F1 2026, che disastro: l’elettrico cambia la qualifica e cancella la sfida sportiva!

Apr 2, 2026

Piergiuseppe Donadoni

Il Gran Premio del Giappone rappresentava un passaggio chiave per capire fino in fondo la bontà di questi regolamenti. Suzuka, per caratteristiche, non lascia spazio a interpretazioni: è una pista completa, capace di esporre senza filtri pregi e difetti delle monoposto. E la risposta, in questo senso, è stata piuttosto chiara. Se nelle prime uscite si poteva ancora parlare di una sensazione diffusa, quasi da verificare, dopo Suzuka si entra nel territorio della consapevolezza che, in questo nuovo equilibrio tecnico, qualcosa non stia davvero funzionando come dovrebbe. Concentriamoci, per ora, sulla qualifica.

F1 2026: il problema è come viene costruita la performance lungo il giro

Per dirlo, però, non bisogna fermarsi al cronometro. Queste nuove vetture, pur ancora acerbe, stanno offrendo anche riscontri interessanti sul piano dei tempi. A Suzuka, per esempio, la pole position è stata di 1,8 secondi più lenta rispetto allo scorso anno, un dato comunque lontano dalle preoccupazioni iniziali, quando si parlava di distacchi anche superiori ai tre secondi rispetto alla generazione precedente. Se il confronto viene fatto con il primo anno dell’effetto suolo, il 2026 risulta addirittura più rapido di circa sei decimi. Un quadro molto simile si è visto anche in Australia e in Cina.

Il punto, quindi, non è la velocità pura, ma il modo in cui questa viene costruita lungo il giro. Suzuka, da questo punto di vista, è stata quasi crudele. Il primo settore, con le curve a S, è diventato il vero nodo critico. È lì che si concentra gran parte del tempo perso rispetto alle pole degli anni passati, ed è una perdita che non è solo numerica, ma anche visiva — ed è forse questo l’aspetto che colpisce di più. Le monoposto risultano limitate non solo dal minor carico aerodinamico, ma anche dalla necessità continua di recuperare energia da utilizzare poi nei rettilinei successivi.

F1 2026: in qualifica si è persa la sfida sportiva e umana 

In un circuito con pochissime frenate decise come Suzuka, i team non hanno avuto molte alternative: il recupero di energia tramite MGU-K, sfruttando il super clipping, si è concentrato proprio nelle curve a S, trasformando uno dei tratti più iconici del mondiale in una zona di gestione. Da qui nasce una guida inevitabilmente più conservativa. Come ha sottolineato Fernando Alonso, le curve di media e medio-alta velocità stanno cambiando funzione: non sono più punti in cui costruire prestazione, ma momenti in cui recuperare e amministrare energia. Questo ha ribaltato completamente l’approccio alla guida, ed è anche il motivo delle critiche arrivate da diversi top driver. Dove prima si spingeva, ora si gestisce; dove si cercava il limite, oggi si costruisce un compromesso.

I numeri, in questo senso, sono piuttosto chiari. Le vetture 2026, pur su un asfalto con più grip, hanno perso anche 20 km/h rispetto al 2023 lungo tutto lo snake, un dato che diventa ancora più marcato se confrontato con lo scorso anno. Ne emerge una Formula 1 che, soprattutto su circuiti critici come Australia e Suzuka in termini di recupero energetico, vive di compromessi continui, finendo per togliere quella componente di sfida sportiva e umana che ha sempre rappresentato uno degli elementi più distintivi della categoria.

Nel secondo e terzo settore, invece, le vetture 2026 si sono difese meglio e, in alcuni casi, risultano persino più efficaci. Le velocità di punta sono più elevate, ma il dato non deve ingannare, e Suzuka lo dimostra chiaramente. In ingresso alla Spoon Curve, i piloti hanno perso anche 20 km/h per poter recuperare energia tramite il super clipping, rendendo anche più “semplice” l’approccio a una delle curve più iconiche del tracciato. Tuttavia, questo sacrificio ha solo limitato un problema più grande: il crollo di velocità in approccio all’ultima chicane, dove per George Russell  è risultato essere di 53 km/h, con oltre 600 metri di super clipping in qualifica!

Dopo tre gare – Australia, Cina e Giappone – si può quindi affermare con una certa sicurezza che questa nuova generazione di vetture abbia mancato l’obiettivo in uno degli ultimi aspetti rimasti vicini alla Formula 1 più “old school”: la qualifica. È vero, da anni non esistono più motori dedicati esclusivamente al giro secco o gomme estreme come in passato, ma la componente di sfida pura tra piloti era rimasta. Oggi, invece, risulta inevitabilmente condizionata e penalizzata. Ed è proprio su questo punto che FIA, Liberty Media e team saranno chiamati a intervenire già nelle prossime settimane e gare, a partire da Miami. Perché è soprattutto in qualifica che emergono con maggiore evidenza i limiti di un regolamento che ha ancora bisogno di trovare un equilibrio più efficace tra prestazione, gestione ed elemento spettacolare.

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