La F1 inizia la parentesi americana del suo calendario, con ben quattro gran premi nel Nuovo Continente. In casa Ferrari tiene però ancora banco quanto accaduto in precedenza in Asia, in particolare con le decisioni strategiche prese da Lewis Hamilton nel GP Singapore. Nella conferenza stampa del giovedì ad Austin, il sette volte iridato è stato interpellato nuovamente su quanto accaduto e sulle possibili conseguenze: la sua linea non è cambiata, con la piena presa di responsabilità per le scelte errate, ma anche con la difesa di un approccio che ritiene di avere sempre avuto durante la sua carriera.
Hamilton: “La strategia prevista ci avrebbe portato a chiudere secondo e terzo, per me non era abbastanza”
La domanda posta ad Hamilton era molto articolata e il pilota della Ferrari è stato altrettanto ricco di considerazioni nella sua risposta, a partire dalla ricostruzione di quanto accaduto: “Penso che si impari da queste esperienze. Naturalmente, i due giorni successivi non sono stati così fantastici, ma vivi e impari. Quando mi sono schierato sulla griglia di partenza, sapendo che sarei partito terzo, ho subito cercato un modo per vincere. Volevo tentare qualcosa di diverso, puntare su una strategia differente rispetto a quella di Charles, per evitare di limitarci a seguirci a vicenda. Dalle analisi, ipotizzavamo che Max potesse essere più veloce; la strategia prevista ci avrebbe portato a chiudere secondo e terzo, ma per me non era abbastanza“.

Hamilton ha dunque scelto di partire con la gomma media, ma questa decisione non ha pagato: “Cercavo delle alternative, volevo capire quali opzioni avessimo a disposizione. Speravo, ad esempio, che la gomma media potesse durare più a lungo, permettendoci di allungare lo stint, ma non è andata così: le sensazioni nel primo stint non sono state ottimali e, rientrando in pista dietro Charles, ho perso molto tempo, anche perché lui montava una gomma più lenta, la stessa che avevo io in quella fase. Eppure, con la gomma soft, avevo un buon passo“.
L’altro episodio che ha inciso in negativo è stato quello del mancato secondo pit stop e anche qui Hamilton ha ribadito di essersi assunto tutte le responsabilità dell’errore: “È stato uno scenario un po’ simile a quello di Zandvoort: mi stavo avvicinando all’ingresso della corsia dei box e non sapevo che Charles stesse rientrando, dato che io mi ero fermato poco prima. È stata una decisione presa all’ultimo istante: ho scelto di restare fuori, ma non appena mi sono trovato all’altezza dell’ingresso box, ho capito che probabilmente era la scelta sbagliata. Me ne sono assunto la responsabilità, e si va avanti. Abbiamo avuto confronti costruttivi su come migliorare la nostra collaborazione, ma non è cambiato nulla nel modo in cui lavoriamo insieme dietro le quinte“.

Oltre all’ammissione di colpa, Hamilton si è anche difeso, spiegando che il suo approccio non cambierà: “Credo fermamente che il mio compito, invece di limitarmi a seguire sempre la linea comune, sia quello di stimolare costantemente la squadra, e me stesso, mettendo in discussione le consuetudini. È così che sono arrivato dove sono oggi, e non intendo cambiare approccio. A volte le cose non vanno bene, e questa è stata una di quelle volte; ma bisogna continuare a lottare. Vinciamo e perdiamo come squadra, quindi ne condividiamo il peso e le conseguenze. Fa decisamente male quando faccio perdere punti alla squadra. Non è una cosa che mi capita spesso, ma ci sto lavorando. Raddoppierò gli sforzi per assicurarmi che non accada più“.
Le prospettive per il GP Stati Uniti
Le ultime gare hanno proposto un rimescolamento dei rapporti di forza tra i top team, con una Red Bull in forte ascesa e una McLaren più in difficoltà. La Ferrari, pur non apparendo mai la più veloce, ha trovato una certa costanza di rendimento tornando sul podio prima con Hamilton e poi con Leclerc: “Onestamente, non ho idea se riusciremo a vincere o meno – ha detto il britannico riguardo gli obiettivi del weekend di Austin – Se si osserva l’evoluzione delle prestazioni nel corso dell’anno, si nota come prima la Mercedes sia stata al comando per un po’, poi la McLaren abbia fatto un salto di qualità e, infine, nelle ultime gare, la Red Bull abbia assunto una sorta di dominio. Quindi, non vedo perché la situazione dovrebbe cambiare radicalmente; immagino comunque che i valori in campo siano molto vicini e spero che, riuscendo a mettere a punto la vettura nel modo giusto, potremo giocarcela anche noi“.
Il passaggio di testimone con Antonelli
In conferenza stampa, seduto accanto ad Hamilton, c’era quel Kimi Antonelli che sta per riportare il titolo iridato alla Mercedes. Il passaggio di consegne tra i due era avvenuto al termine del 2024 e ora, con largo anticipo rispetto alle più rosee aspettative, questa staffetta assume un significato ancora maggiore. Alla domanda su quali siano i suoi sentimenti a riguardo, Hamilton ha detto: “Quando ero lì, sapevo chi mi avrebbe sostituito; Kimi frequentava spesso la squadra e ci seguiva da vicino, specialmente durante il mio ultimo anno. Credo sia stata la decisione giusta, quella di offrire un’opportunità a un giovane pilota emergente. Kimi ha dimostrato le sue capacità in altre categorie“.

Hamilton ha avuto parole di grande rispetto ed ammirazione per il giovane italiano e per la Mercedes, ricordando anche le difficoltà incontrate nella scorsa stagione da rookie: “Ha mostrato entusiasmo, carisma e un ottimo approccio verso tutto. Si è sempre integrato molto bene nell’ambiente. Lavorare al fianco di Bono (Peter Bonnington, l’ingegnere di pista che ora segue Antonelli dopo i tanti anni con Hamilton, ndr) è un’esperienza straordinaria, ma in quella squadra ci sono tantissime persone in gamba, ed è proprio per questo che si trovano dove sono oggi. Nutro una sincera ammirazione per il loro lavoro; vederli tornare ai vertici non mi sorprende affatto, perché ho avuto modo di viverlo lì per molti, molti anni. Riguardo il suo primo anno, è dura per chiunque arrivare in un contesto del genere, in una squadra simile, e riuscire a ingranare subito, con tutte le aspettative che gravano sulle tue spalle, tutti gli impegni che devi assumerti, e mille altre cose. Ma penso che ora abbia trovato il suo ritmo; è stato fantastico vedere le sue prestazioni quest’anno, davvero impressionanti, e merita di essere il campione“.



