Aston Martin: grandi progressi sulle vibrazioni della batteria, in Cina atteso un weekend più “normale”

Mar 8, 2026

Luca Manacorda, Giuliano Duchessa

Il GP Australia dell’Aston Martin si è concluso, come preventivabile, con entrambi i piloti richiamati ai box prima della bandiera a scacchi, ma il bilancio finale racconta una storia molto diversa rispetto alle previsioni catastrofiche della vigilia. Se giovedì si temeva che la AMR26 non potesse superare i 20 giri per motivi di sicurezza, la domenica di Melbourne ha mostrato una vettura capace di stare in pista con una certa costanza, accumulando un chilometraggio prezioso nonostante i ritiri precauzionali. Una giornata di “apprendimento forzato” che ha visto la squadra di Lawrence Stroll trasformare la gara in una sessione di test in diretta mondiale.

Fernando Alonso: l’istinto del fuoriclasse contro i limiti del motore

Nonostante questa situazione precaria, Fernando Alonso è riuscito a mettersi in evidenza con una partenza magistrale. Scattato dalla 15ª posizione, lo spagnolo è balzato al 10º posto in poche centinaia di metri. Approfittando del caos generato da alcune vetture rimaste quasi piantate al via, ha evitato la Haas di Oliver Bearman e l’Alpine di Franco Colapinto (a sua volta protagonista di un riflesso felino per evitare il tamponamento della Racing Bulls di Liam Lawson), chiudendo l’azione con un sorpasso all’esterno su Bortoleto che ha infiammato le tribune. “Il primo giro è questione di istinto più che di motore. Mi sento superiore agli altri da 24 anni e in questo venticinquesimo anno continuo a sentirmi superiore a loro, ha rivendicato con orgoglio Alonso nel post-gara.

Tuttavia, la dura realtà tecnica ha presentato il conto nel giro di poche tornate. Superata la fase concitata del via, Alonso è scivolato indietro, impossibilitato a difendersi da vetture capaci di velocità di punta superiori di 30 km/h. Una differenza che risiede nella capacità degli avversari di mantenere costante il dispiegamento di energia elettrica senza svuotare la batteria come avviene attualmente con la power unit Honda. Alonso ha dovuto fermarsi al giro 15 per un dato anomalo, provando poi a rientrare per accumulare dati prima dello stop definitivo: “Abbiamo completato parecchi giri tra me e Lance, e cercheremo in Cina di fare un altro passo avanti. Finché la power unit non ci permetterà di finire le gare, dovremo migliorare come squadra in tutte le altre aree.

Una gara utilizzata come un test

Partito dal fondo della griglia, Lance Stroll ha portato a termine 43 giri fondamentali per recuperare parte del lavoro sfumato dopo aver saltato quasi l’intero weekend per problemi tecnici. “È stato positivo fare un po’ di chilometri oggi – ha commentato il canadese – Abbiamo usato la gara come una lezione, fermandoci più volte per controllare tutto nel garage. Manca ancora molto, ma i giri di oggi ci danno una direzione per la Cina”.

Adrian Newey ha confermato che la scelta dei ritiri è stata dettata dalla necessità di preservare i componenti integri, una volta accertata l’impossibilità di lottare per i punti: “La giornata di oggi è stata principalmente un’opportunità per approfondire la conoscenza dell’AMR26. Entrambe le vetture sono partite e, quando è diventato chiaro che non potevamo competere per la zona punti, abbiamo deciso di fermarci ai box e di controllarle. Il team ha quindi chiesto a Fernando di ritirare la vettura per preservare i componenti. I dati e gli insegnamenti di questo fine settimana ci saranno utili per il prossimo gran premio“.

Honda HRC: tra vibrazioni del telaio e “spionaggio” energetico

A completare il quadro tecnico sono arrivate le dichiarazioni di Shintaro Orihara, Trackside General Manager di Honda HRC, che ha mostrato una fiducia inaspettata sulla solidità intrinseca del propulsore giapponese: “Non ci sono stati problemi relativi alla power unit, non abbiamo una sfera di cristallo, ma sono abbastanza fiducioso che avremmo potuto finire la gara. Secondo Orihara, il grande lavoro di Honda si sta ora spostando dal motore alla batteria e, soprattutto, alla sua integrazione con il corpo vettura.

“Dai test a qui abbiamo avuto un grande miglioramento in termini di vibrazioni della batteria. Ora la sfida più grande è la vibrazione del telaio; dobbiamo affrontarla”, ha spiegato Orihara. Il tecnico giapponese ha poi rivelato un dettaglio interessante sulla gestione della gara, condizionata dalla mancanza di dati dovuta al venerdì nero di Aston Martin: “Dobbiamo lavorare sulla gestione dell’energia. Ovviamente abbiamo le nostre simulazioni, ma stiamo anche guardando cosa fanno gli altri e lo condividiamo apertamente. Non avendo girato venerdì, abbiamo cercato di capire cosa facessero gli avversari e oggi abbiamo elaborato una calibrazione che credo abbia funzionato”.

La prossima tappa in Cina rappresenterà un ulteriore banco di prova fondamentale: “La prossima settimana dovrebbe essere più standard” la promessa. L’obiettivo dichiarato da Honda è l’aumento del chilometraggio e l’ottimizzazione del recupero energetico, con la speranza che le nuove batterie in arrivo per il GP Giappone permettano finalmente ad Alonso e Stroll di non dover guardare i tempi dei rivali, ma di poter finalmente sfidare il cronometro a pieno regime. Proprio a Suzuka, gara di casa di Honda, si svolgerà un importante incontro tra i vertici dei due partner, con una visita alla sede di Sakura da parte di Aston Martin che verrà poi “restituita” a ruoli invertiti a Silverstone in occasione del GP Gran Bretagna.

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