Al termine di una sessione di qualifiche non certo ideale, con un secondo tentativo obbligato nel Q2 che lo ha costretto a utilizzare tutti i set di gomme Soft a disposizione, Lewis Hamilton ha ottenuto all’ultimo tentativo una clamorosa e per certi versi inaspettata pole position nel sabato del GP Messico. In un colpo solo il sette volte iridato ha cancellato le difficoltà di oggi e i problemi del venerdì, arricchendo il suo palmares già straordinario di un nuovo risultato di prestigio. Il britannico ha spiegato come le gomme abbiamo giocato il ruolo chiave e ricordato le gesta di Michael Schumacher con quella Ferrari che adesso è tra le sue mani.
La prima pole con la Ferrari e il tributo a Schumacher: “Un momento davvero speciale”
Un’attesa durata oltre tre anni e culminata con la pole position numero 105 in carriera, la prima in veste ufficiale al volante della Scuderia Ferrari. Nell’infuocato Q3 dell’Autódromo Hermanos Rodríguez, Hamilton ha firmato una vera e propria perla sul filo dei millesimi, ritrovando la partenza dal palo che gli mancava dal GP Ungheria 2023 e regalando alla SF-26 il primo risultato di questo tipo. In conferenza stampa, il britannico ha espresso tutta la propria emozione per il traguardo raggiunto dopo un percorso ricco di ostacoli: “È passato davvero tanto tempo dall’ultima volta che mi sono seduto qui. Intraprendere questo viaggio con la Ferrari, affrontando tutte le sfide, gli alti e i bassi, e persino le difficoltà di ieri, quando la macchina si è fermata in pista e abbiamo perso la simulazione di gara che tutti gli altri sono riusciti a fare, rende tutto ancora più forte. Ho continuato ad aggrapparmi alla speranza che un giorno saremmo tornati in prima fila e in pole non appena avessimo trovato la quadra con la vettura“.

Hamilton ha festeggiato il risultato ricordando anche Michael Schumacher: “È stata una qualifica tiratissima e difficile per tutti nella gestione delle gomme, dato il basso livello di carico aerodinamico e di grip. Dovevi essere perfetto al millimetro. Nel primo tentativo Charles era tre o quattro decimi più avanti, un margine notevole da ricucire nell’ultimo giro. Ma sapevo dove poter migliorare, grazie alla fiducia che ripongo in questo team e alla fede che loro hanno riposto in me. Sentivo di doverli ripagare con questa pole. Conquistare la mia prima pole in Ferrari mi riporta a quando da ragazzino guardavo Michael ottenere tutte quelle pole position e quelle vittorie qui. È qualcosa di davvero speciale“.
Il segreto del giro perfetto: la gestione delle gomme da 18 pollici
Ripercorrendo il giro decisivo che gli ha consentito di ribaltare il gap dal compagno di squadra, Hamilton si è soffermato sulla complessità nel portare le coperture Pirelli nella perfetta finestra di utilizzo, un aspetto con cui ha faticato dal passaggio ai cerchi da 18 pollici: “Ho sempre saputo di avere il passo per puntare alla pole questo weekend, ma le sessioni sono state un continuo saliscendi. La chiave sta tutta nel far funzionare le gomme: lavorano in una finestra strettissima e si surriscaldano in un attimo. Perfezionare questo aspetto è stata una vera e propria sfida per me negli ultimi anni, soprattutto dal passaggio ai pneumatici da 18 pollici. Richiede uno stile di guida diverso, un’impostazione differente a centro curva e la gestione di strumenti di bilanciamento a bordo vettura che non usavo da quasi 13 anni“.

Parlando ancora di cosa ha comportato il passaggio a gomme da 18 pollici, Hamilton ha aggiunto: “Sono riuscito a portare le gomme nella finestra ideale fin dall’out-lap. Una volta superate le curve 1, 2 e 3, tutto è scivolato via in modo fluido e non credo di aver perso tempo in nessun punto del tracciato. Rispetto alle vecchie coperture da 13 pollici, che erano più morbide e comunicative, queste attuali sono rigide come un muro: trovare il bilanciamento ideale tra l’asse anteriore e quello posteriore è come cercare un ago in un pagliaio, ma quando ci riesci e riesci a trattenere la temperatura sull’out-lap senza dover fare troppi rallentamenti per i doppiaggi, la differenza è abissale“.
L’incognita del passo gara e la staccata verso curva 1
Guardando alla gara di domenica, il sette volte iridato non nasconde le insidie derivanti dalla sosta forzata nelle FP2, che gli ha impedito di accumulare dati sulla simulazione di gara con tanta benzina a bordo: “Questa stagione in generale non ho mai avuto un long run davvero pulito e costante. Questo weekend ci eravamo ripromessi di concentrarci al massimo su quello… e poi la vettura si è fermata in pista! Ho dovuto guardare gli altri girare per il resto della sessione. Di conseguenza, non so come si comporterà la macchina a pieno carico di carburante e quali impostazioni serviranno a bordo. Sarà una questione di intuito e di calcoli questa sera per cercare di azzeccare la finestra corretta. Inoltre, il rettilineo prima di curva 1 è lunghissimo e non sono mai partito dalla pole su questo tracciato, venivo sempre da dietro. L’unica cosa che posso fare è concentrarmi per ottimizzare al massimo lo stacco dalla piazzola e gestire il posizionamento della vettura“.
L’impatto dell’altitudine sulle prestazioni della SF-26
Infine, il poleman del GP Messico ha voluto rendere merito al lavoro svolto dagli ingegneri di Maranello, evidenziando come le caratteristiche dell’Autódromo Hermanos Rodríguez abbiano attenuato i punti deboli della monoposto sul dritto: “Fondamentalmente abbiamo una grande macchina. Gli ingegneri e i meccanici nel garage stanno facendo un lavoro straordinario ed è da due weekend consecutivi che eseguiamo le qualifiche in maniera impeccabile. Sugli altri tracciati la Mercedes e la McLaren riescono a fare la differenza nei rettilinei, facendoci perdere tre, quattro o persino cinque decimi come a Silverstone. Qui l’altitudine e l’aria rarefatta ci hanno permesso di ridurre notevolmente quel gap, limitandolo forse a un decimo o due. È un risultato enorme per tutta la squadra“.



