Dopo oltre un mese di pausa, la Formula 1 riparte dagli Stati Uniti con il Gran Premio di Miami. Un appuntamento che segna anche un traguardo storico per Brembo, pronta a tagliare quota 900 Gran Premi in Formula 1. Il GP di Miami rappresenta una tappa simbolica per l’azienda italiana: il debutto in Formula 1 risale al 1975, quando fornì i primi dischi in ghisa alla Ferrari. Da allora, la presenza di Brembo nel Circus è diventata una costante, fino a raggiungere questo nuovo traguardo nella stagione 2026.
Dal punto di vista tecnico, il Miami International Autodrome si conferma uno dei tracciati meno severi per gli impianti frenanti. Secondo le analisi degli ingegneri Brembo, il circuito – lungo 5,412 km – presenta un indice di difficoltà pari a 2 su 5. Durante un giro, i piloti utilizzano i freni per meno di 10 secondi complessivi, circa l’11% del tempo totale, uno dei valori più bassi dell’intero calendario.

Le staccate realmente impegnative sono poche: tutte e tre rientrano nella categoria “Hard”, ma nessuna supera i 4 g di decelerazione, rendendo il tracciato relativamente poco stressante per il sistema frenante rispetto ad altri circuiti.
La curva più critica resta la numero 17, al termine del lungo rettilineo. In questo punto, le monoposto passano da circa 320 km/h a 78 km/h in poco meno di 4 secondi (3,66 per la precisione), coprendo una distanza di 165 metri. Qui i piloti sono sottoposti a una decelerazione massima di 4 g, applicando una forza sul pedale del freno di circa 114 kg, con una potenza frenante che raggiunge i 1.734 kW.
Con l’introduzione delle nuove monoposto 2026, cambia però in modo significativo anche il modo di frenare. Rispetto alla scorsa stagione, si registra una riduzione della potenza frenante e del carico sul pedale, a fronte di un aumento dei tempi e degli spazi di frenata.
Un esempio emblematico è la prima curva: la potenza frenante è scesa da 2.426 kW a 1.660 kW, mentre la pressione sul pedale è diminuita da 169 a 120 kg. Parallelamente, il tempo di frenata è aumentato da 2,60 a 2,94 secondi e lo spazio necessario è cresciuto da 117 a 136 metri. Un cambiamento che riflette le nuove caratteristiche delle vetture, sempre più legate alla gestione dell’energia.

Anche sul fronte tecnico dei componenti si registrano evoluzioni importanti. Se nel 2025 i team utilizzavano dischi anteriori da 328 mm di diametro e 32 mm di spessore, con 1.050 fori di ventilazione da 3 mm, nel 2026 si passa a dischi più grandi: 330 mm di diametro (fino a 345 mm) e 1.440 fori da 2,5 mm.
Alcune squadre continuano a utilizzare dischi da 32 mm di spessore, mentre altre hanno optato per la soluzione da 34 mm. L’aumento delle dimensioni ha portato anche a un incremento del peso unitario, passato da 1,75 kg a circa 2 kg.



