento era quasi nulla. Abbiamo avuto un periodo di ricerca molto ridotto e denso. Osservando il regolamento, ritenevo che una soluzione ad alto rake potesse adattarsi bene, ed è quella che abbiamo perseguito. In tutta onestà, presentava alcuni punti di forza ma anche delle debolezze. Siamo poi tornati a quella che definirei una via di mezzo, che riteniamo essere una buona soluzione“.
Il legame con Honda, le misurazioni ADUO e la sfida per il futuro
Ampio spazio è stato dedicato alla collaborazione con Honda, compreso il recente vertice dirigenziale avvenuto con Lawrence Stroll dopo il weekend di Singapore: “Si è trattato di un incontro programmato che si tiene regolarmente tra i vertici di Honda e Aston Martin – ha chiarito Newey – Il divario attuale è chiaro ed è visibile nei rilevamenti dell’ADUO. L’ADUO è una misurazione della potenza e, come tutti sappiamo, ci sono molti altri fattori che concorrono alla prestazione complessiva della PU installata nel telaio. Concordo pienamente con quanto espresso dalla Ferrari: la priorità resta il tempo sul giro globale, non soltanto la potenza pura all’albero motore. Lavoriamo costantemente con Honda per creare il pacchetto complessivo più veloce in pista, valutando ingombri e integrazione“.

Paragonando la situazione attuale a quella vissuta in Red Bull nel 2019, quando la scuderia austriaca passò alle Power Unit giapponesi, Newey ha aggiunto: “Al momento, in tutta verità, Honda è un po’ più indietro rispetto a dove si trovava la Red Bull quando li ha rilevati nel 2019, ma quello era il loro quinto anno dal rientro. Questa è la prima stagione del nuovo ciclo. È corretto dire che la stessa Honda sia rimasta un po’ delusa dai progressi fatti finora quest’anno, ma come spesso accade in queste situazioni, questo rafforza soltanto la determinazione ad andare avanti“.
Newey sembra mantenere l’ottimismo pensando al futuro prossimo di Aston Martin e Honda: “Guardando al 2027, ci sono molte energie e progetti in corso che sono nelle prime fasi di sviluppo, ma nei quali vediamo molto potenziale. È ancora troppo presto per dire esattamente dove sarà la Power Unit all’inizio della stagione e se poi, compatibilmente con quanto concesso dal regolamento PUAC (Power Unit Advisory Commitee, il comitato che riunisce FIA, FOM e costruttori di Power Unit, ndr) ci saranno ulteriori sviluppi nel primo blocco di gare. Honda è una grande azienda con molte persone valide e ottimi processi già attivi: le cose non cambiano dall’oggi al domani, ma il futuro è la parte più importante per entrambi“.
Le risposte a Christian Horner e il parallelo tra le origini di Red Bull e Aston Martin
Invitato a commentare gli estratti dell’autobiografia di Christian Horner che lo riguardano direttamente, nei quali l’ex Team Principal Red Bull parla di una volontà di Newey di ‘abbandonare la nave’ nel 2014 e di essere rimasto sorpreso dal suo passaggio in Aston Martin, il progettista ha chiarito la sua posizione: “Non ho ancora letto nulla del libro. Nel 2014, come progettista di telai, se il costruttore di motori vive un’annata difficile, lo accetti. Ma se il motorista ha un anno negativo e non mostra alcuna intenzione di provare a risolvere il problema, la questione è del tutto diversa e diventa sconfortante. È la situazione che abbiamo affrontato nel 2014 e che non è cambiata finché non siamo passati a Honda nel 2019. Potete immaginare la mia frustrazione. Non credo che Christian l’abbia compreso appieno, ma ne avevamo parlato. Per il resto rimaniamo amici: come molti sanno, sono il padrino di sua figlia Olivia“.

Sulle analogie tra la sua prima esperienza a Milton Keynes e il progetto attuale a Silverstone, Newey ha confermato certi punti di contatto: “Ci sono molti paralleli tra quando ho iniziato in Red Bull e il mio arrivo in Aston Martin. Entrambi i team avevano vissuto nella loro storia diversi stravolgimenti con cambi di proprietà e di vertici manageriali. La sfida è far lavorare tutti insieme, abbattere i compartimenti stagni e migliorare la cultura aziendale“.
L’elogio a Fernando Alonso: “Doti da fuoriclasse assoluto”
Infine, Newey ha speso parole di profonda ammirazione per il lavoro svolto al fianco di Fernando Alonso durante la loro prima stagione insieme: “Fernando è senza dubbio uno dei più grandi di tutti i tempi. Come per tutti i fuoriclasse con cui ho avuto la fortuna di lavorare, una delle qualità che li distingue è la capacità di calcolo residua che mantengono mentre guidano. Serve una certa quantità di energia mentale per portare al limite la macchina, e nei veri campioni si ha l’impressione che tutto ciò avvenga a livello subconscio. Questo lascia la mente conscia libera di elaborare tutto il resto: capire il comportamento degli pneumatici, la gestione della gara, l’adattamento dello stile di guida al bilanciamento della vettura in quel preciso momento. Fernando rientra assolutamente in questa categoria“.



