Antonelli e Mercedes hanno capito le F1 2026 prima di tutti

Mag 30, 2026

Piergiuseppe Donadoni

Cinque Gran Premi, quattro vittorie e una sensazione che ormai nel mondo della F1 si sta facendo sempre più concreta: il 2026 potrebbe essere l’anno dell’esplosione definitiva di Andrea Kimi Antonelli. Non tanto perché la Mercedes abbia costruito la monoposto migliore — aspetto comunque vero e da tenere in considerazione — ma perché il giovane italiano sembra aver interpretato le nuove vetture meglio di tutti, incluso un riferimento solidissimo come George Russell.

Ed è proprio il confronto interno che rende ancora più impressionante l’avvio di Antonelli. Russell è uno dei piloti più completi della griglia, uno che ha messo in difficoltà un sette volte campione del mondo come Hamilton: veloce sul giro secco, metodico nella gestione gara e ormai pienamente maturo. Eppure, dopo i primi cinque appuntamenti del mondiale, il bilancio è chiaramente dalla parte del giovane pilota italiano.

Se si osservano i weekend nel loro complesso, Antonelli ha mostrato una superiorità soprattutto nella gestione delle fasi dinamiche della W17, con un ingresso curva piuttosto aggressivo, una grande rotazione nel centro curva e una capacità notevole di anticipare il ritorno sul gas. Ed è qui che probabilmente si nasconde il segreto del suo adattamento alle monoposto 2026. Lo si vedeva molto bene nel tornantino di Montreal. 

Le nuove vetture, profondamente diverse nella gestione energetica e aerodinamica, sembrano premiare piloti capaci di mantenere velocità minima elevata senza “stressare” troppo il posteriore. Antonelli riesce a farlo in maniera estremamente naturale. Nei tratti lenti e medio-lenti, soprattutto nelle curve da seconda-terza marcia, il suo vantaggio su Russell appare evidente: Kimi porta più velocità all’apice e riesce a chiudere la rotazione prima, ottenendo così accelerazioni migliori in uscita.

Russell, al contrario, sembra ancora preferire una vettura più stabile in inserimento, quasi più “tradizionale” nella filosofia di guida. Non a caso, quando ha provato a seguire alcune modifiche di setup utilizzate da Antonelli, lui stesso ha ammesso che l’impatto sia stato “più grande del previsto”.

Dal punto di vista puramente cronometrico, il dato interessante non è tanto ciò che sta succedendo in qualifica, quanto la costanza con cui l’italiano riesce a performare in gara. C’è poi un altro aspetto molto interessante: la gestione degli pneumatici posteriori che Antonelli riesce a gestire meglio, riducendo il surriscaldamento. Nei GP disputati finora si è visto chiaramente come il degrado della Mercedes numero 12 sia stato spesso più lineare nella seconda metà di stint, permettendogli di attaccare anche quando il suo compagno di squadra iniziava a perdere prestazione. Così anche in Australia, nell’unica gara persa da Antonelli. E probabilmente è proprio questo il salto più grande fatto da Kimi rispetto al 2025. Nella sua stagione da rookie si intravedevano lampi di talento enorme, ma alternati a weekend più difficili e a una comprensione ancora limitata delle gomme e della preparazione del fine settimana. Oggi invece Antonelli sembra essere più completo.

Non significa però che il quadro sia già perfetto. Anzi. E’ chiaro che in questo momento stia uscendo il talento che il pilota italiano aveva già mostrato nelle serie minori, tuttavia, c’è ancora qualche eccesso di troppo che lo sta portando a commettere errori. Piccoli bloccaggi, qualche ingresso troppo ottimistico e una gestione delle battaglie ruota a ruota ancora acerba. L’episodio con Russell nella Sprint in Canada lo ha dimostrato chiaramente. Ma è forse questo il punto più impressionante della sua stagione: Antonelli sta vincendo il duello con il proprio compagno di squadra pur essendo ancora incompleto, pur dovendo ancora crescere molto dal lato dell’esperienza. Chiudendo, questa è soltanto la seconda stagione in F1 di Antonelli ma il messaggio al resto della griglia in queste prime cinque gare è già piuttosto importante.

 

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