Le auto del 2026 non romperanno del tutto col passato, almeno inizialmente.
Le F1 del 2026 non romperanno con il presente, né torneranno davvero al passato. Le pance a discesa, ormai pienamente integrate nel concetto aerodinamico e termico delle vetture, rimarranno in larga parte protagoniste. I vincoli aerodinamici sono prevalentemente volumetrici, più che legati al numero o alla posizione degli elementi. È evidente che la differenza la farà molto la disposizione degli ingombri, soprattutto legate al layout di raffreddamento che rimane ancora la parte con più libertà. Sul fronte aerodinamico le ali saranno i veri terreni di gioco del nuovo regolamento. L’introduzione dell’aerodinamica attiva non è letta come un semplice artificio per aumentare i sorpassi, ma un cambiamento nel ruolo dell’ala stessa. Quanto offerto dalla FIA sul regolamento non sembra voler dire quanti elementi usare o dove posizionarli, quanto piuttosto che cosa devono fare. Un punto di rottura, se vogliamo, riguarderà l’architettura dell’ala posteriore, che per regolamento saranno a doppio pilone. Il resto sarà interpretazione.

Elementi interni della sospensione push rod anteriore – illustrazione Rosario Giuliana
Il 2026 si giocherà anche — e forse soprattutto — in una zona di cui si parla sorprendentemente poco: il carburante.
Nel racconto del nuovo ciclo regolamentare, le benzine vengono spesso relegate a elemento simbolico della transizione sostenibile. In realtà, il carburante 2026 sarà tutt’altro che un fluido neutro ma una vera e propria variabile progettuale, intorno alla quale sono nate le architetture dei nuovi propulsori. Il fatto che il carburante debba essere al 100% sostenibile non significa affatto che sarà uguale per tutti. “Sostenibile” è una definizione regolamentare, non chimica. Con l’MGU-H eliminata e una quota elettrica più dominante, le finestre operative dei motori diventeranno più strette e sensibili. Shell, ExxonMobil, Petronas, Aramco non saranno semplici fornitori, ma partner tecnici a tutti gli effetti. Un apparente vantaggio potrebbero averlo i costruttori, e chi potrà contare su un ecosistema già rodato con collaborazioni di vecchia data. Nel caso McLaren, l’accordo siglato con Motul, che entrerà in vigore proprio dal 2026, riguarda infatti i lubrificanti ad alte prestazioni, in particolare per trasmissione e sistemi meccanici, e non il carburante. McLaren continuerà a utilizzare la power unit Mercedes, e con essa il carburante sviluppato all’interno dell’ecosistema tecnico Mercedes, storicamente legato a Petronas. Il 2026 potrebbe essere ricordato non solo come una partita aerodinamica o motoristica, ma anche come una partita chimica, giocata sul confine tra regolamento e interpretazione.




