Fernando Alonso non ha mai avuto paura di esporsi. E anche questa volta non ha fatto eccezione. Alla vigilia del GP del Canada, il due volte campione del mondo è tornato ad attaccare con forza la filosofia tecnica della nuova Formula 1, puntando il dito contro un campionato sempre più dipendente dalla gestione energetica e sempre meno centrato sul ruolo del pilota.

Già nei test pre-stagionali in Bahrain, lo spagnolo aveva evidenziato come le monoposto 2026 avessero spostato troppo l’equilibrio verso il recupero dell’energia, riducendo il margine di rischio e limitando la possibilità per i piloti di fare realmente la differenza in curva. Un concetto che, gara dopo gara, ha trovato ulteriori conferme.
Con la nuova generazione di power unit, infatti, la componente elettrica è diventata ancor più centrale rispetto al passato. L’ibrido conta molto di più nella prestazione complessiva e questo ha cambiato radicalmente l’approccio alla guida. In alcuni casi, paradossalmente, andare più piano in curva può persino diventare vantaggioso: rallentando l’ingresso e la percorrenza si allungano le frenate, aumenta la possibilità di recuperare energia e si arriva ai rettilinei con più potenza elettrica disponibile.
Non significa che spingere in curva non faccia guadagnare tempo, ma esiste una finestra molto delicata entro cui restare: bisogna bilanciare ciò che si recupera nella parte guidata con ciò che si rischia di perdere successivamente sul dritto a causa di una batteria meno carica. In un contesto simile, anche un piccolo errore nella gestione dell’energia può costare diversi decimi sul giro.
Ed è anche per questo che la FIA ha già deciso di modificare il regolamento per il 2027, abbandonando il rapporto 50/50 tra potenza termica ed elettrica per tornare a un più tradizionale 60/40. La potenza dell’MGU-K verrà ridotta a 300 kW, mentre il motore termico recupererà 50 kW, nel tentativo di rendere le vetture meno dipendenti dalla componente elettrica.
Alonso scettico: “Modifiche 2027 non muteranno il DNA di queste Power Unit.

Secondo Alonso, però, il problema è molto più profondo e le modifiche previste non basteranno davvero a cambiare la filosofia di fondo di queste monoposto. “Il DNA di queste Power Unit sarà sempre lo stesso. E premierà sempre andare più lento in curva. Non penso che cambierà qualcosa il prossimo anno”, ha spiegato il pilota Aston Martin.
Per lo spagnolo, l’errore originale risale addirittura al 2014, anno in cui la Formula 1 entrò nell’era turbo-ibrida. Da allora le power unit hanno raggiunto livelli impressionanti di efficienza e affidabilità, tanto da permettere ai team di completare intere stagioni con appena tre motori, ma secondo Alonso tutto questo è arrivato a discapito dello spettacolo e della purezza della guida.
“Il mondo è andato, o ha pensato di andare, verso l’elettrificazione, ritenendola il futuro. Ma questo non vale per le corse. Le corse sono un’altra cosa”, ha aggiunto Alonso. “Purtroppo stiamo attraversando questo periodo dal 2014, con l’era turbo, e ora ancora di più. Abbiamo perso un decennio di vere corse” Parole pesanti, che raccontano perfettamente la frustrazione di un pilota cresciuto in un’epoca in cui la sensibilità al volante e il coraggio in curva erano considerati il cuore della Formula 1.
Aston Martin in crisi: Alonso e Stroll costretti a “resistere”

Le difficoltà di Alonso non riguardano però soltanto il regolamento tecnico. La sua Aston Martin sta vivendo uno degli inizi di stagione più complicati della sua storia recente, anche a causa dei problemi della nuova power unit Honda. Vibrazioni, affidabilità e mancanza di competitività hanno relegato il team nelle ultime posizioni del campionato.
Mike Krack ha ammesso apertamente che la squadra dovrà “resistere” almeno fino alla pausa estiva, dato che non sono previsti aggiornamenti importanti sulla monoposto prima di agosto. Una situazione complicata soprattutto per i piloti, continuamente esposti alle domande e alla pressione dei risultati.
“Dobbiamo proteggere i piloti, perché sono loro quelli che ogni weekend devono rispondere sempre alle stesse domande”, ha spiegato Krack. “La frustrazione si accumula quando ti ritrovi in fondo al gruppo, ma siamo consapevoli della situazione e abbiamo definito insieme a Honda i passi necessari per migliorare”.
Il responsabile delle operazioni trackside dell’Aston Martin ha anche sottolineato come in Formula 1 non sia possibile ribaltare completamente un progetto nel corso della stagione, motivo per cui l’obiettivo attuale è cercare piccoli progressi gara dopo gara, mantenendo alta la motivazione interna nonostante le difficoltà. Per di più, con l’arrivo della fase europea del campionato, molte squadre porteranno aggiornamenti importanti mentre Aston Martin rischia di restare indietro ancora per diverse settimane: “Quando non arrivano grandi miglioramenti o risultati evidenti, è normale che cresca la frustrazione. Ma all’interno del team lo spirito resta molto forte”.



